lunedì 10 ottobre 2016

Tiriolo Cz: Lo scheletro del Gigante del Corace – Calabria Misteriosa.

E’ proprio così anche la Calabria ha i suoi misteri, e tocca  a me quest’oggi, introdurre il viaggiatore del XXI  secolo nel fitto mistero che aleggia su Tiriolo.
Nella nostra Calabria esiste nel declivio nord della collina, esattamente nelle contrade Tozzina e Santa Caterina, una vera e propria necropoli di cinque-seimila anni fa, quindi di un’epoca di molto anteriore all’arrivo dei Greci (circa ottocento anni prima di Cristo).  Ecco che chi di dovere, che ha parlato per primo di questa necropoli è stato don Emilio Prioglio, proprietario di una parte della Tòzzina.
La cosa che allora  sembrava esagerata, ma che comunque  fu riferita – con una vera e propria relazione – alla Soprintendenza alle Antichità di Reggio Calabria (diretta allora da De Franciscis )- fu che lo stesso Prioglio parlava di “tombe di giganti”. “Una tibia trovata in una di queste tombe” disse don Emilio “mi arrivava addirittura a metà femore”. Cioè a metà coscia ; ed era dunque, di una lunghezza spropositata, considerando anche che don Emilio Prioglio, piemontese, era alto.
Un operaio, Peppino Paparo, arrivò a dire che uno scheletro era lungo addirittura circa due metri e sessanta .Si trovò  un intero cranio completo di mascelle inferiore e superiore che presentavano tutti i denti e che gli  sembrò veramente grande.
Si fece vedere quel cranio al dott,. Ferrari, medico del paese, il quale a sua volta scese alla Tozzina e filmò quello che c’era nella tomba. Le mascelle finirono, grazie a Dario Leone di Nicastro, studioso di antropologia, prima alla Soprintendenza alle antichità di Reggio, all’attenzione del prof. Tinè; da questi furono quindi inviate all’Istituto di Paleontologia Umana di Roma-via Giulio Caccini- e infine da qui spedite, per un ulteriore studio, a Firenze – Istituto di Antropologia- dove furono affidate alla professoressa Massari.
Tutto questo successe a Tiriolo centro agricolo della Sila piccola, situato a nord dell’ istimo di Catanzaro, sopra un poggio che segna displuvio, tra la valle del fiume Amato, sul versante tirrenico e quella del fiume Corace sul versante ionico.

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mercoledì 21 settembre 2016

Un fotografo ha trovato delle statue inquietanti abbandonate in mezzo a una foresta

Esiste anche in Giappone l'equivalente dell'esercito di terracotta. Ken Ohki è il fotografo che nelle foreste giapponesi ha scoperto l'esercito

sabato 10 settembre 2016

Murlo

Il Cappellone, enigmatica statua etrusca diventata il simbolo di Murlo

Una bella escursione nei dintorni di Siena porta a Murlo, piccolo e intatto borgo medievale che per secoli fu feudo dei vesscovi di Siena.
    E' famoso perché i pochi abitanti hanno conservato il patrimonio genetico degli Etruschi. Sulla vicina collina, infatti, è stata fatta una delle più importanti scoperte di questa civiltà: un grande palazzo principesco circondato da botteghe artigiane.
    Affascinante il Museo etrusco di Murlo, chiamato "Antiquarium di Poggio Civitate": a differenza di altri musei etruschi, non mostra reperti provenienti da tombe, ma oggetti della vita quotidiana e strane statue uniche nel loro genere, diventate il simbolo di questo borgo.
    Il territorio di Murlo, immutato feudo del vescovo di Siena dal XII al XVIII secolo, può essere meta di piacevoli escursioni in un paesaggio di rara e selvaggia bellezza. In agriturismo sono disponibili le mappe per le escursioni nella zona, che portano per esempio al suggestivo eremo di Montespecchio, al percorso della vecchia ferrovia della miniera di lignite, ai resti di castelli, eremi e mulini che fanno immaginare l'antica ricchezza di questo territorio. 

Visita al castello di Murlo

    Murlo ha perfettamente conservato il suo antico aspetto medievale: è un piccolo borgo, abitato da qualche decina di persone, racchiuso nella sua cinta muraria inglobata nelle abitazioni, su un cucuzzolo situato sulla linea di confine tra i campi aperti delle Crete Senesi ed il manto boscoso delle Colline Metallifere.
    Appena arrivati sotto il paese, c'è un parcheggio gratuito che un recente intervento di "riqualificazione" ha realizzato assieme ad una poco comprensibile rotatoria al posto di un ampio piazzale.
    Ai margini del parcheggio c'é un'area per l'archeologia sperimentale dedicata alle tecniche di lavorazione dei bronzi antichi, con un forno verticale ed una fossa di fusione realizzati negli anni '90.
    Entrati nella porta medievale, si apre una piazza irregolare sulla quale si affacciano la piccola Chiesa di San Fortunato ed il possente Palazzo Vescovile, per molti secoli dimora dei vescovi di Siena ed oggi sede del Museo Etrusco di Murlo.

L'Antiquarium

    La più importante attrazione culturale di Murlo è l'Antiquarium, un moderno museo dove sono conservati i reperti archeologici rinvenuti nel vicino insediamento etrusco, una delle più importanti scoperte di questa civiltà: un grande palazzo appartenente ad un principe locale, con annessi laboratori di artigiani del ferro, bronzo, alabastro, terracotta e avorio.
    L'Antiquarium è un museo etrusco diverso dagli altri: qui si ha la percezione della vita quotidiana degli Etruschi perchè sono esposti bellissimi oggetti della vita domestica e delle attività artigiane giornaliere, e non solo reperti provenienti dalle tombe come generalmente accade.
    Eccezionali le statue di terracotta di grandezza umana che ornavano il tetto del palazzo principesco: sono arrivate fino a noi la sfinge, il gorgone e sopratutto il misterioso "Cappellone", una statua umana con un grande copricapo simile ad un sombrero, diventata il simbolo di Murlo: attenti a non farvela sfuggire, perché si trova nel salone di ingresso, dove c'è la biglietteria.

 

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giovedì 1 settembre 2016

La daga di Tutankhamon viene dallo Spazio

Una ricerca italo-egiziana ha dimostrato che la lama scoperta nella tomba dell’antico faraone è composta di ferro proveniente da un meteorite. Gli egizi conoscevano già l’origine extraterrestre di queste pietre

La tomba di Tutankhamon continua a riservare sorprese. Tra gli oggetti scoperti nel luogo di sepoltura del faraone bambino vi è infatti una daga di ferro risalente al XIV secolo a.C. (come il resto della tomba), che secondo una nuova ricerca italo-egiziana sarebbe stata realizzata con materiali provenienti da un meteorite. La scoperta, pubblicata sulla rivista Mereoritics and Planetary Science, indicherebbe che gli antichi egizi avevano imparato a sfruttare questa fonte di metalli nativi, e che avrebbero potuto conoscerne l’origine celeste quasi due millenni prima delle popolazioni occidentali.

La daga in questione fu scoperta nel 1922, quando la tomba (praticamente inviolata) fu esplorata per la prima volta. Per decenni, gli archeologi hanno sospettato che potesse essere stata prodotta utilizzando materiali meteorici: nell’antico Egitto infatti il ferro era un materiale più raro dell’oro. Non che mancasse la materia prima, spiegano gli autori della nuova ricerca, ma i procedimenti necessari per ottenere questo metallo a partire dai minerali ferrosi (la forma in cui si trova il ferro sulla superficie del nostro pianeta) erano probabilmente sconosciuti, o poco utilizzati.

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sabato 9 luglio 2016

Video: le 10 scoperte archeologiche più misteriose di sempre

Non semplici rovine in luoghi disparati del mondo, ma veri e propri enigmi a cui ancora non si sono date risposte.

 

Obelischi sotto terra, piramidi sott'acqua, sfere di pietra nella giungla... Le scoperte archeologiche più sensazionali (e irrisolte) di sempre.

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martedì 24 maggio 2016

A Stonehenge, gli studenti svelano il mistero della costruzione del cerchio megalitico

Gli allievi dell’University College di Londra hanno dimostrato che poche persone possono trasportare per lunghe distanze pietre molto pesanti



Il misterioso cerchio megalitico di Stonehenge non è stato così difficile da costruire come sembrava. Gli studenti dell’University College di Londra hanno dimostrato, sul prato della scuola, che poche persone possono trasportare per lunghe distanze pietre molto pesanti servendosi di tecnologie preistoriche, e in un lasso ragionevole di tempo.

Da anni gli studiosi si domandano come abbiano fatto tribù neolitiche di 4000-5000 anni fa a trasportare monoliti del peso di alcune tonnellate fino alla piana di Salisbury, in Inghilterra, dai monti Preseli che si trovano nel Galles, a più di 200 chilometri di distanza.

Una slitta su cui caricare le pietre  

Gli studenti dell’UCL, guidati dal professor Mike Parker-Pearson, uno dei maggiori esperti di Stonehenge, hanno realizzato una slitta a forma di “Y”, sulla quale hanno caricato una pietra non così pesante come quelle del sito di Salisbury, ma comunque imponente. Trainando la slitta sopra a tronchi di legno, disposti come le traversine di un binario ferroviario, hanno scoperto che bastano una decina di persone per fare avanzare il megalito di circa un miglio (1,6 km) all’ora. L’esperimento è stato condotto in piano e in condizioni ideali, ma ha dimostrato che un centinaio di persone inviate sui Preseli da tribù che ne contavano migliaia avrebbe potuto benissimo trainare le pietre di Stonehenge fino a Salisbury in un tempo ragionevole. 

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I misteriosi Cerchi delle Fate in Namibia

Uno dei più grandi enigmi della natura viene svelato dalla rivista Science.


Chiunque abbia avuto modo di misurarsi con il fascino di realtà mozzafiato come la Namibia , inevitabilmente è tornato a casa con un senso di “nostalgia” noto come Mal d’Africa. Gli occhi e il cuore sono infatti rimasti ancorati alle variopinte immagini regalate da un paese che sembra racchiudere in sé il meglio del continente africano: spazi infiniti, una ricca fauna e flora nonché un vero e proprio mosaico di etnie, lingue e paesaggi incontaminati.

LEGGI ANCHE NAMIBIA: 5 COSE DA SAPERE PRIMA DI PARTIRE (Turismo.it)

A rimanere ben impresse nella mente sono soprattutto quelle realtà che hanno qualcosa di unico ed eccezionale da raccontare: muovendosi alla volta delle desertiche pianure della Namibia l’occhio non può che soffermarsi sui famosi Cerchi delle Fate. Con questo fiabesco nome si identificano quella sorta di anelli d’erba che si vanno a disegnare sul terreno desertico, figure che per la loro singolarità hanno richiamato l’attenzione di scienziati di ogni dove interessati a studiare e spiegare quello che risulta essere uno dei più grandi enigmi della natura.

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lunedì 2 maggio 2016

Ufo nel Mar Baltico, la certezza della truffa sembra vicina


 
Gli esploratori oceanici che avrebbero scoperto un enorme oggetto dalle forme enigmatiche sul fondo del Mar Baltico si stanno prendendo un mucchio di tempo per capire di cosa si tratta. Un tempo sospetto, direbbe qualcuno. I subacquei svedesi, che si fanno chiamare Ocean Team X, spiegano che l'oggetto sta producendo interferenze elettriche che rendono inutili i loro tentativi di indagare. "Tutto ciò che è elettrico là fuori - addirittura il telefono satellitare - ha smesso di funzionare quando eravamo sopra l'oggetto", ha detto Stefan Hoberborn subacqueo del team in un comunicato X Ocean press. "E poi siamo arrivati ​​a circa 200 metri di distanza e si è riacceso, ma tornati sopra l'oggetto non ha funzionato per l'ennesima volta" 

Ricostruzioni che non convincono. E se prima la truffa era probabile adesso sembra certa.
 
Come risultato fin'ora, c'è ancora una sola immagine sonar di 200 metri e larga 60. Secondo gli esperti nel campo dell'"imaging remote", tuttavia, l'immagine è "priva di risoluzione, dettaglio e quantificazione," presenta poi "numerosi artefatti di elaborazione" e si presenta come una navicella spaziale solo perché ha una forma alla Millennium Falcon che ha stimolato la fantasia dei più ottimisti. Invece, hanno detto gli esperti, ciò che l'immagine mostra è probabilmente solo una formazione rocciosa vagamente circolare, un cuscino di basalto - rara, ma possibile nel mondo degli abissi.
 
Scoprire la composizione è molto più facile di quanto gli svedeci ci facciano credere, perchè aspettano tanto?

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venerdì 18 marzo 2016

Danimarca, il crocifisso trovato per caso che potrebbe cambiare la storia

Il danese Dennis Fabricius Holm è uscito per fare una passeggiata portandosi dietro il suo metal detector. Il cercatore di tesori amatoriale ha cominciato a perlustrare un campo vicino alla città di Aunslev (Østfyn, Danimarca) quando all'improvviso il suo dispositivo ha suonato: scavando, l'uomo ha ritrovato un piccolo crocifisso immerso nel fango. Holm ha postato la sua scoperta su Facebook e vedendo quel ciondolo altri appassionati gli hanno consigliato di rivolgersi ad un museo. Per gli esperti si tratta di un ritrovamento straordinario: quella croce infatti, forse appartenuta ad una donna vichinga, dovrebbe risalire alla prima metà del 900 (X secolo) indicando così che il cristianesimo era già presente in Danimarca ben prima di quanto ipotizzato finora. Dal peso di solo 13,2 grammi e lungo 4 centimetri, il manufatto dorato è liscio sul retro e ha un piccolo foro che indica che fu utilizzato come catenina. La sua datazione dovrebbe essere dellla prima metà del X secolo mentre fino ad ora, nei libri di storia, i segnali di presenza del cristianesimo nel paese scandinavo risalivano alla seconda metà, data delle Jelling Stones, le grandi pietre runiche di Jutland che mostravano la più antica raffigurazione di Gesù su una croce in Danimarca. Quelle pietre commemoravano la conversione dei danesi al cristianesimo ma ora la data potrà essere rivista.

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domenica 13 marzo 2016

“Mio Dio, ma che cos’è?”: carcassa di una creatura lunga oltre 4 metri ad Acapulco

La carcassa di una strana creatura marina è stata ritrovata sul bagnasciuga di una spiaggia di Acapulco, in Messico. Un ammasso informe, lungo circa 4 metri, in avanzato stato di decomposizione che ha attirato decine di curiosi. Le foto e i video dello strano animale sono circolate in rete ed ora in tanti si chiedono a quale specie marina possano appartenere i resti

Il video

lunedì 22 febbraio 2016

La Nasa diffonde gli strani suoni provenienti dallo spazio e ascoltati dall’Apollo 10

Continua il mistero vissuto dagli astronauti due mesi prima dell’allunaggio del 1969

«The Dark Side of The Moon» (Il lato oscuro della Luna). Così è stato battezzato l’episodio, rimasto top secret sino al 2008, vissuto dagli astronauti dell’Apollo 10 in orbita attorno alla Luna due mesi prima del celebre sbarco avvenuto il 20 luglio 1969. 

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Dopo 40 anni, la musica proveniente dalla faccia nascosta della Luna



 

giovedì 4 febbraio 2016

Svelato il mito di Atlantide: ecco dove si trova la città leggendaria

Una strada di pietre bianche sui fondali dei Caraibi condurrebbe a una scoperta rivoluzionaria

Secondo Platone, Atlantide si trovava oltre le Colonne d’Ercole, il limite estremo del mondo conosciuto.

Nel IV secolo tale limite corrispondeva a un punto non ben precisato tra la Rocca di Gibilterra e la montagna di Jebel Musa, in Marocco, rispettivamente sulla costa europea e su quella africana.
Secondo altri sarebbero state nello Stretto di Messina. Le ipotesi, insomma, sono tantissime; al tema sono state dedicate alcune migliaia di libri e saggi, ma anche videogiochi, fumetti, film e serie Tv. Per secoli, comunque, il mito di Atlantide ha incuriosito studiosi, archeologi e avventurieri.
La leggenda narra che, dopo avere fallito l’invasione di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata in un singolo giorno per opera di Poseidone.

Dopo secoli, però, forse il mistero è stato finalmente svelato.

Nell’arcipelago delle Bahamas, al largo dell’isola di Bimini, due biologi hanno scoperto quelli che potrebbero essere i resti di Atlantide.

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domenica 31 gennaio 2016

Bibbia di 1500 anni conferma che Gesù Cristo non è stato crocifisso

Con grande costernazione del Vaticano, è stata trovata in Turchia, un Bibbia avente circa 1500-2000 anni, attualmente esposta nel Museo Etnografico di Ankara. Scoperto nel 2000 e, successivamente tenuto segreto, il libro contiene il Vangelo di Barnaba – un discepolo di Cristo – il quale rivela che Gesù, né è stato crocifisso, né è il figlio di Dio, ma è solo un profeta. Il libro, inoltre, giudica l’apostolo Paolo come un impostore. Il libro sostiene anche che Gesù ascese al cielo vivo, e che Giuda Iscariota fu crocifisso al suo posto.


Un articolo del National Turk (clicca QUI), dice che la Bibbia è stata sequestrata ad una banda di contrabbandieri durante un’operazione nella zona del Mediterraneo. L’articolo afferma che la banda è stata accusata di contrabbando di antichità, scavi illegali e possesso di esplosivi. Il libro è valutato 40 milioni di lire turche, circa 30.000 euro.

Autenticità

Secondo i rapporti, le autorità religiose di Tehram insistono sul fatto che il libro sia originale. È scritto con lettere d’oro in aramaico, la lingua di Gesù Cristo. Il testo mantiene una visione simile a quella dell’Islam, contraddicendo gli insegnamenti del Nuovo Testamento del cristianesimo. Gesù prevede anche la venuta del Profeta Maometto, che avrebbe fondato l’Islam 700 anni dopo.

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sabato 2 gennaio 2016

Il mistero degli alberi che camminano in Ecuador


Gli appassionati del Signore degli Anelli potranno essere entusiasti di questa notizia: gli Ent esistono davvero. Più o meno! In Ecuador, infatti, all’interno delle foreste della Riserva della Biosfera Sumaco, vicino a Quito, si possono trovare dei particolari alberi capaci di migrare alla ricerca di luce.
Questi alberi, appartenenti alla specie Socratea exorrhiza e soprannominati ‘alberi mobili’ migrano lentamente attraverso un complesso sistema di radici, percorrendo due o tre centimetri al giorno.
La Socratea exorrhiza è una palma originaria delle aree tropicali del Centro e Sud America. Può arrivare fino a 25 metri di altezza. Conosciuto anche come Palm Walking, quest’albero è impollinato dagli scarabei e i suoi semi sono una fonte di cibo per molti animali che vivono all’interno dell’ecosistema di cui fa parte.

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martedì 3 novembre 2015

La morte di Pasolini: un giallo italiano


Sarà anche vero – come sosteneva lui stesso – che il complotto talora assomiglia ad un delirio gradito perché sostitutivo di un confronto forte e impegnativo con la verità. Risulta tuttavia difficile, osservando i numerosi coni d’ombra che tutt’ora avvolgono la sua fine, non sospettare che dietro la morte di Pier Paolo Pasolini non vi sia molto di più di quanto finora ipotizzato, scritto e raccontato. Non per nulla gli stessi scettici del complotto – quanti cioè, dalla morte di Kennedy all’11 Settembre, amano demolire ogni ipotesi alternativa – riconoscono come la morte del poeta friulano, in effetti, sia ancora tutta da spiegare.

La storia dei misteri della morte di Pasolini inizia il 2 novembre 1975, poco prima dell’alba. Già qui, un primo, singolare mistero: appena il giorno prima, l’1 novembre, l’intellettuale rilascia al quotidiano La Stampa un’intervista alla quale, per sua espressa volontà, assegna un titolo che poche ore dopo si rivelerà drammaticamente profetico: «Siamo tutti in pericolo».

Ma torniamo alle prime luci del 2 novembre: è ancora buio quando, all’1:30 circa, una pattuglia dei carabinieri intercetta una Giulia 2000 GT grigia percorrere a tutta velocità il lungomare di Ostia. Nonostante la velocità e la grossa cilindrata dell’auto, i carabinieri riescono, dopo un inseguimento serrato, a stringere la Giulia argento contro la recinzione di uno stabilimento balneare. Il conducente, però, non intende affatto arrestare la sua fuga: scende dall’auto e comincia a scappare, a correre via. I carabinieri però sono più veloci di lui e finalmente lo fermano: ha 17 anni, è poco più di un ragazzino e si chiama Giuseppe Pelosi, Pino la Rana per gli amici.

Portatolo in commissariato, i carabinieri fanno subito una verifica e scoprono due cose: i precedenti penali di Pelosi e il nome del proprietario della Giulia; è il nome di un intellettuale molto famoso, di un regista, di uno scrittore e drammaturgo tra i più brillanti in assoluto: la Giulia 2000 GT risulta intestata a Pier Paolo Pasolini. Pelosi viene quindi trattenuto, ma – interrogato – si rifiuta di parlare. Sembra spaventato.

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