domenica 21 dicembre 2014

Enigmi senza soluzioni, a cui nessuno sa rispondere. Mettiti alla prova

Ci sono rompicapo matematici, altri centrati sulla geometria, alcuni contengono un tranello, altri sono in versi: sembrano semplici ma da sempre nessuno sa dare la risposta giusta

 

sfinge367 
Fonte: Ansa
Gli enigmi fanno parte della nostra esistenza e da sempre accompagnano la storia dell’umanità. Ci sono rompicapo matematici, altri centrati sulla geometria, alcuni contengono un tranello, altri sono in versi: sembrano semplici ma da sempre nessuno sa dare la risposta giusta

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giovedì 18 dicembre 2014

Omicidio di Chiara Poggi, sette anni di errori e ritardi nelle indagini

Il capello che la vittima stringeva tra le mani esaminato tardi, le impronte insanguinate cancellate, l'autopsia senza bilancia: distrazioni e dimenticanze di un'inchiesta piena di buchi

Il cadavere di Chiara che non viene pesato, le impronte digitali della vittima recuperate solo dopo il funerale, in seguito alla riesumazione del corpo, l'arma del delitto che ancora non è stata trovata. Sono davvero tanti gli errori, le disattenzioni, le dimenticanze nel corso di un'inchiesta che presenta ancora tanti "buchi neri".


 
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Foto Ansa
La Provincia pavese ha raccolto tutti i nodi delle indagini in una scheda dettagliata. Eccoli.

All'obitorio il corpo della ragazza non viene pesato perché non c'è la bascula: difficile, senza questo dato, stabilire l'ora della morte, che viene modificata tre volte dall'accusa.

A due giorni dal funerale ci si accorge che mancano le importante digitali di Chara Poggi: e scatta l'operazione riesumazione.

La bicicletta da donna subito notata da una testimone dopo il delitto e di proprietà degli Stasi viene sequestrata soltanto dopo sette anni. Prima no, perché il maresciallo che la esamina la valuta "non corrispondente" alla descrizione.

Alberto va in caserma e dice di aver trovato il cadavere della sua ragazza e le scarpe che indossa, le Lacoste bronzo, gli vengono tolte dai piedi solo 19 ore dopo: nel frattempo Stasi cammina nella stessa caserma e anche sul prato umido di pioggia di villa Stasi per un sopralluogo.

Si comincia a cercare l'arma del delitto, ma 15 giorni dopo. E non la si trova.

La casa di Stasi viene perquisita una settimana dopo l'omicidio e senza usare il luminol, materiale che serve a rilevare tracce di sangue ed altri elementi fisiologici.

Il pc di Alberto viene esaminato senza fare prima una copia del disco rigido: tre quarti dei file vengono alterati da 16 accessi abusivi.

Nella casa dei Poggi entrano senza calzari adeguati 25 persone tra inquirenti, medici legali, necrofori.

Nella mano sinistra di Chiara viene trovato un capello chiaro e corto con il bulbo, che però non viene esaminato subito. Lo si fa nell'estate di quest'anno, ma è troppo tardi: non si riesce a trovare il Dna.

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lunedì 15 dicembre 2014

Nero in Liguria: 40 anni di delitti insoluti

A insanguinare Genova e la Liguria non c’è stata solo la sciagurata epopea criminale di Donato Bilancia, il serial killer italiano che ha inanellato la più lunga serie di omicidi nella storia del paese. Non ci sono state soltanto le serie maledette di Bartolomeo Gagliano e di Maurizio Minghella, e nemmeno solo quei tanti episodi i cui responsabili, gli assassini, sono stati smascherati dalle indagini di carabinieri e polizia. Perché il capoluogo ligure rimane una delle capitali italiane degli omicidi insoluti, vicende diverse l’una dall’altra, non legate a un filo comune, episodi isolati i cui responsabili sono ancora in libertà. E, almeno per quel che riguarda i casi più recenti, gli assassini girano ancora indisturbati per le strade, conducono una vita insospettabile. E magari almeno una volta nella vita abbiamo incrociato il loro sguardo. I casi più clamorosi, quelli che per mesi occuparono le pagine dei giornali per poi lentamente sparire dalle cronache quotidiane, nell’affievolirsi delle speranze di assicurare alla giustizia quei sanguinari assassini, riguardano donne. Vittime di una violenza che è sempre rimasta tale: un sostantivo astratto, al quale non è stato possibile fare corrispondere un volto, un’identità, un movente. A volte le inchieste hanno sfiorato i sospetti responsabili, non trovando mai le prove per inchiodarli, altre volte non si è mai riusciti a venire a capo di nulla, nemmeno di una pista. Oggi che si parla di “cold case”, che la polizia ha una sezione dedicata proprio ai misteri del passato, l’unità Delitti insoluti, riaccendere i riflettori pu essere forse l’unico modo per tenere desta l’attenzione su casi che non hanno mai trovato una soluzione. E magari contribuire a dare, alle vittime e ai loro cari, una giustizia. Per quanto tardiva. Questo è quello che proverà a fare il sito del Secolo XIX, riportando alla luce una storia alla settimana, partendo dalla fine degli anni Settanta e avvicinandosi ai giorni nostri.

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sabato 13 dicembre 2014

Archivi di CN: la vera storia di “Amityville Horror”

Diamo per scontato che abbiate visto questo gran film di Stuart Rosenberg del 1979, sulla vicenda delle più celebre delle case infestate americane. Lasciamo perdere se la storia che racconta (a sua volta tratta dall’esperienza che in quella casa di Ocean Drive 112 ebbe la famiglia Lutz) fosse vera o no. Ma quanti sanno che proprio nella stesso posto era avvenuta una strage? Questa sì, accertata e sicura. Era il 14 novembre del 1974. Era Amityville, tranquillissima cittadina nello stato di New York, per intenderci. Uno di quei posti dove a malapena ti rubano l’auto, se ti va storta. Ma all’alba di una gelida notte, alle 6.35, la polizia fu chiamata da qualcuno che era appena entrato nella casa di Ocean Avenue ed aveva trovato tutti morti.  Fu una telefonata surreale. Chi chiamava non sapeva dire quale fosse il numero civico, nè cosa facesse là a quell’ora. Era shock puro. Disse solo che c’erano quattro morti. In realtà, la polizia, quando arrivò ne contò sei. L’intera famiglia DeFeo era stata sterminata nel sonno, a colpi di fucile. Nessuno aveva fatto in tempo a muovere un muscolo. Madre, padre e quattro figli. Chi sdraiato sulla pancia, chi sulla schiena. Morti da 24 ore. Ma non tutti. Ronald DeFeo jr (detto Butch), uno dei figli, era vivo. Aveva passato il giorno con gli amici, prendendo eroina e lamentandosi che a casa sua non rispondeva nessuno, finchè lui e gli amici non erano andati a vedere. La polizia lo fece confessare rapidamente. Aveva compiuto la strage alle 3 di notte e poi s’era pulito ed aveva viaggiato fino a Brooklyn per gettare via il fucile ed i vestiti macchiati di sangue. S’era trattato di un mix tra la sua psicoticità ormai conclamata – e non curata – e i modi autoritari del padre. Da settimane, da sempre, i loro rapporti erano impastati di odio e tensione. Il figlio aveva già provato anche a truffare il padre. Perchè Ronald jr abbia sterminato anche la mamma, fratelli e sorelle, beh, resta invece un mistero chiuso nella sua mente. Mentre scriviamo, Butch è ancora dentro.

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martedì 2 dicembre 2014

La scomparsa di Ettore Majorana

Uno dei più brillanti fisici italiani di sempre sparì esattamente 75 anni fa: ancora oggi circolano molte ipotesi sul suo conto, tra cui un legame col nazismo

Il 26 marzo del 1938, esattamente 75 anni fa, scomparve l’allora 31enne Ettore Majorana, uno dei più importanti fisici italiani. Quella sera Majorana si imbarcò su un piroscafo Palermo-Napoli, e da allora non si ebbero più notizie certe su di lui. Nel corso degli anni della scomparsa di Majorana si interessarono la polizia e investigatori improvvisati, alcuni programmi televisivi e anche scrittori molto famosi, tra cui Leonardo Sciascia. Di ipotesi se ne fecero tante: alcuni parlarono di suicidio, altri appoggiarono la tesi della fuga in Germania o in Argentina, altri ancora dissero di averlo visto in Sicilia vestito da barbone. Di quello che fece Majorana dopo quel 26 marzo 1938, però, ancora oggi si sa molto poco, anche se alcune tesi sembrano più fondate di altre. Di certo si sa solo che Majorana era un fisico catanese, che si occupò soprattutto di fisica nucleare e di meccanica quantistica relativistica, con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini.

 

 

Chi era Ettore Majorana

Nacque a Catania il 5 agosto 1906, era il penultimo di cinque fratelli e proveniva da una delle migliori famiglie di Catania. Il nonno, Salvatore Majorana-Calatabianco, fu deputato dalla nona alla tredicesima legislatura con la sinistra: fu due volte ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel primo e nel terzo governo Depretis (1876/1879) e senatore nel 1879. Tutti i suoi fratelli si distinsero in qualche campo particolare (giurisprudenza, ingegneria, musica), mentre due suoi zii furono rispettivamente uno studioso importante della fisica sperimentale e rettore dell’Università di Catania.

Dopo avere ottenuto la maturità classica a Roma si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria. All’inizio del 1928 Majorana decise di passare alla facoltà di Fisica (in cui si laureò con il massimo dei voti): come ricordò anni dopo un suo amico, Edoardo Amaldi, la decisione venne presa dopo un colloquio con Enrico Fermi, uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi e premio Nobel per la fisica nel 1938. In un articolo del 1 aprile 2011, Repubblica riportò la testimonianza di Amaldi su quel primo incontro tra Majorana e Fermi rivelando dei dettagli curiosi e sorprendenti...

 

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Ettore Majorana: vivo tra '55 e '59