lunedì 3 luglio 2017

Il Diavolo e i Sette Nani

Un pallido sole era appena sorto quella mattina, quando un soldato bussò alla porta dell’Angelo. Non avrebbe mai disturbato il suo sonno, se non fosse stato certo di portargli una scoperta davvero eccezionale. Udita la novità, l’Angelo si vestì in men che non si dica e si affrettò verso i cancelli, gli occhi brucianti di trepidazione.
Era il 19 maggio 1944, ad Auschwitz-Birkenau, e Josef Mengele stava per incontrare la più grande famiglia di nani di cui si avesse notizia.


Gli Ovitz erano originari di Rozavlea, un villaggio nel distretto di Maramureș in Transilvania (Romania). Il loro patriarca era il rabbi itinerante Shimson Eizik Ovitz, affetto da pseudoacondroplasia, una forma di nanismo; nell’arco di due matrimoni egli aveva avuto dieci figli, di cui sette affetti dalla sua stessa malattia genetica. Cinque di loro erano femmine, e due maschi.
Il nanismo impediva i lavori manuali e faticosi: come risolvere il paradosso di una famiglia così numerosa in cui la forza lavoro era però quasi inesistente? Gli Ovitz decisero di rimanere il più uniti possibile, e si dedicarono all’unica attività che avrebbe garantito una vita decorosa a tutti loro: lo spettacolo.

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domenica 2 luglio 2017

BOBBIO (PC) - PONTE VECCHIO IL PONTE COSTRUITO DAL DIAVOLO

Il Ponte Vecchio, o Ponte gobbo o meglio "Ponte del Diavolo" è di età romanica ed è lungo 280 metri con 11 archi, tutti completamente irregolari. E' questa la sua caratteristica che lo rende unico nel suo genere, oltre che inquietante proprio per questo aspetto così strano.

La sua origine deriva da una leggenda abbastanza famosa. Pare che San Colombano, ansioso di giungere a Bobbio per iniziare l'opera di evangelizzazione, si trovò di fronte al Diavolo in persona che gli avrebbe promesso di costruire un ponte in una sola notte in cambio della prima anima che lo avrebbe oltrepassato la mattina dopo. San Colombano accettò e il Diavolo mantenne la promessa costruendo il ponte, irregolare per via della diversa altessa dei demoni che tenevano le arcate in fare di costruzione. Peccato che il primo essere che passò fu un cane (poverino!). Si dice che nella cripta della Chiesa di San Colombano ci siano ancora le orme dello stesso sventurato animale.

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mercoledì 28 giugno 2017

La “Porta dell’Inferno”: l’incredibile storia della voragine di fuoco nel deserto

Ribattezzata "Porta dell'Inferno", la spettacolare voragine di fuoco brucia nel deserto del Turkmenistan dal 1971. Ma non è un fenomeno naturale

È stata ribattezzato “Porta dell’Inferno” il cratere largo circa 70 metri e profondo fino a 50, che brucia ininterrottamente nel deserto del Karakum, in Turkmenistan. Formatasi a 260 chilometri dalla capitale Ashgabat, è situata non lontano dal villaggio di Derweze che, per una curiosa coincidenza, in lingua turkmena significa proprio “porta”.
Al contrario di quanto si possa pensare, la Porta dell’Inferno non è un fenomeno naturale. Questa spettacolare voragine grande quanto un campo di calcio brucia dal 1971, da quando cioè un gruppo di geologi sovietici si mise a trivellare il suolo alla ricerca di petrolio.
Proprio nel posto in cui avevano iniziato a cercare idrocarburi, c’era una gigantesca caverna prodotta dall’erosione dell’acqua, di cui non si sapeva nulla. Poco dopo l’inizio dei lavori, le trivelle raggiunsero una sacca di gas naturale, il tetto della caverna crollò, inghiottendo le attrezzature degli scienziati. Si formò così un avvallamento largo circa 70 metri e profondo fino a 50. Fortunatamente, l’incidente non causò vittime tra i geologi, sebbene si sia ipotizzato che la grande quantità di gas sprigionatasi nei primi tempi possa aver determinato la morte di alcuni abitanti dei villaggi vicini.

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domenica 25 giugno 2017

Codex Gigas o Bibbia del Diavolo

in collaborazione con l'autore Michele Leone

tratto da: http://micheleleone.it/codex-gigas-o-bibbia-del-diavolo/

Codex Gigas: Diavolo, Etimologie e Scongiuri

Il Codex Gigas (codice gigante) detto anche Bibbia del Diavolo, o Libro Nero e in una molteplicità di vari modi deve i suoi due principali appellativi ad un disegno del diavolo a tutta pagina contenuto nel manoscritto ed al suo formato. Il formato del Codex Gigas è impressionate, alto ±890 mm ​​e largo ±490 mm ed ha un peso di circa 75kg. È composto di 310 fogli di pergamena (di pelle d’asino o vitello) alle quali andrebbero aggiunte 8 pagine che si sono perse nei secoli. Il suo formato lo rende probabilmente il più grande manoscritto latino europeo. Il Codex Gigas è chiuso in una copertina di legno ricoperta di pelle e presenta alcuni ornamenti in metallo. Il manoscritto è ricco di Capolettera e miniature, come di alcuni disegni a tutta pagina come il già citato il ritratto del diavolo. Oggi il testo è conservato nella biblioteca nazionale di Stoccolma.


Cosa contiene il Codex Gigas? In questo volume troviamo una Bibbia (Antico e Testamento), Le antichità giudaiche e La guerra giudaica di Giuseppe Flavio, Le etimologie di Isidoro di Siviglia, alcune formule per scongiuri ed esorcizzare il diavolo, dei libri di medicina, una Storia della Boemia scritta da Cosma di Praga ed un calendario. Dall’indice si può dedurre che nelle pagine mancanti fosse contenuta la regola benedettina, di particolare interesse sono l’immagine a pagina piena della Gerusalemme Celeste e quella del diavolo tra due torri.

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domenica 18 giugno 2017

Creature bizzarre scoperte nelle profondità del mare australiano

Pesci senza faccia, giganteschi ragni di mare e altre creature ancora da catalogare. Sono solo alcune delle strane forme di vita scoperte durante la prima spedizione nel “mare profondo” lungo la costa orientale dell’Australia. La ricerca, guidata dai Musei Vittoria con in testa il dottor Tim O’Hara e supportata da Csiro Marine National Facility e dal Nas Nesp Marine Biodiversity Hub, è stata portata avanti da un team internazionale di 58 scienziati, a bordo della nave “Investigator”. L’imbarcazione è partita il 15 maggio scorso da Launceston in Tasmania e ha raggiunto Brisbane nel Queensland. Durante il viaggio, durato un mese, la nave ha seguito il bordo della piattaforma continentale australiana, dove l’oceano improvvisamente scende a quattro chilometri di profondità

Le reti da pesca e le slitte a traino utilizzate per raccogliere gli esseri presenti sul fondale hanno rivelato un mondo completamente sconosciuto. Ben 21 creature che vivono in quell’abisso oceanico, tra invertebrati e pesci, sono totalmente sconosciute alla scienza. Di seguito alcune immagini degli esseri che hanno sorpreso i ricercatori.

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venerdì 9 giugno 2017

L'ORO TRAFUGATO

Nel 1945 un certo Herbert Herzog fece ritrovare agli alleati il cosiddetto "tesoro di Salisburgo": circa 4.3 tonnellate di oro.

Durante il recupero dei sacchi notò che erano ancora piombati e che portavano la scritta "Banca d'Italia".

Ad Herzog venne fatta una promessa: avrebbe ricevuto una ricompensa non appena l'oro fosse stato riconsegnato al legittimo proprietario.
Dopo tre anni di inutile attesa scopre che l'oro è stato consegnato nel 1947 al governo di Vienna. Gli austriaci avevano "fornito prove" che l'oro ritrovato era di legittima proprietà della banca nazionale austriaca prima dell'occupazione dell'Austria da parte dei tedeschi e che non aveva mai lasciato il territorio austriaco.
Nel 1950 Herzog riesce ad avere una risposta in proposito dalla cancelleria austriaca: l'Austria non è proprietaria dell'oro ma solo detentrice, non è, quindi, autorizzata a dare nessuna ricompensa.
In seguito Herzog si reca a Roma e, dopo aver ricostruito la storia dell'oro ritrovato a Salisburgo (faceva parte di 72 tonnellate di oro rubato dall'Italia e destinato a Berlino), ottiene dal governo italiano la promessa di una ricompensa.

Il 30 settembre del 1952 la Banca d'Italia sporge denuncia contro la Banca nazionale austriaca. Inizia il processo ma, nell'aprile del 1954, viene sospeso. Le 4,3 tonnellate di oro sarebbero state incluse nei conteggi (fatti nel Trattato di Parigi del 1946) relativi alla ripartizione fra gli Stati aventi diritto all'oro nazista ritrovato dopo la guerra.

L'oro in questione, si sostenne, era per la maggior parte non identificabile. Herzog non si dette pace e, negli anni successivi, raccolse una precisa documentazione con cui ricostruì oltre cinque anni di trasporti di oro attraverso mezza Europa.
Tutto questo però non bastò ad Herzog per ottenere la sua ricompensa. Morì nel 1977.

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Gli otto chili della vergogna: l'oro di Auschwitz in Italia

5 Misteriosi tesori perduti della seconda guerra mondiale

lunedì 5 giugno 2017

Primo test del Dna sulle mummie dell'antico Egitto

Rivela parentele con le popolazioni di Europa e Anatolia

 

Il primo test del Dna mai condotto sulle mummie dell'antico Egitto rivela la loro parentela con le popolazioni di Europa e Anatolia. La ricerca, condotta sul materiale genetico di mummie del periodo compreso tra il 1400 a.C e il 400 d.C. è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications e coordinata da Johannes Krause e Wolfgang Haak, dell'Istituto Max Planck per la scienza della storia umana, e da Verena Schuenemann, dell'universita' tedesca di Tubinga. L'Egitto e' ideale per lo studio delle antiche popolazioni: ha una storia ben documentata e la sua posizione geografica ha favorito l'interazione della popolazione con quella degli altri Paesi vicini. I ricercatori erano interessati proprio a comprendere se i rapporti con gli altri popoli, le conquiste o le dominazioni subite avessero avuto un impatto sulla popolazione anche a livello genetico. ''Volevamo verificare se la conquista di Alessandro Magno e di altri avessero lasciato impronte genetiche sull'antica popolazione egiziana'', ha rilevato Schuenemann.

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martedì 23 maggio 2017

I nuovi segreti di Stonehenge

Un'importante scoperta archeologica: i resti di un vasto sito neolitico con 90 monoliti sepolti e disposti a forma di arena sono stati individuati dai radar a meno di 3 km da Stonehenge. Gli aggiornamenti su un lavoro durato 5 anni.


I megaliti sono stati individuati con avanzate tecniche di scansione radar del sottosuolo ma non disseppelliti. Una trentina sarebbe ancora intatta ma rovesciata, mentre degli altri si conserverebbero solo i frammenti. Secondo gli scienziati del team, potrebbe trattarsi di un vasto sito neolitico complementare a quello di Stonehenge, ma c'è anche chi pensa che tra i due luoghi non ci siano collegamenti.

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venerdì 19 maggio 2017

Il mistero del lago scomparso sui Sibillini

Una foto pubblicata sul profilo Facebook “Avventure di Montagna” da un escursionista ha destato lo stupire e le preoccupazioni di molti: dallo scatto infatti pare essere scomparso il Lago di Pilato, simbolo del Parco dei Sibillini, che si trova sotto la vetta del Monte vettore.

Nell’immagine si vede solo uno strato di neve, ma niente acqua, il timore è che la cusa possa essere il terremoto che ha colpito il Centro Italia e che ha colpito anche la zona della provincia di Perugia.


Alessandro Rossetti, funzionario e tecnico dell’Ente Parco dei Sibillini, ha invitato però alla cautela, dicendo all’Ansa: “Saliremo in quota assieme a un idrogeologo e agli esperti dell’Istituto superiore per la protezione ambientale, e saremo in grado di esprimerci. Nell’ultimo sopralluogo il 22 novembre scorso, la zona venne sorvolata con un elicottero e non riscontrammo alcuna anomalia, l’acqua era regolarmente presente nei due invasi. Il lago di Pilato, per sue caratteristiche naturali, è molto variabile: già in altri anni, malgrado copiose nevicate, di questi tempi presentava un livello delle acque molto basso e questo ci deve indurre alla massima cautela: affrettare conclusioni allarmistiche in questo momento sarebbe sbagliato”.

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mercoledì 17 maggio 2017

Il mistero delle cascate del Minnesota che si tuffano in un pozzo senza fondo

Scompaiono nel nulla, in un pozzo senza fondo. Le Devil’s Kettle Falls, ovvero le cascate del bollitore del diavolo, custodiscono un segreto ancora tutto da svelare. Siamo in Minnesota, negli Stati Uniti. Precisamente nel Judge Magney State Park, sul fiume Brule: l'acqua parte da Vista Lake, scorre per 65 chilometri per poi sfociare nel Lake Superior. O almeno, una parte lo fa. Metà flusso, infatti, cade in una gola nella roccia e ancor oggi non si sa dove riemerga.


Una sorta di buco nero - il bollitore del diavolo, appunto - di cui si conosce l'entrata ma non l'uscita. Un mistero che affascina da decenni geologi e idrologi, a cui non è stata data ancora risposta. In molti hanno provato a gettare dei galleggianti per individuare il corso del fiume. Ma nessuno è mai riemerso.

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venerdì 12 maggio 2017

mercoledì 3 maggio 2017

Le Sacre Grotte di Piyang, uno dei luoghi più misteriosi della Terra

Le tradizioni locali fanno risalire l’utilizzo delle grotte ad un periodo molto antico, quando le divinità abitavano sulla terra. Per questo motivo, molto templi sono stati costruiti nelle vicinanze e tutta la regione è ritenuta sacra dai nativi.

Il Tibet, uno dei luoghi più misteriosi e sacri dell’umanità, conserva numerosi segreti di un remoto passato, normalmente inaccessibili ai semplici turisti.
Tra questi, ci sono le Grotte di Piyang, uno dei siti archeologici più importanti del Tibet, situate nella parte occidentale del paese, in prossimità del Sacro Monte Kailash.
“A Piyang ci sono più di 1100 grotte di varie forme e dimensioni, alcune delle quali sono chiaramente siti abitativi, mentre altri sono probabilmente grotte utilizzate per la meditazione”, spiega l’archeologo americano Mark Aldenderfer, professore presso l’Università della California.

I lavori di scavo eseguiti nel sito di Piyang, in collaborazione con un gruppo di archeologi cinesi, sono stati il tentativo di dimostrare la veridicità delle fonti documentarie.

“Avendo una conoscenza sull’antico biddismo tibetano così scarsa, siamo stati fortunati a poter collaborare con Huo Wei e Li Yongxian, due archeologi del dipartimento di storia della Sichuan Union University a Chengdu. Per quanto ne so, è la prima collaborazione tra archeologi cinesi e occidentali in Tibet”, racconta Aldenderfer.

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domenica 30 aprile 2017

Perchè quel teschio umanoide è così diverso da tutti gli altri? L’enigma dello Starchild

Scoperto in Messico negli anni '30, il teschio dello Starchild (Figlio delle Stelle) rappresenta ancora un enigma per gli studiosi. A partire dal 1999, nell'ambito dello 'Starchild Project', l'insolito teschio è stato sottoposto ad una serie di analisi anatomiche e biologiche che hanno definitivamente escluso che si tratti del cranio di un individuo umano affetto da una qualche deformità. C'è chi ipotizza che possa trattarsi di un'antica specie umana non ancora conosciuta e chi crede che lo Starchild possa essere il cranio di un ibrido umano-alieno.

In archeologia, quando ci si imbatte nella scoperta di un oggetto sconosciuto, le prime indagini compiute dagli studiosi mirano a stabilirne la provenienza.
Questa, ovviamente, è una fase molto importante e delicata perché aiuta a capire se ci si trova di fronte ad un falso.
Tuttavia, la scienza moderna, con il suo metodo e i suoi strumenti, ha reso quasi impossibile simulare una reliquia come quella del teschio dello Starchild.

Anche se la provenienza di questo curioso cranio non è del tutto chiara, resta il fatto che esso esiste ed è reale, e ad oggi non esiste nessuna spiegazione che possa svelarne la natura. La storia dello Starchild comincia nel 1930.

Fu in quell’anno che un’adolescente americana, di origini messicane, si recò in vacanza con la sua famiglia in Messico. Nel corso di una visita in un piccolo villaggio nella regione messicana di Copper Canyon, la ragazzina cominciò ad esplorare da sola il territorio, scoprendo il tunnel di una vecchia miniera abbandonata.

All’interno della galleria trovò uno scheletro umano completo sdraiato sulla schiena. Accanto ad esso c’era un’area di terreno smossa, con quello che sembrava un osso umano spuntare dall’interno. Usando le mani, la ragazzina portò alla luce quello che poi ha descritto come uno scheletro più piccolo dell’altro e apparentemente deforme.

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sabato 29 aprile 2017

"C'è un'altra Monna Lisa sotto la Gioconda"

E' l'ipotesi avanzata dallo scienziato francese Pascal Cotte

PARIGI - C'è la sagoma di un'altra Monna Lisa, con un pendente a perla e spilli nell'acconciatura dei capelli, sotto la Gioconda che si può ammirare al Museo del Louvre di Parigi. O meglio: sotto la vernice della pittura dell'opera più celebre di Leonardo da Vinci, che avrebbe iniziato a dipingere nel 1503, ci sono ben tre diverse stesure nascoste di un disegno della gentildonna, che presenta numerose varianti rispetto all'enigmatico sorriso che inquieta da quasi 500 anni.

LEGGI - Scoperta la tomba di Monna Lisa


E' questa  l'ipotesi avanzata dallo scienziato francese Pascal Cotte, co-fondatore della società di ingegneria elettronica Lumiere Technology di Parigi, che nel 2004 ha avuto la possibilità di eseguire una serie di analisi non invasive sul dipinto, sperimentando una nuova tecnica chiamata Layer Amplification Method (Lam), come riferisce la Bbc, anticipando il documentario dal titolo The Secrets of the Mona Lisa che sarà trasmesso dalla rete televisiva britannica e che racconta dieci anni di ricerche.


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Tutti i misteri della Gioconda. E un’ipotesi sulla sua vera identità 

 

La scienza svela il mistero dietro La Gioconda: risolto l'enigma sul sorriso

 

 

 

 

lunedì 24 aprile 2017

I soldati della Wehrmacht drogati con le metanfetamine

Un libro rivela: «I successi dell’esercito? Non ideologia ma doping» Gli storici Mommsen, decano degli storici del nazismo: «Cambia il quadro generale»

 

La Wehrmacht era un esercito di dopati. La formidabile macchina da guerra di Adolf Hitler vinceva grazie alle anfetamine. La tattica rivoluzionaria del Blitzkrieg e l’autosuggestione di essere gli indistruttibili guerrieri della razza ariana non spiegano da sole i successi dell’esercito nazista nei primi anni del conflitto. In realtà un ruolo determinante ebbe l’uso sistematico fra i ranghi di Pervitin, una pillola a base di metanfetamina brevettata nel 1937 da Theodor Temmler e distribuita regolarmente dai medici militari ai soldati. 

A sfatare il mito dell’armata resa invincibile dall’ideologia e dalla superiorità tecnica, è un nuovo libro che esce oggi in Germania per i tipi di Kiepenheuer & Witsch. In Der totale Rausch. Drogen im Dritten Reich , lo scrittore Norman Ohler, storico per caso, racconta un capitolo poco conosciuto del Terzo Reich. Quello di un regime superomistico dove moltissimi, dalla guida suprema alle casalinghe, indulgevano nell’uso di stimolanti chimici.

Partito con l’idea di scrivere un romanzo, una storia di abuso di droga ambientata nella Germania nazista, Ohler ha fatto lunghe ricerche negli archivi di Friburgo e Coblenza. Nella sede della Cia a Washington ha potuto leggere i protocolli degli interrogatori del famigerato dottor Morell, il medico personale di Hitler, che soprattutto negli anni di guerra tenne di fatto il dittatore «sotto siringa», trasformandolo poco a poco in un tossicodipendente. Così, dall’idea del romanzo l’autore è approdato al saggio. 

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sabato 22 aprile 2017

I dieci misteri irrisolti delle Grotte artificiali di Longyou, Cina

Le Grotte Longyou sono una sistema di grandi caverne artificiali situate nei pressi del villaggio di Shiyan Beicun, nella prefettura di Quzhou, in Cina. Scoperte nel 1992, finora sono state individuate 36 grotte. Considerando la loro origine artificiale, si tratta di grotte molto grandi, con una superficie coperta che supera i 30 km². Chi le ha costruite e soprattutto perché? Ecco i dieci misteri irrisolti delle grotte di Longyou.

Situate nei pressi del villaggio di Shiyan Beicun nella provincia di Zhejiang, le Grotte di Longyou sono un magnifico e raro mondo sotterraneo, considerate in Cina come la ‘nona meraviglia del mondo’.

Queste affascinanti grotte artificiali, che si pensa risalgano ad almeno 2 mila anni fa, rappresentano una delle opere architettoniche sotterranee più grandi dei tempi antichi.
Scienziati e archeologi di tutto il mondo, però, non sono ancora riusciti a svelare i suoi segreti, lasciando senza risposta le domande su chi le abbia costruite e soprattutto perchè.

Il sistema di grotte è stato scoperto nel 1992 da un abitante del villaggio locale. Da allora sono state esplorate circa 36 cavità artificiali, per una superficie totale che super a 30 mila m². Le grotte sono state scavate nella siltite solida e ognuna di esse si inabissa ad una profondità di circa 30 m.

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mercoledì 19 aprile 2017

Triangolo delle Bermuda: Nave ricompare 90 anni dopo la sua scomparsa.


Circa due giorni fa le autorità cubane hanno ritrovato una strana nave, nei pressi di una zona militare dell’Havana. Quando hanno cercato di comunicare con l’equipaggio, si sono resi conto che l’imbarcazione apparteneva a un’altra epoca, si tratta, infatti della Cotopaxi, un nome che i più esperti ricorderanno, associato al triangolo delle Bermuda.

La nave partì il 29 novembre 1925 dal porto di Charleston, South Carolina, diretta proprio verso Cuba, con un equipaggio di circa 30 uomini, oggi tutti scomparsi. La nave trasportava cotone, un enorme quantitativo di cotone e non arrivò mai a destinazione. Pochi giorni dopo, l’allora primo ministro cubano, Calamé, aprì un’inchiesta precisa, proprio per investigare sulla scomparsa della nave. Ma fino a due giorni fa, mai nessuno era riuscito a trovare qualcosa in merito a quella scomparsa, nonostante gli sforzi sia americani sia cubani.

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Triangolo delle Bermuda, svelato il ''mistero'' della nave riapparsa dopo 90 anni

domenica 16 aprile 2017

Le uova Fabergé, incredibili opere d’arte dal valore di milioni di dollari


Proviamo ad immaginarci la gioia e lo stupore che deve aver provato l’imperatrice russa Maria Fëdorovna quando, nel 1885, suo marito Alessandro III di Russia, le regalò come uovo di Pasqua (molto speciale) il primo uovo Fabergé

Un uovo incredibile, ed incredibilmente prezioso; non certo fatto di cioccolato, ma realizzato e lavorato interamente a mano dal gioielliere e orafo russo Peter Carl Fabergé, facendo uso di oro, diamanti, rubini e tantissimi altri materiali preziosi. Un’opera d’arte di ineguagliabile bellezza!

Questo primo uovo Fabergé, così come quelli che seguiranno, fu sin da subito riconosciuto unanimemente come un’opera d’arte della gioielleria mondiale e fu denominato “Uovo con gallina” (un tuorlo tutto d’oro contenente una gallina con occhi di rubino): questo primo stravagante regalo fu solo l’inizio di una lunga serie di sempre più magnifiche e preziose “uova di Pasqua” (Fabergé fu nominato gioielliere di corte), e in totale, nel corso di poco più di tre decenni, furono commissionate e realizzate 52 uova Fabergé “imperiali” (realizzate dal 1885 al 1917) e 7 uova Fabergé commissionate dal nobiluomo russo Alexander Kelch per la moglie Barbara (realizzate dal 1898 al 1904).

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venerdì 14 aprile 2017

Un uomo morto per un’ora racconta di essere stato nell’aldilà

Questa è l'incredibile storia di un uomo americano ritornato in vita dopo essere tecnicamente morto per quasi un ora. Quando ormai i medici avevano interrotto ogni tentativo per rianimarlo, l'uomo ha scioccato tutti ritornando in vita. Ma ciò che più sconcerta è il racconto di ciò che ha visto dall'altra parte.

Brian Miller, 41 anni, è un camionista dell’Ohio. Mentre era intento ad aprire un contenitore, si è reso conto che c’era qualcosa che non andava.

L’uomo ha immediatamente chiamato la polizia. “Sono un autista di camion e penso che sto avendo un attacco di cuore”, ha detto all’operatore.

Miller è stato prelevato da un ambulanza e subito ricoverato in un ospedale locale dove i medici sono riusciti ad arginare l’attacco cardiaco.

Ma dopo aver ripreso conoscenza e sentire alleviare il dolore, l’uomo ha sviluppato una fibrillazione ventricolare, una aritmia cardiaca rapidissima, caotica che provoca contrazioni non coordinate del muscolo cardiaco dei ventricoli nel cuore.

Il risultato è che la gittata cardiaca cessa completamente. La fibrillazione ventricolare è uno dei quattro tipi di arresto cardiaco.

«Non c’era battito cardiaco, non c’era pressione sanguigna e non c’era polso», racconta l’infermiera Emily Bishop a fox8.com. I medici hanno cercato di rianimarlo, tentando per quattro volte di riportarlo in vita, ma Miller sembrava ormai senza speranza.

È a partire da questo momento che Miller ha raccontato di essere scivolato via in un mondo celeste. «L’unica cosa che mi ricordo è che ho cominciato a vedere la luce e a camminare verso di essa», racconta Brian.

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giovedì 6 aprile 2017

Elvis Presley è ancora vivo, almeno fino a qualche anno fa

Il re del rock and roll ancora vivo, tante le testimonianze del suo allontanamento volontario dal mondo dello spettacolo.

L’indimenticato re del rock and roll, Elvis Presley potrebbe essere ancora vivo, è sicuro secondo numerose testimonianze, The King è deceduto nel lontano 1977 fu trovato nel bagno di casa sua dall’allora fidanzata Ginger Alden.
Il cantante era deceduto, come riporterà il referto, per un presunto attacco cardiaco, anche se in futuro sarebbero state anche altre le teorie sul vero motivo della morte, in seguito infatti pare sia stato constatato un rigurgito del suo stesso vomito, dovuto ad un improvviso collasso cardiaco, questa la testimonianza del suo medico personale.

C’è da sottolineare che Elvis Presley all’epoca della morte era arrivato a pesare circa 158 kg, nonostante la pressione dei suoi medici sull’assunzione di cibi più nutrienti e adatti ad una possibile dieta alimentare idonea.

Il medico personale di Elvis alcuni anni dopo rilasciò un’intervista nella quale rivelava alcuni particolari interessanti della vita del cantante, pare infatti che Elvis era quasi ossessionato dall’idea di avere un figlio maschio e che lo avrebbe voluto con la sua nuova compagna di allora.

La sua ultima compagna aveva confermato, successivamente, che il cantante era particolarmente legato alle dipendenze, non solo dai farmaci ma soprattutto dal cibo che mangiava tanto da arrivare a mangiare per un anno intero, sempre le stesse pietanze.

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martedì 4 aprile 2017

Caverna delle Arene Candide

Teschio
Il nome dell'ampia caverna (m 70 x 20) è dovuto alla presenza nelle sue vicinanze di una duna di sabbia silicea bianca, le "Arene Candide", presente nella zona (fino agli anni '20 si addossava al promontorio della Caprazoppa). La cavità oggi si apre a 90 metri di altezza sul livello del mare ed è stata oggetto di esplorazioni fin dal XIX secolo.
Nel 1940 Luigi Bernabò Brea, soprintendente archeologo della Liguria, ha cominciato a scavare utilizzando il metodo stratigrafico nella parte più orientale della grotta, in una zona non intaccata dagli scavi ottocenteschi. 

I successivi scavi hanno messo in luce un deposito dello spessore di oltre otto metri databile tra l'età tardo-romana e il Paleolitico Superiore (25000 anni fa).

Le evidenze più significative sono date da oltre 20 sepolture di individui: tali sepolture si trovano in una zona interna della grotta in un livello datato a circa 11.600 anni fa. I corpi sono nella maggior parte dei casi allungati sulla schiena, in una fossa e l'ocra è presente in abbondanza. I corredi sono generalmente ricchi e si compongono di ornamenti di conchiglie marine e d'osso, pochi manufatti di selce, blocchetti d'ocra, arti e altre parti del corpo dei piccoli mammiferi e uccelli.

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domenica 2 aprile 2017

Marilyn Monroe: l'ultimo mistero

Ricostruita la vita della diva che sarebbe stata uccisa perché avrebbe rivelato alcuni segreti presidenziali.

Il video

domenica 26 marzo 2017

IL DNA UMANO POTREBBE ESSERE DI ORIGINE EXTRATERRESTRE

La struttura del DNA umano è stata sempre oggetto di perpeplessità da parte degli scienziati, in quali non riescono ancora a fornire una risposta coerente, sulla sua origine e sul perchè si differenzi sensibilmente dal DNA di altre specie viventi.

Le difficoltà interpretative hanno indotto alcuni studiosi a ritenere che il nostro DNA non ha origini terrestri bensì aliene o, per così dire, extraterrestri.

Gli esperti dichiarano: “Prima o poi … dobbiamo accettare il fatto che tutta la vita sulla Terra porta con se il codice genetico dei nostri cugini extraterrestri e che l’evoluzione non è quello che noi pensiamo che sia.” Secondo gli scienziati che hanno speso più di 134 anni di lavoro sul genoma umano, il DNA umano è stato progettato da civiltà aliene avanzate.

Questo è quando sostengono alcuni scienziati provenienti da Kazakistan, che appunto dopo anni di ricerche, sono arrivati alla conclusione che la nostra specie è stata creata e progettata da una ‘civiltà superiore’. Gli esperti ritengono che i nostri ‘creatori’ hanno voluto conservare un messaggio all’interno del nostro DNA  o semplicemente la vita animale e vegetale su altri pianeti.

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venerdì 24 marzo 2017

Il caso O.J. Simpson

Il caso O. J. Simpson è un fatto di cronaca nera avvenuto negli Stati Uniti d'America nel 1994 e il relativo processo penale (ufficialmente People of the State of California v. Orenthal James Simpson) condotto presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, in California.

O.j. Simpson di nuovo a processo

Il noto giocatore di football americano O. J. Simpson fu accusato dell'omicidio dell'ex moglie Nicole Brown Simpson e del cameriere Ronald Lyle Goldman, avvenuto il 12 giugno del 1994.
Al termine della vicenda giudiziaria, descritto come il processo penale più pubblicizzato della storia americana, il verdetto emesso il 3 ottobre 1995 ha assolto dalle accuse Simpson.


Il matrimonio Brown-Simpson

O.J. Simpson nel 1990

Nicole Brown e O. J. Simpson si sono sposati il 2 febbraio del 1985, cinque anni dopo il suo ritiro dal football americano professionistico. La coppia aveva due figli, Brooke Sydney Simpson (nata il 17 ottobre 1985) e Justin Ryan Simpson (nato il 6 agosto 1988). Il matrimonio è durato sette anni, durante i quali Simpson è stato accusato di violenze coniugali nel 1989. La Brown aveva quindi chiesto il divorzio il 25 febbraio 1992, citando "differenze inconciliabili".

L'omicidio

Alle 00:10 del 13 giugno 1994, Nicole Brown Simpson e il venticinquenne Ronald Lyle Goldman furono trovati uccisi fuori dal condominio di lei, all'875 di South Bundy Drive, nella zona di Brentwood.
Secondo le prime ricostruzioni, Nicole, che era andata a cena con la madre al vicino ristorante Mezzaluna, aveva telefonato al locale per segnalare che la madre aveva dimenticato sul tavolo i suoi occhiali da sole: dopo averli ritrovati, Ron Goldman, che lavorava lì come cameriere, si era offerto di riportarglieli.
I cadaveri erano a terra in un lago di sangue: la donna aveva ricevuto 12 coltellate e aveva la testa quasi mozzata,[1] oltre a ferite da difesa sulle mani. La ferita attraverso il collo l'aveva lasciata a bocca aperta, attraverso la quale si poteva vedere la laringe, e anche la vertebra C3 è stata incisa. Sul corpo del giovane vennero rinvenuti i segni di 20 coltellate.[1] Entrambe le vittime erano morte diverse ore prima di essere state scoperte.

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