Il terremoto in Myanmar e i danni «inspiegabili» a 1.300 km di distanza: «La faglia di Saigang si è svegliata»
Il conto dei morti sale a oltre mille. Ma secondo gli Usa potrebbe arrivare a 10 mila. Cosa ha provocato le due scosse e perché gli eventi potrebbero ripetersi
Il bilancio del terremoto in Myanmar sale a mille morti e 2400 feriti. Lo fa sapere la giunta militare del paese, mentre secondo le stime dello United States Geological Survey (Usgs) il conto finale dei decessi potrebbe arrivare a 10 mila. Ma cosa ha provocato le due scosse di magnitudo 7.7 e 6.4, 300 volte più forti di quelle di Amatrice? Una scossa così forte da aver provocato crolli a 1.300 chilometri di distanza? Gli esperti puntano il dito sulla faglia di Saigang. Si tratta di una linea retta da nord a sud per circa 1.200 chilometri. Collega la città di Mytkyna con il Mare delle Andamane. E proprio lungo questa linea sorgono i principali centri urbani del paese.Myanmar, un terremoto inspiegabile
«Non è spiegabile che un terremoto provochi danni a oltre mille chilometri. A meno che non si ipotizzi un fenomeno di amplificazione locale: e in effetti Bangkok è costruita su giacimenti alluvionali in prossimità della riva del mare. Un contesto geologico che può aver amplificato una scossa arrivata da così lontano», dice oggi a Repubblica Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La placca indiana, premendo verso Nord-Nordest, ha generato l’Himalaya. Attualmente si verifica uno scivolamento laterale alla velocità di 3-4 centimetri l’anno. «Per adattarsi a tutto questo movimento laterale, si sono formate delle faglie che consentono alle placche tettoniche di scivolare lateralmente. È una di queste», dice Rebecca Bell, esperta di Tettonica all’Imperial College di Londra.
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