sabato 24 novembre 2012

LE DOLOMITI: PARTICOLARITÀ e LEGGENDE

Se Corbusier le definì “la più bella architettura naturale del mondo” un motivo c’è. Anzi, più d’uno: le Dolomiti sono una vera costruzione, formatasi nel tempo grazie alle alghe e alle barriere coralline, e sono così straordinarie da non temere confronti. Le dimensioni, la composizione e la ricchezza del paesaggio, amplificata da colori senza eguali, ne hanno fatto una meta di artisti da tutto il mondo ma soprattutto hanno permesso il maggior riconoscimento da parte dell’Unesco, che nel 2009 le ha proclamate Patrimonio naturale dell’Umanità.
Di giorno sono visitate dagli amanti dell’alta montagna, che le scelgono per escursioni in estate e lunghe sciate in inverno; la sera si colorano di rosa per l’affascinante fenomeno detto “enrosadira”, che pare avere origini leggendarie.

 Le storie mitiche sono infatti tra le principali protagoniste di queste cime, e ancora oggi il popolo delle Dolomiti le ama raccontare: è sul Catinaccio (in tedesco Rosengarten, ovvero Giardino delle rose) che si narra vivesse il potente re Laurino, così amante delle rose da coltivare con passione un giardino ad esse dedicato.



                     Cantinaccio (osegarten) al tramonto con il suo colore rosa per l'incantesimo di re Laurino.





Un’altra leggenda narra di un mago che, innamorato di una sirena del Lago di Carezza, riempì di pietre preziose un arcobaleno tra il Catinaccio ed il Latemar per conquistarla. Lei ammirò le lucenti gemme, ma quando si accorse della presenza del mago scomparve nel lago. Lui gettò allora l’arcobaleno nel lago, che ancora oggi risplende con i suoi fantastici colori.  

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Innamoratosi della principessa Similda, ma osteggiato dalla di lei famiglia, si vendicò dell’arresto ad opera del fratello facendo un incantesimo: nessuno avrebbe più potuto godere della vista delle rose né di giorno, né di notte.

Si dimenticò però del tramonto, ed ecco perché al calar del sole il Catinaccio si colora delle tinte di quegli splendidi fiori.

domenica 11 novembre 2012

I Cavalieri Templari

Il Sigillo templare


I Templari furono un ordine monastico-cavalleresco (cioè erano allo stesso tempo monaci e soldati) fondato nel 1119 da Hugues de Payen, insieme ad altri otto confratelli, a Gerusalemme. Venti anni prima, il 15 luglio del 1099, i principi che avevano sottoscritto la Prima Crociata, indetta da papa Urbano II, avevano riconquistato Gerusalemme sottraendola ai Saraceni. Il principe Baldovino di Fiandra, fratello di Goffredo di Buglione, divenne primo re di Gerusalemme col nome di Baldovino I. La Terrasanta, però, continuava a rimanere terreno pericoloso per i frequenti scontri con i Saraceni che premevano per riprendersi il Santo Sepolcro, così, secondo le fonti storiche ufficiali, nacque l'idea della costituzione di un ordine militare per la protezione e la difesa armata dei pellegrini, organizzata internamente come un ordine monastico. Baldovino, il patriarca di Gerusalemme e tutto l'alto clero appoggiarono l'impresa e il re concesse loro di occupare le vaste scuderie ricavate nei sotterranei della Grande Moschea di Al-Aqsa, costruita sul luogo dove un tempo sorgeva il Tempio di Salomone. Per tale motivo, il gruppo neoformato cominciò ad essere chiamato "Cavalieri del Tempio" e quindi Cavalieri Templari. In realtà come ordine monastico vero e proprio venne approvato soltanto nel 1128, con il Concilio di Troyes, tenutosi sotto il pontificato di papa Onorio II. A spingere il papa, ancora restio all'idea che un monaco potesse essere abilitato a spargere sangue, a concedere loro il riconoscimento ufficiale fu San Bernardo di Chiaravalle, allora massimo esponente dell'ordine dei Frati Cistercensi, che redasse per loro una Regola specifica mutuata da quella dei suoi confratelli. Innocenzo II, che doveva a San Bernardo l'elezione al soglio pontificio, concesse loro nel 1139 una prima serie d'importanti privilegi. Infine Eugenio III, nel 1147, concesse ai Templari, che già indossavano il mantello bianco, l'autorizzazione ad aggiungervi una croce rossa.

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Cavalieri templari

Storia

I templari


sabato 3 novembre 2012

La strage di Ustica

La richiesta di rinvio a giudizio e la perizia d'ufficio sui tracciati radar sembrano confermare l'ipotesi che il DC-9, precipitato (con 81 persone a bordo) sul cielo dell'isola di Ustica la sera del 27 giugno 1980, sia stato abbattuto da un missile lanciato per errore. Ma questi documenti possono dirci poco sugli istanti finali dell'attacco. Perché il missile ha abbattuto l'aereo di linea e non il presunto caccia che gli volava sotto? Quali sono state le prime conseguenze della deflagrazione? Che fine ha fatto il missile?
Con l'ausilio di immagini inedite del relitto "NOVE da Firenze" propone alcune risposte. 


(...)

La vicenda

Trascorsi 20 anni non e stata ancora raggiunta una verità giudiziaria sulla tragedia aerea che, il 27 giugno 1980, provocò sul cielo di Ustica la morte di 81 persone. A squarciare il velo del mistero paiono indirizzate la richiesta di rinvio a giudizio di 10 indagati e la perizia d'ufficio consegnate di recente al giudice istruttore Rosario Priore.
"NOVE da Firenze" ricostruisce un'ipotesi della dinamica e pubblica immagini inedite del relitto.  


(...)

I tracciati radar

Il DC9 Itavia decolla dall'aeroporto di Bologna e prende la rotta Siena-Ponza-Palermo. Mentre sale in quota incontra due F104 italiani in missione di addestramento. Sul cielo di Grosseto si aggiungono altri due velivoli: un altro DC9 diretto da Bergamo a Ciampino e un aereo militare, che potrebbe essere un MIG libico. Alle 20:45 i caccia italiani virano all'improvviso e probabilmente lanciano un segnale d'allarme. Intorno al DC9 con in coda il MIG libico, sul cielo tra Ponza e Ustica, si avvicinano almeno sei aerei: due potrebbero essere Corsair americani (perche un serbatoio supplementare fu rinvenuto sul fondale marino nei pressi del DC9); due potrebbero essere francesi, alzatisi in volo dalla base di Solenzara in Corsica; altri due potrebbero essersi alzati in volo da una portaerei americana.
Alle 20:59 il DC9 viene danneggiato dall'esplosione di un missile e precipita in mare. Potrebbe essere stato colpito da uno dei sei aerei NATO nel tentativo di centrare il MIG. L'aereo libico, gravemente danneggiato, si dirige verso la Calabria e precipita sui monti della Sila. Il relitto del MIG viene ritrovato "ufficialmente" il 17 luglio
 


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STRAGE DI USTICA/ Priore: ecco chi copre la verità

Strage di Ustica 


La verità sulla strage di Ustica

L’Ue ci ripensa, niente inchiesta sul caso Ustica

 

 

lunedì 29 ottobre 2012

Area 51

L'Area 51, inizialmente chiamata "Nevada Test Site - 51" e successivamente ribattezzata con il nome attuale, consiste in una vasta zona militare operativa di 26.000 km2, situata vicino al villaggio di Rachel a circa 150 km a nord-ovest di Las Vegas, nel sud dello stato statunitense del Nevada. Nonostante sia situata nella vasta regione appartenente alla Nellis Air Force Base, le strutture nei pressi del Groom Lake sembrano essere gestite come se fossero un distaccamento dell'Air Force Flight Test Center della base aerea di Edwards nel Deserto del Mojave e, come tale, la base è nota con il nome di Air Force Flight Test Center (Detachment 3)[1][2].
Le strutture della base sono anche note come "Dreamland", "Paradise Ranch",[3], "Home Base", "Watertown Strip", "Groom Lake" e più recentemente "Homey Airport"[4]. Spesso i piloti militari chiamano lo spazio aereo attorno alla base come "The Box" (la scatola).
Gli elevati livelli di segretezza che circondano la base e il fatto che la sua esistenza sia solo vagamente ammessa dal governo statunitense ha reso questa base un tipico soggetto delle teorie del complotto e protagonista del folklore ufologico.
Nel corso del 2009 diversi ex-funzionari che hanno lavorato nell'Area 51 sono stati autorizzati a rilasciare dichiarazioni, affermando che l'Area serviva per lo sviluppo e il test di apparecchiature tecnologicamente all'avanguardia (jet militari, moduli lunari, ecc.) nella massima segretezza.[5]

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Dentro Area 51, la base del mistero

I misteri e le teorie sull'Area 51


sabato 27 ottobre 2012

La vera storia del Conte Dracula


castello di Dracula
Approssimativa ricostruzione del castello di Dracula eseguita seguendo le tracce di documenti dell'epoca.
Fonte: Corriere della Paura n. 1 - 1974


In un cantone dell’Ungheria, nella prima metà del ‘700, un contadino di nome Arnold finì stritolato sotto un carro di fieno. Un mese dopo, quattro paesani morirono fulmineamente della morte orribile di coloro che, secondo la tradizione dei luoghi, vengono dissanguati dai vampiri. Scattò l’allarme, vennero riesumati alcuni cadaveri di recente sepolti. Fra questi, quello di Arnold che recava inconfondibili le note caratteristiche del vampirismo. Il corpo era fresco, integro, non recava traccia di decomposizione; i capelli, le unghie, la barba erano cresciute, le vene piene di sangue fluente che inondava il lenzuolo in cui era stato avvolto alla sepoltura. Un magistrato, al cospetto del quale l’esumazione era avvenuta, ordinò che venisse immediatamente piantato un paletto appuntito nel cuore di Arnold: dal corpo partì un grido straziante, come fosse stato in vita. Poi fu decapitato e dato alle fiamme: così, del vampiro, non si sentì più parlare…

Questa e decine di altre analoghe cronache si possono leggere nell’opera che l’abate Dom Augustin Calmet pubblicò nel 1749, dal titolo
«Dissertazioni sulle apparizioni degli spiriti e dei vampiri», in cui sono raccolti numerosi racconti, molti dei quali inediti, di apparizioni e incursioni vampiresche in paesi dell’Europa centro-orientale. Questa macabra figura fu introdotta nella cultura dotta dell’occidente verso il 1600, da alcune relazioni di viaggio in Grecia e nei Balcani: ma sarà nel ‘700, secolo diviso fra razionalismo e mistero, illuminismo e tradizioni occulte che il vampiro diventerà un personaggio, o un incubo se vogliamo, per gli europei occidentali. Voltaire osservò che fra il 1730 e 1735, non si fece altro che vedere vampiri. Non si trattava, però, solo di una moda del secolo, perché il vampiro è molto più antico.

Ne parlano documenti dell’antica Cina, di babilonia, Caldea, Assiria, Egitto. In una tavoletta di scongiuri proveniente dalla biblioteca di Ninive, la tredicesima formula insegna a combattere «il fantasma, lo spettro, il vampiro». La credenza che il corpo di un morto possa desiderare il sangue è presente anche fra i greci: in «Ecuba», Euripide rappresenta Achille nel suo sepolcro, placato dal sacrificio di una vergine di cui beve il sangue. E un vampiro, secondo le cronache dell’epoca, fu esorcizzato dal grande mago Apollonio di Tiana, contemporaneo di Cristo.

una tradizione, comunque, tipica dell’oriente europeo, dal quale proviene lo stesso nome: vampyr in magiaro, upiery in polacco, upiry in russo. «Si dettero questi nomi – scrive Collin de Plancy nel suo celeberrimo «Dizionario infernale» - ad uomini morti e seppelliti da parecchi anni o almeno da parecchi giorni, i quali si facevano vedere in corpo ed anima, parlavano, camminavano, succhiavano il sangue dei lor parenti, li sfinivano ed infine lor cagionavano la morte. Non si troncava il corso delle loro visite e delle loro infestazioni che dissotterrando i cadaveri, impalandoli, tagliando loro la testa e bruciandoli… i giornali di Francia e dell’Olanda parlarono dal 1693 al 1964 di vampiri che si mostrarono in Polonia e soprattutto in Russia». A dimostrazione di come il fenomeno fosse preso tremendamente sul serio, dal Medioevo in poi in questi paesi, non stanno soltanto l’imponente numero di cronache e tradizioni, ma anche le complesse pratiche magiche e rituali, nonché i provvedimenti giuridici volti a difendere la comunità dall’attività del vampiro.

Non è un caso quindi che l’irlandese Bram Stoker, padre del più celebre vampiro della cultura moderna, avesse ambientato in Romania e segnatamente sulle montagne della Transilvania il romanzo «Dracula» (1897) che originò una rinascita del genere vampiresco, che dura ai giorni nostri grazie anche a capolavori cinematografici come «Nosferatu» di Mornau del 1922 e «Vampyr» di Dreyer del 1932


domenica 14 ottobre 2012

Il simbolismo della cattedrale di Chartres

La città di Chartres sorge sulle rive del fiume Eure, in una fertile pianura, a una novantina di km a sudovest di Parigi.
La sua cattedrale è una delle più venerate e misteriose del mondo, anche per il luogo ove è situata. Prima ancora che i Galli e i Celti prosperassero in questa parte d'Europa, i costruttori dei cerchi megalitici del tipo di Stonehenge si erano messi all'opera nella regione, innalzando un dolmen e un pozzo all'interno di un tumulo di terra.
Il dolmen, costituito da due o tre massicce pietre grezze reggenti un grosso masso appiattito, formava un vano riparato abbastanza alto perché un uomo lo potesse attraversare.
Si ritiene che il vano incorporasse un punto del suolo particolarmente attivo, un'importante fertile fonte di energia emanante dalla terra. Queste correnti telluriche montavano e si affievolivano secondo le stagioni, e rivitalizzavano chiunque ne venisse in contatto.
Fu così che il tumulo, il pozzo e il dolmen cominciarono a essere venerati come suolo sacro.
Più tardi i Druidi, ossia i sacerdoti celtici della Gallia e della Bretagna, fondarono un collegio a Chartres, e la località divenne un centro d’insegnamento druidico. Il tumulo e il dolmen acquistarono nuovo significato: quando una visione profetica informò i sacerdoti che una vergine stava per dare alla luce un bambino, essi intagliarono nel tronco di un pero un'immagine della fanciulla con l'infante seduto sulle ginocchia. Dopo di che collocarono la statua accanto al pozzo e alla fonte di energia all'interno del dolmen, e la battezzarono 'Vergine Sotterranea'. L'iscrizione fu modificata più tardi in 'Virgini pariturae', ossia la Vergine che partorirà un bambino.
Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, nel III secolo, videro la scultura della Vergine, ormai annerita dal tempo e situata in una grotta, e la adorarono come la Vergine Nera. La chiesa che costruirono sul luogo fu consacrata alla Madonna, come tutte le altre chiese e cattedrali erette successivamente. La nicchia fu detta 'Grotta dei Druidi' e fu inglobata nella cripta della chiesa, e, per ragioni che ignoriamo, il pozzo accanto ad essa fu denominato 'Pozzo dei Forti'. 

Sul luogo, sorsero successivamente sei chiese; le prime cinque furono distrutte da incendi, ma ogni volta ne era eretta una nuova a testimonianza della fede e della sconfinata energia di pellegrini, cittadini, costruttori ed architetti. La costruzione della sesta e ultima chiesa, la cattedrale gotica odierna, è avvolta nel mistero. Non esiste, infatti, alcun resoconto esauriente della progettazione o dell'edificazione di uno dei massimi capolavori architettonici del mondo.

Dove furono attinte le conoscenze indispensabili alla costruzione?

Da varie informazioni frammentarie si delinea una vicenda assai singolare. La storia ha inizio con Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'ordine monacale dei cistercensi, che ispirò nove cavalieri di Francia ad abbandonare i loro possedimenti mondani e ad andare in cerca dei segreti che si riteneva giacessero sepolti nel "Sancta Sanctorum", sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme.
I nove, che passarono alla storia come i Templari, trascorsero quasi dieci anni in Terrasanta
, facendo ritorno in Francia nel 1128 altrettanto misteriosamente di come ne erano partiti.
L'architettura gotica cominciò a fiorire proprio in quell'epoca ma nessuno sa dove e come fu gettato il primo seme di questo stile.
Forse i Templari scoprirono la chiave di qualche arcana conoscenza?
Ritornarono in Francia serbando segreti che tradussero in pratica con l'aiuto dei cistercensi?
Lo stile gotico, di cui Chartres rappresenta una delle espressioni più sublimi, fu il diretto risultato della loro ricerca?
Sull'argomento sono state presentate tesi controverse, a favore e contrarie, ma la verità continua a sfuggirci. È possibile che i Templari abbiano disseppellito i resti dell'Arca dell'Alleanza di Mosè o i segreti in essa racchiusi: la Legge Divina che governa il Numero, il Peso e la Misura?
Se ne fossero stati effettivamente a conoscenza, i migliori studiosi dell'ordine cistercense avrebbero dovuto dedicare molti anni a decifrare e analizzare questi segreti e a distillarne i principi di geometria sacra che vi sono contenuti in codice. Qualunque sia stata la natura della scoperta, sembra certo che quando un incendio distrusse nel 1194 gran parte della prima cattedrale di Chartres (ma non la tunica della Vergine), i cistercensi ne sapevano abbastanza da applicare in pratica i principi d’ingegneria sacra.
In soli trent'anni, muratori, vetrai, scultori, geometri, astronomi e altri esperti e artigiani riuscirono a creare un santuario così straordinario che solo pochi entrando non ne restano commossi: le proporzioni, l'orientamento, la posizione e il simbolismo, tutto è stato concepito per risvegliare la psiche e ritemprare lo spirito. Il sacro centro della cattedrale cade tra la seconda e la terza campata del coro e coincide con l'ubicazione dell'altare originario, sistemato altrove nel XVI secolo. Il livello dell'acqua del pozzo è a circa 37 m di profondità sotto quel punto. Sopra di esso, alla stessa distanza, torreggia il pinnacolo della volta gotica, dove le ogive incrociate - gli archi appuntiti caratteristici dell'architettura gotica - sono così perfettamente proporzionate da dare l'impressione di non reggere alcun peso.

giovedì 11 ottobre 2012

Il mistero degli ufo di Hessdalen forse risolto


 

Il mistero delle strane luci di Hessdalen è noto da tempo. Sono un fenomeno luminoso che si è manifestato nei cieli della vallata di Hessdalen, in Norvegia, a partire dagli anni ’80. Si tratta di grandi dischi di luce di vari colori, tanto luminosi da rischiarare tutta la valle. Di forme diverse, a volte si fermano a mezz’aria per più di un’ora prima di sparire.
Numerosi ricercatori internazionali li studiano da anni. Le luci sono state viste da centinaia di persone (compreso il sottoscritto durante una missione di ricercatori italiani).
Ma ora proprio gli italiani sembrano aver trovato la strada che potrebbe spiegare quelle luci.

Jader Monari e altri ricercatori radio astronomi hanno formulato un’ipotesi molto convincente per spiegare il fenomeno. Il rame e lo zolfo di antiche miniere della valle insieme al ferro presente nelle rocce sul versante opposto della valle darebbero origine a una gigantesca “pila” naturale.
Come in una pila le linee di forza trasportano particelle elettriche che possono dare origine alle “bolle” di luce che si osservano.
Questa tesi spiegherebbe anche perché le luci di Hessdalen (detti anche Ufo di Hessdalen) sarebbero più viswibili durante le aurore, quando dal Sole arrivano particelle elettricamente cariche che innescano il fenomeno.

Il video

mercoledì 10 ottobre 2012

Il mistero del Cothon di Mozia




Il "Cothon" di Mozia non sarebbe stato un porto, ne' un bacino di carenaggio scavato nell'immediato entroterra dell'isola collegato al mare da un canale lungo circa venti metri, ma una vasca adibita a funzioni di culto dove venivano effettuate abluzioni nell'ambito di cerimonie religiose. A confermarlo anche le fondamenta di un tempio semicircolare ("Temenon") attorno al bacino rettangolare con acqua di mare.

E' quanto e' stato scoperto nel corso dell'ultima campagna di scavi effettuata sul'isola dello Stagnone di Marsala, importante colonia fenicia tra l'VIII e il IV secolo a.C., da un'equipe di studenti di archeologia dell'Universita' La Sapienza di Roma, coordinati dal professor Lorenzo Nigro, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani e la Fondazione Whitaker, proprietaria di Mozia. Nel corso degli scavi, sono inoltre emersi anche insediamenti di epoca paleolitica.

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Il cothon di Mozia: nuove scoperte


Il mistero del Cothon di Mozia

 

sabato 29 settembre 2012

1947: il caso Roswell

Nella storia dell’ufologia il 1947 viene ricordato, oltre che per il primo avvistamento di Kenneth ARNOLD, anche per il clamoroso caso Roswell, dal nome della omonima cittadina americana del New Mexico dove vennero recuperati i rottami di un Disco Volante precipitato.

Tutto ebbe inizio l’ 8 luglio 1947, allorquando il quotidiano locale “Roswell Daily Record” riportò il testo di un comunicato ufficiale rilasciato dall’addetto stampa della Base Aerea di Roswell, in cui si annunciava il ritrovamento di un “Disco Volante” precipitato nella zona di Socorro, nei campi di proprietà di un agricoltore di nome Mac BRAZEL, il quale aveva recuperato parte dei rottami ed avvisato dell’accaduto lo Sceriffo ed i Militari della Base Aerea di Roswell, che inviarono sul posto il loro Ufficiale Addetto alla Sicurezza, il magg. Jesse MARCEL.
L’Ufficiale,
dopo aver esaminato i rottami  ne organizzò il recupero ed il concentramento degli stessi alla Base di Roswell, prima del successivo smistamento verso destinazioni ignote (la Base Aerea di Wright Field a Dayton, in Ohio?), mentre nel frattempo il Comandante della Base, il Col. William BLANCHARD autorizzò il Ten. Walther HAUT al rilascio del famoso comunicato-stampa.
RameyIn breve tempo la notizia fece il giro degli Stati Uniti e dopo qualche tempo giunse anche in Europa (all’epoca non esistevano collegamenti via satellite tra i due continenti), suscitando un enorme clamore,al punto tale che il Gen. Roger RAMEY, Comandante dell’8^ Armata Aerea di stanza a Forth Worth, da cui dipendeva il 509° Gruppo Bombardieri di Roswell, fu costretto ad organizzare in fretta e furia una conferenza stampa per spiegare che in realtà il misterioso “Disco Volante” recuperato altro non era che un... pallone sonda, di cui vennero mostrati alcuni resti !!

domenica 23 settembre 2012

I Bronzi di Riace



I bronzi di Riace (metà del V sec. a.C. ca.) statue in bronzo; alt. m 2 ca., Museo Nazionale, Reggio Calabria.
Le due sculture furono ritrovate nel mare Ionio, a 300 metri dalle coste di Riace in provincia di Reggio Calabria, nel 1972. L’eccezionalità del ritrovamento fu subito chiara, date le poche statue originali che ci sono giunte dalla Grecia. Furono trasportate a Firenze dove fu curato il restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure, uno dei più specializzati laboratori di restauro del mondo. Nel 1980 furono esposte in una mostra, che ebbe un successo eccezionale, e quindi trasportate nel museo archeologico di Reggio Calabria dove sono tuttora esposte.
L’analisi stilistica e quella scientifica sui materiali e le tecniche di fusione hanno entrambe determinato la differenza sostanziale tra le due statue: sono da attribuirsi a due differenti artisti e a due epoche distinte. Quella raffigurata a sinistra viene normalmente chiamata "statua A", mentre quella a destra "statua B". L’attribuzione odierna, in base ai confronti stilistici oggi possibili, è di datare la "statua A" al 460 a.C., in periodo severo; mentre al periodo classico, e più precisamente al 430 circa a.C., viene datata la "statua B".
Si tratta di determinazioni che possono ancora essere modificate, anche perché sappiamo davvero pochissimo di queste due statue. Ignoti sono sia gli autori, sia i personaggi raffigurati, sia la collocazione che avevano nell’antichità. Al momento possiamo solo ritenere che si tratti genericamente di due atleti o di due guerrieri, raffigurati come simbolo di vittoria.
Entrambe le statue sono raffigurate nella posizione definita a chiasmo, presentandosi con una notevole elasticità muscolare. Soprattutto la "statua A" appare di modellato più nervoso e vitale, mentre la "statua B" ha un aspetto più rilassato e calmo. Ma entrambe trasmettono una grande sensazione di potenza, dovuta soprattutto allo scatto delle braccia che si distanziano con vigore dal torso. Il braccio piegato doveva sicuramente sorreggere uno scudo, mentre l’altra mano impugnava con probabilità un’arma. La "statua B" ha la calotta cranica modellata in quel modo perché doveva sicuramente consentire la collocazione di un elmo di stile corinzio, oggi disperso.
Le statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio. Ma il battello che le trasportava dovette affondare e il prezioso carico finì sommerso dalla sabbia a circa 8 metri di profondità. Non è da escludere che all’epoca fu già fatto un tentativo di recupero, andato infruttuoso così che le statue sono rimaste incastrate nel fondale per circa duemila anni, prima che ritornassero a mostrarci tutto il loro splendore.

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Un tesoro affiora dal mare dei Bronzi di Riace

 

Bronzi di Riace

Bronzi di Riace, che odissea. Le statue dei due guerrieri sono ancora senza casa

 

Il mistero dei Bronzi di Riace: un clamoroso falso

 

 

Il mistero dei Bronzi di Riace al TG3 Calabria (il video)

Bronzi di Riace 2012: 40 anni fa la scoperta, oggi libri ed eventi per ricordarlo

 

 

 

 

martedì 11 settembre 2012

11 SETTEMBRE: LE VERITA' NASCOSTE

di Giulietto Chiesa - 24 Settembre 2011

Sono ancora molti gli aspetti dell'11 Settembre cui ad oggi non sono state date risposte accettabili. 22 esponenti internazionali si sono riuniti nel Consensus 9/11 Panel per avviare un confronto: sul tappeto sono rimaste 13 domande che demoliscono la versione ufficiale 

La battaglia per la verità sull'11 settembre (2001) è in un momento di svolta piuttosto interessante. Si è costituito il Consensus 9/11 Panel che raccoglie 22 esponenti internazionali, esperti, scienziati, ricercatori, militari, piloti, filosofi etc.
Lo scopo primario è stato quello di verificare, appunto, il grado di consenso tra queste diverse persone, attorno a una serie di questioni cruciali sulle quali la versione ufficiale (meglio sarebbe dire le differenti versioni ufficiali) non forniscono risposte accettabili, oppure non forniscono affatto risposte, oppure forniscono risposte palesemente false al primo esame.
Scopo secondario - ma niente affatto ininfluente - è mostrare al grande pubblico che coloro che si occupano di queste cose non possono essere né (s)qualificati come malati di mente, né come sprovveduti. Bastano i curricula che si trovano sul sito per smontare sia la prima che la seconda ipotesi. 

Per chi non avesse tempo di andare a vedere chi sono questi 22, anticipo che chi scrive ne fa parte, insieme a un altro italiano, Massimo Mazzucco, che può essere considerato uno dei più informati analisti del problema e che è autore di diversi film. Ma gli altri esperti sono la dimostrazione vivente che la questione 11 settembre non può essere archiviata. Tra essi citerò Robert Bowman, ex capo del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica dell'Istituto di Tecnologia della US Air Force; David Chandler, fisico e matematico della California Polytechnic University; Dwain Deets, ex direttore della ricerca ingegneristica, Aerospace Projects della NASA; il tenente colonnello David Gapp pilota della US Air Force on 3000 ore di volo, ex presidente del Aircraft Accident Board, per 31 anni nella US Air Force; Niels Harrit, professore associato di Chimica, Nano Science Center Università di Copenhagen; Steven E. Jones, fisico, ex professore della Brigham Young University; comandante Ralph Kolstad, ex pilota della US Navy e per 27 anni pilota di aerei civili, con oltre 23.000 ore di volo; colonnello Shelton F. Lankford, 20 anni nel US Marine Corps, pilota di combattimento con oltre 300 missioni, 32 medaglie dell'Aria; Dennis P. Mc Mahon, avvocato a New York e in Massachusetts, e altri.  

Importante il metodo seguito. I punti di consenso sono stati definiti con il "metodo Delphi", spesso usato per ricerche scientifiche, particolarmente in campo medico, consistente nel consultare le opinioni di persone che non si conoscono l'un l'altra e le cui risposte sono quindi esaminabili solo in base al loro contenuto e non in base alla conoscenza di chi le ha formulate. La scelta degli interlocutori è stata effettuata da un gruppo ristretto di esperti, guidato da David Ray Griffin, che ha anche formulato le domande iniziali corredandole con un'ampia documentazione scritta e di filmati e con una esauriente bibliografia.
Il criterio del consenso è stato così formulato in base a una graduatoria i cui punti erano, per ogni domanda, i seguenti: 1) Concordo fortemente; 2) Concordo; 3) Concordo con riserva; 4) Non concordo; 5) Non concordo fortemente; 6) Sono incerto.
Le domande che hanno ricevuto valutazioni da 4 a 6 sono state eliminate.

Il risultato finale è stato che sono rimaste sul tappeto 13 domande, sulle quali il consenso dei 22 membri del panel (che sono stati rivelati solo dopo la conclusione dell'indagine) è stato di un accordo al 100% sulla seconda, terza, quinta e sesta questione. E' stato del 95% per la prima,la quarta e la undicesima: E' stato del 90% per la settima, ottava, nona, dodicesima e tredicesima.

Quali le questioni? Cominciando dalle quattro che hanno avuto il 100%. Questione 2. La "migliore evidenza" conduce a negare che Osama bin Laden fu responsabile per gli attacchi. Per diversi motivi, tra cui il fatto che l'FBI non lo ha mai incriminato per gli attentati dell'11 settembre e mai nessuna prova del suo coinvolgimento è stata portata.

Questione 3
. La "migliore evidenza" non permette di confermare che le Twin Towers siano state abbattute dall'azione congiunta degl'impatti degli aerei, dal carburante dei jet, e dagl'incendi degli uffici. Numerosi rapporti scientifici negano che le temperature ottenibili con le cause sopra descritte possano superare i 1000°C, ossia temperature ben al di sotto del livello di fusione dell'acciaio. Al contrario ci sono le prove che l'acciaio delle Twin Towers si è fuso in grande quantità. E non solo. Nelle polveri sono state trovate tracce di metalli fusi (come acciaio, ferro e molibdeno) che possono arrivare a fondersi solo in presenza di temperature rispettivamente superiori a 1482 gradi Celsius; 1538 gradi Celsius; 2623 gradi Celsius.
Questione 5
. La "migliore evidenza" nega la possibilità che le Twin Towers siano potute crollare, in quel modo, alla velocità di caduta libera, senza l'intervento di esplosivi. Questa ipotesi reggerebbe solo in caso di temperature non ottenibili dall'incendio del kerosene che era a bordo degli aerei. Le strutture sottostanti erano integre e non c'è possibilità che si disintegrassero, com'è avvenuto.
Questione 6
. La "migliore evidenza" non permette di accettare la tesi secondo cui il WTC 7 ( la "terza torre", che crollò alle 17:20 di quel pomeriggio, senza essere stata mai colpita da alcun aereo) sia precipitato su se stesso alla velocità assai vicina a quella di caduta libera a causa dell'effetto combinato del danno strutturale subito dai detriti della torre sud, combinato con il fuoco prodotto da combustibili diesel stoccati all'interno. In primo luogo perché nessun edificio in acciaio di quel tipo è mai crollato in precedenza a causa di incendi. Le risultanze mostrano incontrovertibilmente che il tetto dell'edificio è rimasto orizzontale durante il crollo e che tutte le 82 colonne di supporto dell'edificio sono state troncate da esplosioni simultanee nel momento in cui il tetto ha cominciato a scendere. 


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11 settembre: La terza verità 

 

Sezione 11 settembre 

 

LA DOMANDA DEL GRUPPO "ARCHITETTI ED INGEGNERI PER LA VERITA' SUL 911"

 

11 Settembre in tv: ormai la verità non fa più scandalo

 

Speciale 11 settembre La Stampa



 

 

 

 

 

domenica 26 agosto 2012

Gollum di Panama

Agli inizi del settembre 2009, nei pressi di Cerro Azul (Panama) è stata trovata una strana creatura grigiastra dal corpo gommoso, subito soprannominata "il Gollum", data la somiglianza con la creatura del romanzo di Tolkien "Il signore degli anelli".
Dei bambini stavano giocando sulle rive di un lago, quando all'improvviso notarono uno strano essere che si stava dirigendo verso di loro arrampicandosi a delle rocce; impauriti dalla cosa, iniziarono a scagliare contro l'animale numerosi sassi fino a stordirlo, per poi arrivare ad ucciderlo a bastonate. Subito dopo aver costatato la morte della creatura la gettarono in acqua e corsero a chiamare i loro genitori che inizialmente,  pensarono ad una storia inventata dai bambini che come si sa hanno una fervida immaginazione. Arrivati sul posto, i genitori si stupirono alla vista del "mostro", lo fotografarono e chiamarono subito le autorità del posto.
La creatura lunga 150 centimetri, ha delle braccia lunghe come un bradipo ma privo di peli, di colore grigiastro e ha il corpo gommoso, sembrerebbe quasi senza ossa; queste caratteristiche hanno fatto subito pensare ad una mutazione sconosciuta dell'animale o ad un esemplare malato. 
Attualmente non si sa ancora nulla di più sull'animale, come già detto alcuni suppongono che si tratti di un bradipo mutante, ma terorie più esotiche lo reputano un esperimento genetico malriuscito da parte di non si sa chi.

Sviluppi

Non si sa ancora molto sulla vicenda; Melquiades Ramos, un esperto del National Environmental Authority disse che avrebbe esaminato l'animale e fornito spiegazioni ma ancora oggi non si sa niente di più sull'animale. Questo silenzio a fatto pensare ad uno scherzo ben riuscito, le autorità però non hanno comunicato ancora nulla sul caso.
A distanza di quasi due anni abbiamo sempre solo queste immagini (guarda fotogallery sotto) che fecero rapidamente il giro del mondo...


Galleria Fotografica

domenica 5 agosto 2012

Paesi fantasma e villaggi abbandonati in Val Borbera (Al)

In val Borbera in Provincia di Alessandria ci sono sette borghi, tutti abbandonati nel corso degli anni Sessanta, tranne uno:
- Rivarossa, frazione di Borghetto di Borbera.
- Avi, frazione di Roccaforte Ligure.
- Camere Nuove, frazione di Mongiardino Ligure.
- Connio Vecchio e Chiappato, frazioni di Carrega Ligure.
- Ferrazza, frazione di Carrega Ligure, recuperata negli anni Novanta.
- Reneuzzi, frazione di Carrega Ligure, legato alla presenza di fantasmi, a seguito della storia, di una giovane coppia degli anni Cinquanta, forse l’unica in grado di avere ancora figli in paese. I due non sono ancora sposati e la ragazza comunica al compagno di avere preso la decisione di lasciarlo e abbandonare il paese per andare a cercare il lavoro a fondo valle. Il ragazzo reagisce male: la rapisce e la porta nei boschi. Allarmati, gli altri abitanti corrono a cercarli. Viene trovata solo la ragazza, morta, forse uccisa con un colpo di roncola. Pochi giorni più tardi un cacciatore troverà anche il corpo dell’uomo, che nel frattempo si è suicidato.

Fonte 

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Renèuzzi, talvolta chiamato Renèuzi, Renèusi, Renéixi (pron. Renéisci) o in genovese Reneuxi, è una frazione disabitata del comune di Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, situata in alta val Borbera a 1.075 m d'altezza sul versante nord del monte Antola. Il villaggio fu abbandonato nel 1961. Conserva l'Oratorio di San Bernardo abate, a cui è stato rimosso il campanile.
Non raggiunto dalla strada carrozzabile, è collegato da un'antica mulattiera alle frazioni di Campassi e Vegni, mentre un sentiero permette di raggiungere la vetta del monte Antola.

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I paesi fantasma della Val Borbera
La tragedia di Bellomo Davide, morto a 31 anni, ultimo abitante di quello sperduto, straordinario paese.


Reneuzzi


I paesi abbandonati attorno a Genova
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sabato 28 luglio 2012

Perché la Terra è così asciutta? Mistero che affonda nel passato

L'acqua costituisce solo una piccola parte del nostro pianeta, meno dell'1% dell'intera massa, in contrasto con quanto previsto dalle teorie sulla formazione dei pianeti. Un nuovo modello prova a far luce su questo mistero di MASSIMILIANO RAZZANO

 

FIUMI che scorrono per centinaia di chilometri, ghiacciai giganteschi e oceani che ricoprono quasi tre quarti della superficie terrestre. Non è un caso se chiamiamo la Terra il pianeta azzurro. Ma l'apparenza inganna, perché in realtà l'acqua costituisce meno dell'1% dell'intera massa del nostro pianeta. Inoltre, si ritiene che gran parte dell'acqua sia stata portata sulla Terra dalle comete in un lontano passato. Perché la Terra è così "asciutta"? Non è facile rispondere basandosi sulle teorie attuali, ma un nuovo studio potrebbe fornire una nuova spiegazione a questo mistero circa il nostro pianeta.

LE FOTO 1

Mario Livio e Rebecca Martin dello Space Telescope Science Institute (STScI 2) di Baltimora, hanno infatti elaborato un nuovo modello per descrivere il disco protoplanetario da cui sono nati i pianeti del Sistema Solare. Al contrario di quanto creduto finora, i ricercatori ritengono infatti che la Terra si sia formata in un ambiente così caldo da vaporizzare tutto il ghiaccio esistente nell'orbita terrestre, lasciando così il nostro pianeta "all'asciutto". Queste conclusioni, descritte in un articolo 3in pubblicazione sulle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), aiutano a far luce sul passato del nostro pianeta e forniscono nuovi indizi per stimare l'abbondanza dei pianeti di tipo terrestre nella nostra Galassia. 

 

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venerdì 27 luglio 2012

Torino, il mistero del fachiro che levita in via Garibaldi

La scena non può che suscitare curiosità. Un uomo sospeso a mezz'aria all'angolo tra via Garibaldi e Via XX Settembre, fermo, immobile, con solo una mano appoggiata a un bastone e il resto del corpo a un metro dal suolo in un equilibrio perfetto. La gente incuriosita si ferma intorno al fachiro che levita avvolto in un pesante mantello e dai capannelli si formulano ipotesi per cercare di capire il trucco. I più scettici parlano di una piccola sedia che c'è ma non si vede mentre una signora, piegandosi per lasciare qualche moneta nel piattino del fachiro esclama:”Complimenti, che muscoli!”. Tuttavia la soluzione non è nella forza del braccio, ma in un vecchio trucco indiano

Il video

Mistero del fachiro: la soluzione è su YouTube