L’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, un mistero lungo 50 anni

JFK non fu il primo presidente ad essere ucciso, prima di lui Lincoln, Garfield e McKinley. Nel suo caso, però, l'importanza assunta dai media e dagli Stati Uniti nel panorama mondiale, resero l'omicidio (forse in parte irrisolto) il più discusso di tutti i tempi

John Fitzgerald Kennedy – L’infinita serie di teorie della cospirazione che albergano dietro le quinte dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy inizia pochi istanti dopo l’attentato. Fu, infatti, Robert Kennedy, fratello del presidente e capo del Dipartimento di Giustizia statunitense, a ricevere l’infausta chiamata dal padre-padrone dell’FBI, J. Edgar Hoover, che, con schietto linguaggio burocratico, comunicò a Bobby – suo superiore – che il presidente era stato colpito da un’arma da fuoco. E’ in quel momento che emergono i primi dubbi che dietro la morte di JFK ci sia qualcosa di più grande che un gesto estremo di un folle.

Lee Harvey Oswald – Il folle in questione era Lee Harvey Oswald, un operaio ed ex-marines americano con simpatie comuniste e castriste. Tali simpatie gli costarono l’emarginazione dal corpo dei Marines e l’isolamento, fino alla decisione di mollare tutto, nel 1959, e partire verso la terra del comunismo: l’Unione Sovietica dalla quale ottenne la cittadinanza, ritornando, poi, negli States nel 1962. Negli istanti successivi all’attentato, Oswald fu visto fuggire dal portone della Texas Book Depository di Deadley Plaza in maniera rocambolesca, finendo braccato dalla polizia poche ore più tardi. Interrogato, Oswald si dichiarò sempre innocente, anche se il fucile Manlicher-Carcano, usato per eliminare John Kennedy, era di sua proprietà e aveva sopra le sue impronte.

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Quello che ancora oggi non torna sull'omicidio Kennedy

 

 

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