domenica 18 gennaio 2015

Ecco perché sono scomparsi gli abitanti dell'Isola di Pasqua.

L'unica testimonianza della loro presenza sono delle enormi teste di pietra

 


Hanno lasciato come ricordo della loro civiltà delle enormi teste di pietra chiamate Moai. Altrimenti, di loro non è rimasta alcuna traccia.
I Rapa Nui, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, un piccolo lembo di terra nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale (GUARDA LA MAPPA) a più di 3.000 chilometri dalle coste del Cile, che hanno vissuto per secoli sull’isola, a un certo punto sarebbero letteralmente morti di fame. E’ quanto sostenevano gli storici finora. Le risorse naturali, già scarse, sarebbero state sfruttate fin troppo, tanto da non lasciare più nulla per la loro sopravvivenza.

Tuttavia, un articolo appena pubblicato suggerisce che la vera causa del declino dei Rapa Nui sia molto più complessa e che, più che la mancanza di cibo, a causare la scomparsa degli abitanti dall’Isola di Pasqua siano state le malattie portate dai primi colonizzatori europei.
I Rapa Nui erano una popolazione di origine polinesiana insediatasi sull’isola intorno al 1200. Nei secoli passati sull’isola, prima dell’arrivo degli europei nel 1722, hanno disboscato la zona settentrionale dell’isola modificandone così il clima. Proprio i cambiamenti climatici li hanno costretti a migrare da un’area a un’altra dell’isola.

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venerdì 16 gennaio 2015

Gli Ufo? Esistono. L’America pubblica online il catalogo degli avvistamenti

Nel progetto “Blue Book” la raccolta di tutte le segnalazioni tra il 1947 e il 1969

 

Vittorio Sabadin

Chi ancora è convinto che i dischi volanti esistono, e che il presidente americano Barack Obama dovrebbe finalmente rivelarlo al mondo, ha ora un sacco di materiale sul quale lavorare per confermare le loro tesi. Sono infatti disponibili online ( http://projectbluebook.theblackvault.com ) i 12.618 rapporti dell’Air Force catalogati nel projetto “Blue Book”, una indagine sugli avvistamenti di Ufo cominciata nel 1947 e conclusa nel 1969, l’anno dello sbarco sulla Luna. Quasi ogni persona che affermava di avere visto un oggetto volante comportarsi in modo strano veniva avvicinata e interrogata. Secondo l’Air Force, la stragrande maggioranza degli avvistamenti non aveva nulla a che fare con civiltà aliene e tecnologie sconosciute, ma ci sono 701 avvistamenti, il 5,5% del totale, che non hanno trovato una spiegazione convincente.

Tra questi, c’è quello di Kenneth Arnold, che il 24 giugno del 1947 vide una formazione di nove Ufo muoversi in diagonale a velocità elevatissima sul monte Rainier. Fu lui a coniare il termine “Flaying Saucers”, “piattini volanti”, con il quale gli Ufo vengono comunemente chiamati negli Stati Uniti. In piena guerra fredda, Hollywood ha riempito i suoi film degli anni 50 e 60 di dischi volanti, pilotati da creature non sempre amichevoli, simbolo del potere sovietico che minacciava l’America. Ne è nata una psicosi collettiva e si vedevano astronavi aliene dappertutto.

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giovedì 15 gennaio 2015

In Inghilterra il racconto shock di un ex poliziotto: “sono stato rapito dagli alieni”



I racconti di “Abduction” ( rapimenti alieni ) nel mondo sono numerosi, le testimonianze nel corso degli anni si sono moltiplicate, per un fenomeno incredibile che sconvolge la vita delle persone direttamente coinvolte. Una nuova testimonianza ci giunge direttamente dall’Inghilterra, da un ex poliziotto che dopo anni di oppressione e dubbi ha deciso di rompere il silenzio.
Questa storia inizia proprio cosi: “sono stato rapito dagli alieni”….

Alan Godfrey attualmente ha 67 anni, un uomo inglese la quale vita e carriera è stata turbata da un evento capitato direttamente sulla sua pelle. Alan ex poliziotto di Todmorden, un paese della contea  inglese del West Yorkshire, è stato testimone di un avvenimento incredibile che ha segnato la sua vita, facendogli perdere quasi tutto quello che aveva.
Pochi giorni fa, durante una serata di beneficenza in un teatro di Todmorden, Alan ha raccontato la sua storia, lasciando a bocca aperta e terrorizzando i presenti.  Dobbiamo tornare indietro nel tempo e precisamente al 28 novembre 1980.

Alan si trovava a Todmorden e stava perlustrando una zona rurale, luogo di misteriose sparizioni di capi di bestiame. Mentre stava guidando la sua auto si è accorto della presenza nel cielo di un grosso Ufo a forma di diamante. Un oggetto silenzioso alto circa 6 metri e lungo 12. Alan cercò di avvertire la centrale ma misteriosamente la radio era fuori servizio, dunque decise di fare un disegno di quello che stava vedendo. Quell’oggetto venne visto da altre persone, tra i quali alcuni colleghi di Godfrey.


martedì 6 gennaio 2015

"U - Boot" Il sottomarino della leggenda

"U - Boot 455"
Il sottomarino della leggenda
30 immersioni tra i relitti della provincia di Genova
di Emilio Carta e Lorenzo Del Veneziano
Busco edizioni
 
 U - Boot Il sottomarino della leggenda

Quest’opera, dedicata ad un’accurata rivisitazione dei trenta relitti ad oggi individuati nelle acque della provincia di Genova, ha preso forma dal desiderio di fissare nella memoria del lettore un passato semisconosciuto ma che ci appartiene perché parte preziosa della nostra storia marinara. Punto fondamentale di questo certosino lavoro è stato l’individuazione del relitto dell’U-Boot 455 cui, dopo l’iniziale emozione, è seguita una seconda fase, quella della ricerca storica.  Oggi, conclusa questa ricerca storico-documentale, possiamo dire che del sottomarino tedesco scomparso nel corso dell’ultima guerra tra Portofino e Camogli, sappiamo praticamente tutto: dalle missioni effettuate nel Mediterraneo al naviglio affondato e persino il nome dei “berretti bianchi” che si erano avvicendati al suo comando. Il tutto suffragato da immagini storiche, tratte dagli archivi tedeschi, sino a quelle più recenti, affascinanti e splendide, scattate a centoventi metri di profondità. In questo libro vengono inoltre illustrati ulteriori ventinove relitti individuati ed esplorati lungo il tratto costiero della provincia di Genova, da Moneglia a Cogoleto: di ognuno viene descritta la storia e riportata l’esperienza relativa all’immersione. Riemergono così dagli abissi sino a noi, lungo il magico filo della memoria, tragici eventi bellici e immagini, particolari sigle identificative e  numeriche come il  KT  a Sestri Levante, l’UJ2208 a Genova, nomi di navi più o meno conosciute come Croesus a San Fruttuoso di Capodimonte, Mohawk Deer a Portofino, Washington a Camogli, senza contare le scoperte del liuto medievale e della caracca al largo di Genova sino alla Haven di Arenzano. Ci siamo così addentrati in un mondo sconosciuto alla scoperta di episodi, eventi e personaggi che ogni singola nave aveva trascinato con sé nell’oblio. Riemerge l’angoscia dei siluramenti e delle mine vaganti alla deriva cui oggi fanno riscontro i resti ormai disgregati di tanti mezzi navali un tempo pulsanti e poi colati a picco. Sulle loro fiancate oggi vibra però una  nuova vita, quella colorata e affascinante dell’habitat sottomarino.  I relitti da noi esplorati risalgono per lo più agli anni della prima e seconda guerra mondiale  e le immagini delle prore, o delle mitragliere rivolte verso l’alto, intente a scrutare improbabili nemici provenienti dal cielo,  ci fanno ancora oggi fantasticare. In questo contesto va altresì detto che il Mar Ligure è certamente uno dei più affascinanti per storia, vita sommersa e varietà di reperti in esso contenuti, caratteristiche ambientali che i nostri  fondali ancora oggi conservano, tanto che oggi l’arco costiero preso in considerazione, può mostrare, simile ad uno scrigno, caratteristiche incredibilmente variegate di flora e fauna così come di tanti relitti  ad oggi individuati.

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lunedì 5 gennaio 2015

VOBBIA (GE) - IL PONTE DI ZAN UN PONTE COSTRUITO DAL DIAVOLO

di Isabella Dalla Vecchia - luoghimisteriosi.it
 
Nel pressi del castello della Pietra vi è il Ponte di Zan che la leggenda dice essere stato costruito dal diavolo in cambio della prima anima che lo avrebbe oltrepassato a lavori ultimati. Questo costituiva un problema per gli abitanti del luogo, perchè nessuno lo avrebbe oltrepassato e il ponte sarebbe così risultato inutile. Ma sopraggiunse Zan, diminutivo in dialetto genovese di Giovanni, un paesanotto dall'indole furba che riuscì ad ingannare il diavolo. Purtroppo il gesto non fu del tutto positivo, dato che ingannò anche il suo migliore amico, il suo fedele cane. Egli infatti, fece rotolare una piccola forma di formaggio facendola inseguire al suo fedele animale. 

Il diavolo furente, per vendicarsi seguì di nascosto Zan cercando di colpirlo nel momento propizio. Egli che divenne un eroe fino al punto da attribuirgli il nome al ponte, ebbe fama e successo e decise di seppellire il suo tesoro proprio nei pressi del "suo ponte". Il diavolo a questo punto, convinto che sarebbe tornato a riprenderselo, vi lanciò sopra una maledizione, chiunque tentasse di disseppellire il forziere sarebbe stato inevitabilmente travolto da frane spaventose. Negli anni a venire si decise di costruire una chiesa proprio in quel punto, per scacciare la presenza demoniaca legata al ponte. Il parroco preventivamente versò sul terreno acqua benedetta, facendo anche il segno della croce, il tesoro fu recuperato e nulla accadde a nessuno dei partecipanti, la maledizione era svanita.


La leggenda del Ponte di Zan