In Ucraina li chiamano «orchi» che «rubano i bambini»: migliaia mancano all’appello Per i russi sono «generosi rieducatori», che impongono subito ai ragazzi la cittadinanza
In Ucraina li chiamano «orchi» perché «rubano i bambini». Per i russi sono «generosi rieducatori». Come il ceceno Chalayev, che dopo la carneficina di Mariupol guida la formazione degli adolescenti deportati a Grozny. Rinchiusi nel centro di addestramento dei corpi speciali islamisti del dittatore Kadyrov. Oppure come gli orfani condotti in una “colonia” in Crimea, dove hanno ricevuto un passaporto russo. Il piano per l’indottrinamento dei “figli della guerra” non è stato improvvisato. E dopo mesi di accuse e sospetti arrivano le conferme dai funzionari Onu e dalle verifiche incrociate. Ora conosciamo i nomi e i volti dei “cattivi maestri”. L’unica incertezza sono i numeri. «Al momento ci sono solo delle stime e nessun dato certo. Quello che sappiamo è che sono state varate delle norme in conflitto con il diritto internazionale», ci aveva risposto due giorni fa l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, che ha confermato la pratica del cambio di cittadinanza per i minorenni soli portati sotto il controllo delle autorità russe, e «altre norme approvate di recente che facilitano l’adozione di questi bambini», in spregio al diritto internazionale. Le famiglie ne hanno perso le tracce da mesi.
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