Quasi 80 anni fa in Ucraina vennero scoperte le fosse comuni dove erano stati sepolti oltre 20 mila polacchi uccisi dai sovietici, una strage di cui per anni non si poté parlare
Il 13 aprile del 1943 Radio Berlino annunciò che nella foresta di Katyn, nella Russia occupata dall’esercito nazista, erano stati trovati 3.000 corpi di ufficiali e soldati polacchi, tutti uccisi con un colpo di pistola alla nuca. Fu una strage di cui per il resto della guerra si accusarono a vicenda la Germania nazista e l’Unione Sovietica. Regno Unito e Stati Uniti rimasero in un silenzio imbarazzato, opponendosi a indagini neutrali sulla strage per il timore di indispettire i loro alleati russi.
Nonostante le assicurazioni britanniche ai polacchi in esilio che combattevano con gli alleati, nessuno venne mai condannato o processato per la strage. La Russia riconobbe le sue responsabilità nella strage soltanto nel 1991, autoaccusandosi dell’esecuzione di circa 1.800 morti. Alla fine delle ricerche, nella foresta di Katyn e in altri luoghi dell’Ucraina e della Bielorussia, vennero ritrovati più di 20 mila corpi.
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