domenica 21 giugno 2015

Solstizio d'estate: la grande alba di Stonehenge

L'evento coinvolge ogni anno circa 40mila persone: la prima luce estiva racconta anche miti e leggende

 

PERCHE’ SE NE PARLA Sono stati circa 40mila, attorno ai monoliti di Stonehenge, nell'Inghilterra centrale, a celebrare il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno. L'evento, che accomuna fedeli della religione pagana e druida, ma anche turisti e curiosi, è ancora molto diffuso nel Regno Unito. Sono venuti per ammirare il sole sorgere sulla pietra centrale, per un momento estremamente spirituale. Questo giorno speciale segna ufficialmente l'inizio dell'estate: un evento che non si lega soltanto all'associazione mare e vacanze, bensì a miti e leggende delle culture del mondo.

PERCHE’ ANDARCI Stonehenge è un sito neolitico che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire, Inghilterra, circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury sulla Piana di Salisbury. È' composto da un insieme circolare di grosse pietre erette, le cosiddette megaliti, che devono il loro attuale allineamento ai lavori di ricostruzione nella prima metà del Novecento.
DA NON PERDERE Se siete appassionati di cultura celtica e cerchi neolitici, ricordiamo di visitare il Cerchio di Brodgar nella Scozia settentrionale, il sito di Goseck nella Sassonia-Anhalt in Germania e quello di Göbekli Tepe in Turchia.

Continua qui

martedì 9 giugno 2015

METEO HORROR: i fuochi fatui? Sono un fenomeno naturale e NON sono i fuochi di Sant'Elmo!

Non c'è nulla di magico, paranormale o misterioso, anche se non è facile osservare il fenomeno.

I fuochi fatui sono piccole lucine, molto simili a fiammelle, che compaiono raramente e segnatamente di notte, all'aperto, al di sopra del terreno.
A provocarli sono i gas prodotti dalla decomposizione di materiale biologico presente nel terreno, tra cui anche quello messo a disposizione dai corpi umani defunti, specie quelli che sono stati sotterrati da poco tempo e riposano su terreni ancora non compattati o liberi da monumenti in cemento o pietra.

Il fenomeno è conosciuto da perlomeno due secoli e si ritiene che il gas che interverrebbe più efficacemente a provocarle sarebbe il metano, ma da solo non sarebbe sufficiente a produrre fiammelle, ecco allora intervenire la fosfina, un composto che prende fuoco a contatto con l'aria coinvolgendo anche il metano.
In passato molti hanno osservato il fenomeno ma non hanno riferito alcuna sensazione di calore, bensì di una sorta di lumonisità fredda; anche questa spiegazione può essere accettata, giacchè la fosfina può diventare semplicemente fosforescente.

La cosa incredibile è che nessuno sino ad oggi sia stato in grado di fotografare alcun fuoco fatuo. Anche in laboratorio il fenomeno non è stato mai riprodotto. Molti scambiano i fuochi fatui con i fuochi di Sant'Elmo, le fiammelle bluastre che si generano a ridosso delle punte degli oggetti poco prima o durante un temporale, provocati dalla ionizzazione dell'aria, ma è ovviamente un errore.

Continua qui

giovedì 4 giugno 2015

Robert Kennedy: si riapre il giallo del suo assassinio

I due avvocati di Sirhan Sirhan, l'uomo condannato per l'omicidio di Robert Kennedy, sostengono di avere "prove formidabili" che dimostrano l'innocenza del loro assistito: l'uomo che ha ucciso il fratello di John Fitzgerald sarebbe ancora ignoto


Gli avvocati di Sirhan Sirhan, condannato per l'assassinio di Robert Kennedy il 5 giugno 1968, hanno consegnato a un tribunale di Los Angeles alla fine di febbraio "prove formidabili" dell'innocenza del loro cliente, di cui chiedono l'immediata liberazione.

Sirhan, che oggi ha 67 anni, sta scontando la pena a vita nel carcere di Pleasant Valley a Coalinga, in California. Lui è stato ritenuto l'unico responsabile del ferimento di sei persone quella sera del 1968 nella cucina dell'hotel Ambassador: cinque sopravvissero, Kennedy fu l'unico a morire, il giorno seguente all'attentato.

Secondo i legali William Pepper e Laurie Dusek, l'uomo che ha colpito a morte Bob Kennedy, che aveva appena annunciato la vittoria alle primarie del Partito democratico, non è Sirhan: il loro assistito sarebbe stato condizionato tramite ipnosi, affinché i suoi spari distogliessero l'attenzione dal vero omicida.

Continua qui

L’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, un mistero lungo 50 anni

JFK non fu il primo presidente ad essere ucciso, prima di lui Lincoln, Garfield e McKinley. Nel suo caso, però, l'importanza assunta dai media e dagli Stati Uniti nel panorama mondiale, resero l'omicidio (forse in parte irrisolto) il più discusso di tutti i tempi

John Fitzgerald Kennedy – L’infinita serie di teorie della cospirazione che albergano dietro le quinte dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy inizia pochi istanti dopo l’attentato. Fu, infatti, Robert Kennedy, fratello del presidente e capo del Dipartimento di Giustizia statunitense, a ricevere l’infausta chiamata dal padre-padrone dell’FBI, J. Edgar Hoover, che, con schietto linguaggio burocratico, comunicò a Bobby – suo superiore – che il presidente era stato colpito da un’arma da fuoco. E’ in quel momento che emergono i primi dubbi che dietro la morte di JFK ci sia qualcosa di più grande che un gesto estremo di un folle.

Lee Harvey Oswald – Il folle in questione era Lee Harvey Oswald, un operaio ed ex-marines americano con simpatie comuniste e castriste. Tali simpatie gli costarono l’emarginazione dal corpo dei Marines e l’isolamento, fino alla decisione di mollare tutto, nel 1959, e partire verso la terra del comunismo: l’Unione Sovietica dalla quale ottenne la cittadinanza, ritornando, poi, negli States nel 1962. Negli istanti successivi all’attentato, Oswald fu visto fuggire dal portone della Texas Book Depository di Deadley Plaza in maniera rocambolesca, finendo braccato dalla polizia poche ore più tardi. Interrogato, Oswald si dichiarò sempre innocente, anche se il fucile Manlicher-Carcano, usato per eliminare John Kennedy, era di sua proprietà e aveva sopra le sue impronte.

Continua qui 


Quello che ancora oggi non torna sull'omicidio Kennedy

 

 

sabato 4 aprile 2015

Fattuzzus o Mazzinas, le bamboline malefiche sarde


Nella dimensione magica sarda rientrano i malefici, atti ad arrecare danno ad animali o persone, influenzando, in certi casi, anche la sfera affettiva o economica di queste ultime.
Sostanzialmente possiamo distinguere i malefici in: malocchio, chiamato comunemente in sardo “ogu pigau” , e le fatture, ossia le terribili “mazzinas”.
Per quanto concerne il malocchio, ti consigliamo di leggere l’articolo relativo cliccando qui.

COME AGISCONO
Le fatture sono uno strumento usato dalle fattucchiere o bruxas per far del male a distanza ad altre persone. Il principio di funzionamento è identico a quello utilizzato con le famose bamboline voodoo, quindi siamo in presenza di quella che viene definita “magia simpatica“, in cui l’effetto magico viene raggiunto utilizzando una rappresentazione simbolica della persona o della sua sfera di vita (affetti, lavoro etc) a cui si vuol recar danno.

Diversamente dalle bamboline voodoo,  le mazzine non vengono create solo con una forma antropomorfa ma possono essere fatte utilizzando piccoli animali, come lucertole, oppure pacchetti con spilli e oggetti della vittima (anche unghie o capelli), oggetti che hanno il solo scopo di accrescere il potere di chi fa il maleficio, in quanto come in tutti gli incantesimi, il motore che li fa agire è la volontà di chi opera.

Grazie anche alle invocazioni di particolari entità malefiche, chi opera è in grado di trasferire questi manufatti in posti apparentemente assurdi, per lo più all’interno dell’abitazione della vittima. Per fare alcuni esempi, sono state trovate mazzine all’interno di muri, sotto pavimenti, all’interno di cuscini o mobili in cui nessuno avrebbe potuto inserirle. Può essere nascosta vicino all’ingresso della casa della vittima, oppure sul tetto o nel cortile e può agire immediatamente o a distanza di tempo imprecisato.

Molto spesso le fatture vengono fatte su oggetti appartenenti al malcapitato di turno, come catenine o gioielli vari ma non è raro che venga addirittura fatta ingerire con il cibo.

Continua qui

mercoledì 1 aprile 2015

Una storia di spettri...

Si dice che i proprietari di una casa in Charleston abbiano visto immagini e ascoltato strane voci già da molto tempo.
Hanno fatto alcune ricerche e hanno scoperto che nella casa viveva una donna la quale ha perso il marito durante la guerra Civile.
La leggenda dice che lei si sedeva sempre al tavolo della cucina e guardando il giardino attraverso la finestra, aspettava che suo marito tornasse a casa.
Ma lui non tornò mai...
Da allora dicono che lo spirito della donna stia ancora aspettando.
I proprietari della casa hanno scattato questa foto e registrato i suoni di quello che loro affermano sia il fantasma.
E' un po' strano e anche inquietante, ma troverai il fantasma nella foto.
Io ci ho messo circa 30 secondi per vederlo ma poi quando ci riesci, è come una di quelle illusioni ottiche... Per farti risparmiare un po' di tempo ti consiglio di concentrarti nello spazio tra il tavolo e la finestra.
Inoltre se hai il volume alzalo il più possibile: sentirai dei mormorii strani che si dice siano il fantasma che parla.



Ecco la foto

 

domenica 15 marzo 2015

Castel del Monte, la fortezza dei misteri

Castel del Monte, a 60 km da Bari, è uno dei 49 siti italiani che l’Unesco ha inserito nel 1996 nel World Heritage List.

Fatto costruire da Federico II di Svevia nel XIII secolo, il Castello domina, con la sua massiccia struttura ottagonale, il piccolo tratto delle Murge occidentali situate a 18 km da Andria.


Considerato universalmente un geniale esempio di architettura medievale, Castel del Monte in realtà unisce elementi stilistici diversi, dal taglio romanico dei leoni dell’ingresso alla cornice gotica delle torri, dall’arte classica dei fregi interni alla struttura difensiva dell'architettura fino alle delicate raffinatezze islamiche dei suoi mosaici.

Costruito intorno al 1240, Castel del Monte divenne la sede permanente della corte di Federico II di Hohenstaufen, diventato a soli tre anni sovrano del Regno di Sicilia. Il monarca, soprannominato “Stupor Mundi” per l’eclettismo e la vastità della sua cultura, lasciò in eredità al suo Castello tutto il mistero che ne circondava la figura.

Il rigore matematico e astronomico della sua planimetria, basata sull’otto come numero guida e il suo posizionamento, studiato in modo da creare particolari simmetrie di luce nei giorni di solstizio ed equinozio, creano un simbolismo che appassiona da secoli gli studiosi, lasciando ai visitatori una sensazione di piacevole enigma. In aggiunta a questo l’impianto militare Castel de Monte curiosamente manca degli elementi che caratterizzano la maggior parte dei monumenti militari del periodo come le mura di cinta, il fossato e le stalle.

Otto sono i lati della pianta del Castello, otto le sale del piano terra e del primo piano a pianta trapezoidale disposte in modo da formare un ottagono, e otto sono le imponenti torri, ovviamente a pianta ottagonale, disposte su ognuno degli otto spigoli. Si ritiene che nel cortile interno fosse presente una vasca anch’essa ottagonale.

La solida compattezza della pietra calcarea mista a quarzo delle facciate è scalfita su ogni lato da finestre monofore al primo piano, bifore al secondo e in un caso trifora. L'ingresso principale, in breccia corallina, riproduce la forma di un arco trionfale classico che incornicia un arco a sesto acuto, definito come "una sorta di preludio al Rinascimento". L’interno, con le sue alte volte a crociera o a botte, appare ormai spoglio da tutte quelle decorazioni che nel passato rendevano i suoi spazi maestosi, testimoniate da resti di marmo e mosaici in gran parte scomparsi dopo secoli di incuria e vandalismo.

Continua qui

I misteri di Castel del Monte


giovedì 26 febbraio 2015

Siberia, torna il mistero dei crateri


Si riapre il caso del mistero dei "buchi neri" in Siberia. Nuovi quattro crateri infatti sono apparsi nella penisola Jamal, territorio ricco di gas naturali e una miscela di acqua, sale e gas che potrebbe provocare le esplosioni. Secondo gli scienziati il fenomeno potrebbe anche essere una diretta conseguenza del riscaldamento globale per il fenomeno noto come Pingo.Si tratta di un accumulo nel sottosuolo di ghiaccio coperto da terra che, sciogliendosi, può creare un buco nel terreno. Queste nuove voragini apparse nel permafrost siberiano nel nord della Russia, si sommano altre decine di più piccoli, sempre nella stessa zona. Secondo le teorie più accreditate si tratterebbe di eruzioni di gas metano che, con l'aumento delle temperature, provoca lo sciogliersi del terreno ghiacciato. Le pareti di questi nuovi crateri suggerisce un'esplosione interna 

Le altre foto

sabato 21 febbraio 2015

10 famosi misteri irrisolti

La scienza negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, ma se tante cose sono state svelate, altre continuano a far impazzire studiosi e ricercatori di tutto il mondo.

Qui vi presenterò alcuni dei più famosi misteri irrisolti, alcuni più antichi, altri più vicini a noi.


1) Il cuneo di alluminio di Aiud

Il primo mistero rientra nella categoria degli OOPArt, ovvero degli “oggetti fuori posto”. Scoperto nel 1974 in Romania, sulle rive del fiume Mures, sotto 10 km di sabbia vicino ad ossa di mastodonte, assomiglia ad un martello. Il mistero sta nella lega di cui è fatto in relazione alla sua epoca storica: una lega di alluminio incassata un uno strato di ossido. L’allumino è stato scoperto all’inizio del 1800, ma il reperto risale ad 11000 anni fa. C’è chi dice che sia la prova dell’avvenuta degli alieni sulla terra.

2) Il tesoro scomparso di Hitler

Un’immensa riserva di lingotti d’oro trafugati e di banconote in valuta estera con un valore di oltre 4miliardi di dollari , improvvisamente scomparsi dai caveau tedeschi nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Una piccolissima parte è stata rinvenuta sparsa per il mondo (Portogallo, Svizzera, Turchia). La grossa parte è scomparsa. C’è chi dice che Hitler stesso l’abbia seppellita o che sia finita sul fondo del lago Topliz in Austria

3) Lady Babushka

Siamo nel 22 novembre 1963. J.F.Kennedy venne assassinato. Nei filmati e negli scatti dell’omicidio si vede una donna in piedi sul prato vicino alla limousine presidenziale, con un soprabito marrone ed un foulard in testa che le da il soprannome di Lady Babushka.
La nostra signora quel giorno filmò tutto con una cinepresa, e mentre tutti scappano lei resta immobile a riprendere con calma. Nonostante l’FBI le chiese pubblicamente di farsi avanti e consegnare il filmato lei non è mia più comparsa, e nessuno saprà mai che cos’aveva filmato

Continua qui

domenica 18 gennaio 2015

Ecco perché sono scomparsi gli abitanti dell'Isola di Pasqua.

L'unica testimonianza della loro presenza sono delle enormi teste di pietra

 


Hanno lasciato come ricordo della loro civiltà delle enormi teste di pietra chiamate Moai. Altrimenti, di loro non è rimasta alcuna traccia.
I Rapa Nui, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, un piccolo lembo di terra nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale (GUARDA LA MAPPA) a più di 3.000 chilometri dalle coste del Cile, che hanno vissuto per secoli sull’isola, a un certo punto sarebbero letteralmente morti di fame. E’ quanto sostenevano gli storici finora. Le risorse naturali, già scarse, sarebbero state sfruttate fin troppo, tanto da non lasciare più nulla per la loro sopravvivenza.

Tuttavia, un articolo appena pubblicato suggerisce che la vera causa del declino dei Rapa Nui sia molto più complessa e che, più che la mancanza di cibo, a causare la scomparsa degli abitanti dall’Isola di Pasqua siano state le malattie portate dai primi colonizzatori europei.
I Rapa Nui erano una popolazione di origine polinesiana insediatasi sull’isola intorno al 1200. Nei secoli passati sull’isola, prima dell’arrivo degli europei nel 1722, hanno disboscato la zona settentrionale dell’isola modificandone così il clima. Proprio i cambiamenti climatici li hanno costretti a migrare da un’area a un’altra dell’isola.

Continua qui (video)

venerdì 16 gennaio 2015

Gli Ufo? Esistono. L’America pubblica online il catalogo degli avvistamenti

Nel progetto “Blue Book” la raccolta di tutte le segnalazioni tra il 1947 e il 1969

 

Vittorio Sabadin

Chi ancora è convinto che i dischi volanti esistono, e che il presidente americano Barack Obama dovrebbe finalmente rivelarlo al mondo, ha ora un sacco di materiale sul quale lavorare per confermare le loro tesi. Sono infatti disponibili online ( http://projectbluebook.theblackvault.com ) i 12.618 rapporti dell’Air Force catalogati nel projetto “Blue Book”, una indagine sugli avvistamenti di Ufo cominciata nel 1947 e conclusa nel 1969, l’anno dello sbarco sulla Luna. Quasi ogni persona che affermava di avere visto un oggetto volante comportarsi in modo strano veniva avvicinata e interrogata. Secondo l’Air Force, la stragrande maggioranza degli avvistamenti non aveva nulla a che fare con civiltà aliene e tecnologie sconosciute, ma ci sono 701 avvistamenti, il 5,5% del totale, che non hanno trovato una spiegazione convincente.

Tra questi, c’è quello di Kenneth Arnold, che il 24 giugno del 1947 vide una formazione di nove Ufo muoversi in diagonale a velocità elevatissima sul monte Rainier. Fu lui a coniare il termine “Flaying Saucers”, “piattini volanti”, con il quale gli Ufo vengono comunemente chiamati negli Stati Uniti. In piena guerra fredda, Hollywood ha riempito i suoi film degli anni 50 e 60 di dischi volanti, pilotati da creature non sempre amichevoli, simbolo del potere sovietico che minacciava l’America. Ne è nata una psicosi collettiva e si vedevano astronavi aliene dappertutto.

Continua qui

giovedì 15 gennaio 2015

In Inghilterra il racconto shock di un ex poliziotto: “sono stato rapito dagli alieni”



I racconti di “Abduction” ( rapimenti alieni ) nel mondo sono numerosi, le testimonianze nel corso degli anni si sono moltiplicate, per un fenomeno incredibile che sconvolge la vita delle persone direttamente coinvolte. Una nuova testimonianza ci giunge direttamente dall’Inghilterra, da un ex poliziotto che dopo anni di oppressione e dubbi ha deciso di rompere il silenzio.
Questa storia inizia proprio cosi: “sono stato rapito dagli alieni”….

Alan Godfrey attualmente ha 67 anni, un uomo inglese la quale vita e carriera è stata turbata da un evento capitato direttamente sulla sua pelle. Alan ex poliziotto di Todmorden, un paese della contea  inglese del West Yorkshire, è stato testimone di un avvenimento incredibile che ha segnato la sua vita, facendogli perdere quasi tutto quello che aveva.
Pochi giorni fa, durante una serata di beneficenza in un teatro di Todmorden, Alan ha raccontato la sua storia, lasciando a bocca aperta e terrorizzando i presenti.  Dobbiamo tornare indietro nel tempo e precisamente al 28 novembre 1980.

Alan si trovava a Todmorden e stava perlustrando una zona rurale, luogo di misteriose sparizioni di capi di bestiame. Mentre stava guidando la sua auto si è accorto della presenza nel cielo di un grosso Ufo a forma di diamante. Un oggetto silenzioso alto circa 6 metri e lungo 12. Alan cercò di avvertire la centrale ma misteriosamente la radio era fuori servizio, dunque decise di fare un disegno di quello che stava vedendo. Quell’oggetto venne visto da altre persone, tra i quali alcuni colleghi di Godfrey.


martedì 6 gennaio 2015

"U - Boot" Il sottomarino della leggenda

"U - Boot 455"
Il sottomarino della leggenda
30 immersioni tra i relitti della provincia di Genova
di Emilio Carta e Lorenzo Del Veneziano
Busco edizioni
 
 U - Boot Il sottomarino della leggenda

Quest’opera, dedicata ad un’accurata rivisitazione dei trenta relitti ad oggi individuati nelle acque della provincia di Genova, ha preso forma dal desiderio di fissare nella memoria del lettore un passato semisconosciuto ma che ci appartiene perché parte preziosa della nostra storia marinara. Punto fondamentale di questo certosino lavoro è stato l’individuazione del relitto dell’U-Boot 455 cui, dopo l’iniziale emozione, è seguita una seconda fase, quella della ricerca storica.  Oggi, conclusa questa ricerca storico-documentale, possiamo dire che del sottomarino tedesco scomparso nel corso dell’ultima guerra tra Portofino e Camogli, sappiamo praticamente tutto: dalle missioni effettuate nel Mediterraneo al naviglio affondato e persino il nome dei “berretti bianchi” che si erano avvicendati al suo comando. Il tutto suffragato da immagini storiche, tratte dagli archivi tedeschi, sino a quelle più recenti, affascinanti e splendide, scattate a centoventi metri di profondità. In questo libro vengono inoltre illustrati ulteriori ventinove relitti individuati ed esplorati lungo il tratto costiero della provincia di Genova, da Moneglia a Cogoleto: di ognuno viene descritta la storia e riportata l’esperienza relativa all’immersione. Riemergono così dagli abissi sino a noi, lungo il magico filo della memoria, tragici eventi bellici e immagini, particolari sigle identificative e  numeriche come il  KT  a Sestri Levante, l’UJ2208 a Genova, nomi di navi più o meno conosciute come Croesus a San Fruttuoso di Capodimonte, Mohawk Deer a Portofino, Washington a Camogli, senza contare le scoperte del liuto medievale e della caracca al largo di Genova sino alla Haven di Arenzano. Ci siamo così addentrati in un mondo sconosciuto alla scoperta di episodi, eventi e personaggi che ogni singola nave aveva trascinato con sé nell’oblio. Riemerge l’angoscia dei siluramenti e delle mine vaganti alla deriva cui oggi fanno riscontro i resti ormai disgregati di tanti mezzi navali un tempo pulsanti e poi colati a picco. Sulle loro fiancate oggi vibra però una  nuova vita, quella colorata e affascinante dell’habitat sottomarino.  I relitti da noi esplorati risalgono per lo più agli anni della prima e seconda guerra mondiale  e le immagini delle prore, o delle mitragliere rivolte verso l’alto, intente a scrutare improbabili nemici provenienti dal cielo,  ci fanno ancora oggi fantasticare. In questo contesto va altresì detto che il Mar Ligure è certamente uno dei più affascinanti per storia, vita sommersa e varietà di reperti in esso contenuti, caratteristiche ambientali che i nostri  fondali ancora oggi conservano, tanto che oggi l’arco costiero preso in considerazione, può mostrare, simile ad uno scrigno, caratteristiche incredibilmente variegate di flora e fauna così come di tanti relitti  ad oggi individuati.

Continua qui

lunedì 5 gennaio 2015

VOBBIA (GE) - IL PONTE DI ZAN UN PONTE COSTRUITO DAL DIAVOLO

di Isabella Dalla Vecchia - luoghimisteriosi.it
 
Nel pressi del castello della Pietra vi è il Ponte di Zan che la leggenda dice essere stato costruito dal diavolo in cambio della prima anima che lo avrebbe oltrepassato a lavori ultimati. Questo costituiva un problema per gli abitanti del luogo, perchè nessuno lo avrebbe oltrepassato e il ponte sarebbe così risultato inutile. Ma sopraggiunse Zan, diminutivo in dialetto genovese di Giovanni, un paesanotto dall'indole furba che riuscì ad ingannare il diavolo. Purtroppo il gesto non fu del tutto positivo, dato che ingannò anche il suo migliore amico, il suo fedele cane. Egli infatti, fece rotolare una piccola forma di formaggio facendola inseguire al suo fedele animale. 

Il diavolo furente, per vendicarsi seguì di nascosto Zan cercando di colpirlo nel momento propizio. Egli che divenne un eroe fino al punto da attribuirgli il nome al ponte, ebbe fama e successo e decise di seppellire il suo tesoro proprio nei pressi del "suo ponte". Il diavolo a questo punto, convinto che sarebbe tornato a riprenderselo, vi lanciò sopra una maledizione, chiunque tentasse di disseppellire il forziere sarebbe stato inevitabilmente travolto da frane spaventose. Negli anni a venire si decise di costruire una chiesa proprio in quel punto, per scacciare la presenza demoniaca legata al ponte. Il parroco preventivamente versò sul terreno acqua benedetta, facendo anche il segno della croce, il tesoro fu recuperato e nulla accadde a nessuno dei partecipanti, la maledizione era svanita.


La leggenda del Ponte di Zan