Guerra in Iran: province di Alessandria e Pavia tra le prime 50 in Italia per aggravio su luce e gas
ITALIA – A circa due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati delle principali materie prime mostrano una tenuta complessivamente solida. A differenza di quanto spesso accade nelle fasi di forte tensione geopolitica, non si sono registrate impennate diffuse dei prezzi. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, diverse commodities hanno addirittura segnato un calo: nickel -1,9%, rame -2,6%, piombo -2,7%, zinco -3% e stagno -7,9%. Un andamento che segnala, almeno per ora, una certa capacità di tenuta delle catene globali di approvvigionamento e dei mercati internazionali. Le tensioni più forti si sono concentrate invece sui combustibili fossili. Il petrolio è salito del 45,8%, mentre il gas ha registrato un aumento del 62%. In entrambi i casi, rileva la CGIA, la crescita nelle ultime due settimane è stata persino superiore a quella osservata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Un dato che conferma quanto il comparto energetico resti il più esposto agli squilibri geopolitici.
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