L’allenatrice della Valieva è disumana, invece di consolarla l’attacca: “Perché non hai combattuto?”
La reazione di Eteri Tutberidze, l’allenatrice di Kamila Valieva, dopo la sua disastrosa prova nel concorso individuale di pattinaggio artistico alle Olimpiadi, mostra il volto disumano del sistema russo di addestramento di queste giovanissime atlete.
La drammatica conclusione del singolo femminile di pattinaggio artistico alle Olimpiadi è stata uno spettacolo che non fa onore allo sport ed espone in maniera cruda il sistema russo di reclutamento, addestramento e feroce motivazione di atleti ed atlete che spesso sono giovanissimi ed incapaci di sottrarsi al meccanismo tossico in cui sono intrappolati. I termini usati sono non a caso militari, visto che questi ragazzi non sono mandati a competere in nome dello sport, nella sua accezione più elevata, ma selezionati e programmati con un unico obiettivo: vincere a qualsiasi costo, per portare successi alla madre Russia e tenerla alta nel medagliere.
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