giovedì 13 dicembre 2018

Scoperto un continente sommerso sotto l'Oceano Atlantico: E' Atlantide?



Grazie al sottomarino Shinkai gli scienziati dell'Istituto Oceanografico di San Paolo e dell'Agenzia per la Scienza Marina giapponese, sono stati in grado di recuperare a 6500 metri di profondità, sotto l'Oceano Atlantico, delle rocce di granito che normalmente si trovano solo sulla terra.
Le rocce di granito individuate sotto il Rilievo di Rio Grande, a 1500 chilometri a sud di Rio de Janeiro, in Brasile, potrebbero essere i resti di un continente scomparso, rimasto sommerso fino ad ora .
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lunedì 3 dicembre 2018

Mostro di Firenze, Ros trova un’ogiva a 33 anni dall’omicidio della coppia francese

Gli inquirenti della Procura di Firenze attendono adesso le perizie balistiche. Esperti al lavoro anche per evidenziare eventuali tracce organiche sull'ogiva tali da consentire un esame del Dna

I carabinieri del Ros hanno estratto un’ogiva rimasta dal 1985in un cuscino trovato nella tenda di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, la coppia di giovani francesi ultime vittime del mostro di Firenze. Un colpo a vuoto che non venne trovato nel corso delle indagini di 33 anni fa e che, come spiega La Nazione che ha anticipato la notizia, è stato estratto e consegnato al consulente della procura, nell’ambito della nuova inchiesta, per verificare se sia stato sparato dalla Beretta calibro 22 o da un’altra pistola.
L’ogiva (che è la parte anteriore di un proiettile, ndr) è stata recuperata nel corso dei rilievi voluti dalla Procura di Firenze nell’inchiesta, coordinata dal pm Luca Turco, che vede indagati l’ex legionario Giampiero Vigilanti, 88 anni, insieme al medico Francesco Caccamo, 87enne. Gli inquirenti attendono adesso le perizie balistiche. Esperti al lavoro anche per evidenziare eventuali tracce organiche sull’ogiva tali da consentire un esame del Dna. Per gli ultimi quattro duplici delitti seriali avvenuti nel Fiorentino vennero condannati, come complici di Pietro Pacciani (nella foto), Mario Vanni e Giancarlo Lotti, i cosiddetti ‘compagni di merende’, entrambi deceduti.
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giovedì 29 novembre 2018

Scoperto un continente sommerso sotto l'Oceano Atlantico: E' Atlantide?

Grazie al sottomarino Shinkai gli scienziati dell'Istituto Oceanografico di San Paolo e dell'Agenzia per la Scienza Marina giapponese, sono stati in grado di recuperare a 6500 metri di profondità, sotto l'Oceano Atlantico, delle rocce di granito che normalmente si trovano solo sulla terra. Le rocce di granito individuate sotto il Rilievo di Rio Grande, a 1500 chilometri a sud di Rio de Janeiro, in Brasile, potrebbero essere i resti di un continente scomparso, rimasto sommerso fino ad ora . Secondo i geologi, i movimenti della crosta terrestre avrebbero provocato lo sprofondamento in mare di una placca di terra, al momento della separazione di Pangea, la massa continentale che esisteva nel Paleozoico, prima che Africa ed America Latina si dividessero


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sabato 24 novembre 2018

Svelato il mistero delle piramidi di terra del Brasile che si tramandava da quattromila anni

È l’incredibile lavoro fatto dalle termiti e visibile addirittura dallo spazio
Mentre gli antichi egizi stavano costruendo le piramidi, minuscole termiti brasiliane scavavano la terra, creando giganteschi tumuli che esistono ancora oggi e sono talmente imponenti da essere visibili dallo spazio.     Un nuovo studio pubblicato su Current Biology ha svelato il segreto che nascondevano i milioni di tumuli di terra che si trovano nascosti nella foresta tropicale secca nel nord-est del Brasile...

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lunedì 19 novembre 2018

Sotto i ghiacci della Groenlandia c'è un cratere meteoritico più grande di Parigi

Sepolto a un chilometro di profondità sotto un ghiacciaio continentale, il "buco" ha un diametro di 31 km: un impatto così imponente dovette avere effetti evidenti sul clima dell'emisfero nord.


Un gruppo internazionale di ricercatori ha scoperto un cratere di impatto di 31 km di diametro sepolto sotto mille metri di ghiaccio nella Terra di Inglefield, nel nordovest della Groenlandia. Il "buco" studiato per tre anni dagli scienziati del Centre for GeoGenetics del Museo di Storia Naturale della Danimarca e dell'Università del Kansas è il primo a essere individuato sotto a una calotta di ghiaccio continentale, nonché uno dei 25 maggiori crateri meteoritici al mondo.

Si pensa che a lasciarlo sia stato un masso celeste in ferro di un chilometro di diametro, precipitato sulla Terra in tempi relativamente recenti, in termini geologici: il ghiaccio è un potente agente erosivo, e se ci sono ancora tracce consistenti dell'impatto è perché l'evento potrebbe essere avvenuto quando la Groenlandia stava cominciando a ricoprirsi di ghiaccio, forse addirittura sul finire del Pleistocene, 12 mila anni fa.

La posizione del cratere sotto i ghiacci della Groenlandia occidentale. Anche se la depressione è sepolta a 1000 metri di profondità, la copertura che la sovrasta ne porta "l'impronta". | THE NATURAL HISTORY MUSEUM OF DENMARK
TRE ANNI FA. La depressione circolare che si trova sotto al ghiacciaio Hiawatha, all'estremità della piattaforma di ghiaccio del nord della Groenlandia, fu notata per la prima volta nel luglio 2015, durante un tentativo di mappare la topografia del territorio sotto alla calotta di acqua congelata. Si pensò subito alla traccia di un meteorite - uno di 20 tonnellate è stato ritrovato non lontano dal ghiacciaio Hiawatha - ma per averne conferma ci è voluto più tempo.

Prima di tutto, il luogo del cratere è stato sorvolato da un aereo di ricerca dell'Alfred Wegener Institute (Germania) munito di un potente radar per indagare sotto i ghiacci: «Le immagini hanno superato ogni aspettativa - spiega Joseph MacGregor, glaciologo della NASA - e mostrato nel dettaglio un bordo evidentemente circolare, un sollevamento centrale, strati di ghiaccio intatti o contaminati, detriti alla base. Non manca nulla».

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domenica 18 novembre 2018

Il vero scopo delle piramidi è finalmente stato scoperto!

Si è pensato a lungo che le tombe egiziane fossero state costruite per onorare i faraoni; oltretutto, è ciò che abbiamo appreso sui banchi di scuola. Ma questa potrebbe non essere la verità! Preparati a sconvolgerti, perché a quanto pare i ricercatori hanno finalmente scoperto il vero scopo delle piramidi! Sembra che queste strutture uniche al mondo avessero una funzione che non ha nulla a che vedere con il seppellimento dei defunti…

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sabato 17 novembre 2018

L’incredibile storia di Siso, il capodoglio che visse due volte

di Federico Nastasi
Estate 2017, al largo delle Eolie c’è un capodoglio intrappolato in una rete da pesca illegale. La Guardia Costiera riesce a liberarlo in parte. Ma il cetaceo intrappolato, dopo una lunga agonia, non sopravvive. Le correnti spingono la carcassa fino a una spiaggetta isolata a Capo Milazzo. E comincia il dibattito tra le varie autorità sulle più disparate ipotesi per eliminare i resti dell’animale. Una propone senz’altro d’inabissarlo.
Ma per Carmelo Isgrò, giovane biologo marino milazzese, il capodoglio non è un rifiuto da eliminare ma una risorsa da valorizzare. Riesce a convincere le autorità a fermarsi: “Recupero io le ossa”. Ogni giorno, per due settimane, raggiunge l’impervia spiaggetta e s’immerge nell’acqua putrida dove, lentamente, si sta decomponendo il mammifero. Durante l’operazione di recupero dallo stomaco saltano fuori numerosi rifiuti in plastica, tra cui un vaso da giardino e le solite buste da supermercato.

Pochi giorni dopo lo spiaggiamento, un pirata della strada ammazzaFrancesco “Siso”, l’amico che aveva aiutato il biologo al recupero dell’animale. “Si chiamerà anche lui Siso” decide Carmelo: adesso il capodoglio ha anche un nome.
Alla fine, Carmelo è riuscito a recuperare le ossa e iniziarne la pulizia. Vuole ricostruire lo scheletro, esporlo in uno Museo da creare a Milazzo. Uno spazio in cui alle meraviglie del mare si affianchi la prova delle attività distruttive dell’uomo, dove si mescolino scienza e arte, divulgazione scientifica, educazione ambientale e protezione del mare. “Siso”, nel frattempo, è diventato anche il nome di un progetto della ong ambientalista Sea Shepherd, che si occupa di protezione del mare e dei cetacei.
Oggi, dopo un anno di lavoro gratuito e volontario di Carmelo, Siso è finalmente pronto per essere esposto. La sua nuova casa sarà il Bastione di Santa Maria nel Castello di Milazzo.
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venerdì 16 novembre 2018

Trovato lo scheletro di un "vampiro" bambino di epoca tardo romana

Lo scheletro di un bambino di 10 anni, ucciso forse dalla malaria, è stato rinvenuto nella Necropoli dei Bambini, in Umbria. Ha una grossa pietra nella bocca, come a volerne impedire il ritorno tra i vivi.


Il cranio del bambino deceduto di malaria, con una pietra incastrata tra i denti.
Lo scheletro di un bambino rinvenuto in un antico cimitero italiano testimonia le paure scatenate, nella popolazione tardo-romana, da una violenta epidemia di malaria, che 1.500 anni fa causò molte vittime soprattutto tra i più giovani.

Il bambino (o bambina: il genere non è noto) è stato ritrovato quest'estate in uno scavo archeologico in Umbria, con una pietra incastrata nella bocca, in una di quelle sepolture anomale che un tempo venivano usate per impedire che la malattia, o il morto stesso, uscissero dalla tomba per infestare i vivi. La scoperta è avvenuta nella Necropoli dei Bambini a Lugnano in Teverina (Terni), un cimitero allestito attorno al 450 d. C. sul terreno di una villa romana abbandonata.

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Oumuamua è una sonda inviata dagli alieni per spiarci, l’ipotesi choc di Harvard fa discutere

Oumuamua, l’oggetto interstellare a forma di sigaro arrivato nel nostro Sistema Solare, potrebbe essere una sonda aliena mandata per spiarci, oppure una vela solare. L’ipotesi choc è dei ricercatori di Harvard che nel loro studio ci spiegano come sono arrivati a questa conclusione così ‘esotica’. Nel frattempo molti sono gli scienziati che si sono schierati contro questa teoria.



Oumuamua, il primo oggetto di origine interstellare osservato nel Sistema Solare, potrebbe avere origine aliena e questo potrebbe spiegare il suo movimento nello spazio. La teoria dei ricercatori di Harvard ha fatto il giro del mondo in pochissime ore e già sono molti gli scienziati che si schierano contro questa originale proposta ‘scientifica', ma vediamo perché e cosa dice esattamente lo studio.

Una vela solare di una navicella aliena. Lo studio intitolato “Could solar radiation pressure explain ‘Oumuamua"s peculiar acceleration?' è stato pubblicato dai ricercatori di Harvard Shmuel Bialy e Braham Loeb e ha lo scopo di comprendere meglio la cause relative al movimento di questo oggetto nello spazio. La sua traiettoria ha portato in passato gli scienziati a dire che non si trattasse di un oggetto del nostro Sistema Solare, così come la sua forma a sigaro è da considerarsi piuttosto unica, è lungo 400 metri ed è largo 40.

Cos'è Oumuamua. Considerata la forma di Oumuamua, secondo i ricercatori è difficile che la sua accelerazione possa essere data dalla forza della pressione delle radiazioni del sole. Però non è impossibile. “Se così fosse Oumuamua rappresenterebbe una nuova classe di materiali sottili interstellari prodotti naturalmente o di origine artifuciale”, spiegano all'interno dello studio. Se avesse un origine artificiale, Oumuamua potrebbe essere una vela solare che sta ‘galleggiando' nello spazio come “resto di un equipaggiamento tecnologico avanzato”. Se così fosse, questo spiegherebbe alcune caratteristiche di Oumuamua, come la sua inusuale geometria.

L'ipotesi ‘esotica': gli alieni. “Alternativamente, uno scenario più esotico potrebbe considerare ‘Oumuamua' una sonda completamente operativa inviata intenzionalmente sulla Terra da una vicina civiltà aliena”, a causa sempre del suo movimento dello spazio analizzato secondo una lunga serie di dati dagli scienziati di Harvard.

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Un’astronave a forma di sigaro spedita dagli alieni per spiarci: cos’è davvero Oumuamua



mercoledì 14 novembre 2018

Antico Egitto, mummie di decine di gatti e rari scarabei scoperte in tombe millenarie

Il Ministero delle Antichità egiziano ha annunciato di aver scoperto un grande numero di tesori archeologici custoditi all’interno di 7 tombe, rinvenuti nella necropoli di Saqqara a sud del Cairo. Tra gli altri, i resti mummificati di decine di gatti e quelli rarissimi di scarabei, centinaia di amuleti dedicati a diverse divinità, statue in bronzo e legno e due mummie.


Rarissimi scarabei e decine di gatti mummificati sono stati scoperti all'interno di alcune tombe dell'Antico Egitto, risalenti a circa 2.500 anni fa. Dal complesso piramidale di King Userkaf sito nella necropoli di Saqqara – annessa alla capitale dell'Antico Regno Menfi – sono emersi anche numerosi altri tesori archeologici, come statue di bronzo e legno, amuleti, mummie e sarcofagi decorati. Alcuni di questi reperti sono stati trovati in tombe più recenti.

Ad annunciare le straordinarie scoperte il Ministero delle Antichità egiziano, che ha anche organizzato una conferenza stampa – alla quale hanno partecipato ambasciatori di tutto il mondo – per sottolinearne l'importanza storica.


Gli antichi egizi erano soliti mummificare gli animali come offerte religiose, in particolar modo quelli considerati sacri come gli ibis, i coccodrilli, i cani e i gatti, tanto che si stima che furono sottoposti al trattamento decine di milioni di essi. Ma la scoperta di una collezione di scarabei è davvero straordinaria: “Lo scarabeo mummificato è qualcosa di veramente unico, è qualcosa di veramente raro”, ha commentato il dottor Mostafa Waziri, Segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità.

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giovedì 8 novembre 2018

Come sono state costruite le piramidi, c’è un passo avanti verso la soluzione


Gli archeologi hanno passato secoli a chiedersi come furono costruite le imponenti piramidi di Giza migliaia di anni fa. La scoperta di un sofisticato sistema di rampe ora li avvicina alla soluzione del mistero. I resti di una rampa di 4.500 anni sono stati rinvenuti in una cava di alabastro da un gruppo di ricercatori dell’Università di Liverpool e dell’Istituto francese del Cairo per l’archeologia orientale. La scoperta è avvenuta nella cava di Hatnub, risalente al regno del faraone Khufu, che commissionò la Grande Piramide a Giza. Grazie a una slitta e dei pali di legno posti ai due lati delle rampe con delle corde gli antichi egizi riuscivano a sollevare i blocchi di alabastro dalla cava su pendii molto ripidi. La teoria di un sistema di rampe era già stata fatta prima. Ma la nuova scoperta suggerisce che i pesanti blocchi di alabastro venissero tirati lungo piani molto più ripidi di quanto si pensasse prima, più del 20%. 

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mercoledì 31 ottobre 2018

Nel castello di Montaldeo si narra si aggiri un fantasma...

Vi piacciono le storie di fantasmi?
Ogni castello ha sempre la sua storia e il suo fantasma, non fa eccezione il castello di Montaldeo.

Il Castello di Montaldeo
Si narra che Suor Costanza Gentile, fuggì dal monastero di San Leonardo di Genova, nel 1699. La giovane venne riconosciuta e fermata a Voltaggio, ma l’intervento di Clemente Doria, signore di Montaldeo e suo amante segreto, la fece liberare. La storia d’amore, che la legava al nobile genovese e che l’aveva spinta alla fuga, sembrava così concludersi felicemente.
La leggenda narra che una sera d’inverno, giungendo inatteso al castello, il marchese, introdottosi per un passaggio segreto, la sorprese fra le braccia di un nuovo amante. L’ira lo accecò ed ordinò a due soldati della sua scorta di uccidere la donna e di murarne il cadavere. Poi, incurante della neve che chiudeva i valichi, ripartì dal castello per non tornarvi mai più. Morì parecchi anni dopo, carico d’onori, ma lontano dalla patria.https://www.distrettonovese.it/nel-castello-di-montaldeo-si-narra-si-aggiri-un-fantasma/
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giovedì 25 ottobre 2018

Città stregate: la misteriosa scomparsa degli abitanti di Jerome


In Arizona c'è una città fantasma in cui quasi tutti gli abitanti sono andati via nel corso del tempo.
Si tratta di Jerome negli, soprannominata la "Gomorra del West".
La zona è ricca di giacimenti di rame.


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domenica 21 ottobre 2018

Trovata gigante caverna sotterranea: è estesa quanto sei Empire Building

Una squadra di spedizione congiunta Cina-Regno Unito ha scoperto una grotta gigante nella dolina di Nongle nella contea di Fengshan, nella Cina meridionale. Le dimensioni dell’enorme grotta sono circa 6,7 milioni di metri cubi (il volume dell’Empire State Building è di poco più di 1 milione di metri cubi). L’inghiottitoio della Nongle è lungo circa 200 metri, largo 100 metri e profondo 118 metri. Con le scogliere tutt’intorno, il team di spedizione ha dovuto utilizzare una corda singola per scendere lentamente verso il basso. La spedizione ha utilizzato una tecnologia 3D avanzata per scansionare l’inghiottitoio, le caverne e le sale sotterranee. Nella parte inferiore della dolina, ci sono due grotte collegate, che hanno un corridoio, fosse collassate e un gran numero di rocce crollate. Con un’altezza di 450 metri dal fiume sotterraneo all’aria aperta, è la sala di una grotta carsica più alta del mondo. Lo spessore tra la parte superiore della grotta e la superficie è di solo 4 metri: un altro record.

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mercoledì 17 ottobre 2018

L’iscrizione che riscrive la storia di Pompei

Un’iscrizione a carboncino che riscrive la storia di Pompei e sposta la data dell’eruzione del Vesuvio dal 23 agosto del 79 d.C. (secondo le lettere di Plinio il Giovane) al 17 ottobre dello stesso anno. Secondo gli esperti, la scritta risalirebbe al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre (che appunto corrisponde al 17 ottobre). Si tratta dell’ultima scoperta proveniente dagli scavi nella Regio V di Pompei.

Chi è stato l’autore dell’iscrizione? Secondo il direttore generale Massimo Osanna, potrebbe essere stato "un operaio buontempone che lo ha scritto sul muro di una stanza in ristrutturazione. È un pezzo straordinario di Pompei datare finalmente in maniera sicura l'eruzione. Già nell'800 un calco di un ramo che fa bacche in autunno aveva fatto riflettere, oltre al rinvenimento di melograni e dei bracieri".

“Una scoperta eccezionale”


Ai microfoni dell’Ansa, il ministro Bonisoli ha dichiarato: "Ad oggi ci fermavamo alla datazione della lettera di Plinio che fissava l'eruzione ad agosto. Può darsi che qualche amanuense nel corso del Medioevo abbia fatto una trascrizione non fedele e per tanto tempo abbiamo pensato che l'eruzione fosse avvenuta in estate. 

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martedì 2 ottobre 2018

Idolo di Shigir: la scultura in legno più antica del mondo

L’idolo di Shigir invecchia di altri 2000 anni

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Antiquity, l’idolo di Shigir, la scultura in legno ritrovata in Russia nella torbiera di Shigir alla fine del diciannovesimo secolo, risalirebbe a circa 11.600 anni.  L’idolo di Shigir, che porta il nome del sito della scoperta, è quindi uno dei più antichi e conosciuti esempi di scultura antropomorfa monumentale, in legno, esistente al mondo.
La precedente datazione al radiocarbonio, effettuata alla fine degli anni ’90, aveva rilevato che la scultura aveva almeno 9.000 anni. Ma la recente applicazione di nuove tecniche analitiche oltre ad aver portato alla scoperta di nuove immagini scolpite sulla sua superficie, ha anche spinto la data del reperto indietro nel tempo fino a farlo risalire al più antico Olocene.
Lo studio mette in evidenza la natura unica della scoperta e dimostra che anche gli antichi cacciatori-raccoglitori degli Urali hanno saputo creare opere d’arte monumentali e di alta qualità.

La scoperta

L’Idolo fu scoperto da cercatori d’oro nel gennaio del 1890. I frammenti della scultura erano sepolti sotto quattro metri di torba in una miniera a cielo aperto vicino a Kirovgrad.
Quando fu scoperto, l’idolo misurava 5,3 metri di altezza, ma alcuni pezzi andarono persi durante le guerre e le rivoluzioni che hanno scosso la Russia nel corso del 20 ° secolo. Attualmente misura 2,8 metri. La statua è decorata sull’intera lunghezza con dei disegni geometrici intagliati nel legno di larice.
I primi studi dell’idolo di Shigir furono realizzati all’inizio del XX secolo dall’archeologo Vladimir Tolmachev, che scoprì cinque volti sulla superficie della scultura. Nel 2003 e nel 2014, i ricercatori hanno rilevato altre due facce disegnate sull’idolo.

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sabato 29 settembre 2018

Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa

Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali

di Andrew Curry


La mano in bronzo dal polsino d'oro, con, da destra a sinistra, una spilla di bronzo, frammenti del polsino d'oro, un ornamento a spirale (per capelli?) in bronzo e un pugnale. Fotografia di Philippe Joner, Servizio Archeologico del Cantone di Berna.


Gli archeologi svizzeri hanno recentemente annunciato la scoperta di quella che affermano essere la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa.

L'oggetto, risalente a circa 3.500 anni fa, è la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale, del peso di circa mezzo chilo. Presenta una sorta di polsino in lamina d'oro, e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua.

Il ritrovamento è avvenuto casualmente nel 2017 vicino al Lago di Bienne, o Bienna, nella zona occidentale del cantone di Berna, effettuato da cacciatori di tesori che utilizzavano il metal detector, e che hanno consegnato il reperto alle autorità insieme ad un pugnale di bronzo e alcune costole scoperte nelle vicinanze.

"Non avevamo mai visto niente del genere", racconta Andrea Schaer, direttore del Dipartimento di archeologia antica e archeologia romana presso il Servizio archeologico di Bienne. "Non eravamo sicuri che fosse autentico, e non avevamo idea di cosa realmente fosse."

La datazione al radiocarbonio di una piccola porzione della colla organica usata per attaccare lo strato 

di lamina d'oro sul "polso" della scultura, ha permesso di verificare che l'oggetto era molto antico, risalente all'età del bronzo medio, tra il 1.400 e il 1.500 a.C..

Questo risultato è stato sufficiente per convincere gli archeologi a tornare, la scorsa primavera, nella zona in cui la mano di bronzo è stata originariamente scoperta. Quando i fortunati cercatori hanno indicato il luogo dove avevano trovato l'oggetto, Schaer e il suo team hanno trascorso sette settimane a scavare quella che si è rivelata essere una tomba gravemente danneggiata, situata su un altopiano che domina il Lago di Bienne, vicino al piccolo villaggio di Prêles. "Sull'altopiano c'è una magnifica vista verso le Alpi", dice Schaer. "È davvero un posto straordinario."

Nella sepoltura, i ricercatori hanno trovato le ossa di un uomo di mezza età, insieme a una lunga spilla di bronzo, una spirale di bronzo probabilmente indossata come fermaglio per capelli, e frammenti di lamina d'oro che coincidono con quella che adorna il polsino della mano di bronzo.

Gli archeologi hanno anche recuperato nella tomba una delle dita spezzate del manufatto, una solida prova che la mano si trovava originariamente sepolta con l'uomo.

Gli oggetti metallici nelle sepolture dell'età del bronzo sono rari e ancora più raro l'oro, quasi mai trovato nelle sepolture dell'età del bronzo in Svizzera.


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giovedì 27 settembre 2018

"Risolto il mistero nel Triangolo delle Bermude"

Un nuovo studio potrebbe aver risolto l'enigma della scomparsa di grandi navi proprio in questa area

Per anni gli scienziati si sono interrogati sul Triangolo delle Bermude, cercando di risolvere l'annoso enigma: perché navi - anche di grandi proporzioni - improvvisamente scomparivano? Nel corso del tempo, al mistero, che ha affascinato intere generazioni, sono state date spiegazioni di ogni sorta. L'ultima, però, potrebbe essere una delle più convincenti: un team di scienziati della University of Southampton, nel Regno Unito, ha trovato le colpevoli delle sparizioni nelle onde anomale di circa 30 metri di altezza che si formerebbero in quell'area.
Secondo quanto raccontato nel documentario 'The Bermuda Triangle Enigma', come riporta l'australiano 'News.co.au', citando il 'Sun', i ricercatori avrebbero usato alcuni simulatori indoor per ricreare tali onde. Si tratterebbe di fenomeni dalla 'vita' brevissima, di circa pochi minuti, ma dalla potenza devastante. Questo tipo di onde sono state osservate per la prima volta da alcuni satelliti nel 1997, al largo delle coste del Sud Africa.
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lunedì 24 settembre 2018

L’impronta fossile dell'animale più antico

Vecchia di 558 milioni di anni, conserva ancora tracce di grasso

Era ovale, lungo circa un metro e mezzo e aveva una struttura a segmenti il più antico animale finora individuato. Vissuto 558 milioni di anni fa, si chiama 'Dickinsonia' ed è stato identificato grazie alla presenza nei resti fossili di tracce del suo grasso. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Science da un gruppo dell’Università nazionale australiana coordinato da Jochen Brocks, in collaborazione con l'Accademia delle scienze russa, l'Istituto tedesco Max Planck per la biogeochimica e l'Università tedesca di Brema. 

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domenica 9 settembre 2018

A quanto pare, Monna Lisa aveva problemi di salute

Secondo una nuova ipotesi la Gioconda, uno dei ritratti più iconici della storia, avrebbe avuto problemi di salute. Ecco perché


Una delle donne più enigmatiche e affascinanti della storia: è la Monna Lisa di Leonardo da Vinci protagonista di un quadro su cui ci si interroga da secoli.
La Gioconda è un dipinto a olio su tavola che potrebbe essere databile intorno al alla prima decade del Cinquecento circa conservato all’interno museo Louvre di Parigi ed è uno dei ritratti più famosi al mondo. In particolare a colpire da sempre, i tanti ammiratori del dipinto, è stato il sorriso. Lieve e accennato tanto da ispirare opere, critica e studi.
L’ultimo di questi le attribuisce una malattia. Pare infatti che la Gioconda avesse dei problemi di salute. Nello specifico che soffrisse di ipertiroidismo, almeno secondo le ipotesi avanzate da Mandeep R. Mehra. Il docente della Harvard Medical School ha presentato la sua nuova teoria in una lettera che è stata inviata al magazine Mayo Clinic Proceedings in cui spiega le ragioni della sua idea.
L’ipertiroidismo comporta uno scarso funzionamento della ghiandola tiroidea che porta a diverse conseguenze, alcune delle quali sarebbero visibili nel dipinto nato dal genio di Leonardo Da Vinci. Ad aiutarlo, in questo percorso di ricerca, la collega Hilary Cambell dell’Università della California a Santa Barbara. La conclusione è arrivata proprio notando il colorito giallognolo della pelle, ma anche i capelli diradati e il fatto che fosse priva di sopracciglia. Tutti elementi che fanno pensare all’ipertiroidismo. A tutto questo si aggiunge il collo gonfio. Insomma secondo loro i dubbi sono pochi: Monna Lisa non stava molto bene quando fu immortalata per sempre da Leonardo. Da quello che si sa, Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo, aveva partorito da poco quando fu ritratta e questo non fa che dare maggiore credito all’ipotesi di partenza.
Da non dimenticare l’enigmatico sorriso, tra le caratteristiche che l’hanno resa più celebre. Quello, secondo gli studiosi, potrebbe derivare da un problema psicomotorio e una debolezza che non le avrebbero permesso di renderlo più ampio.
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venerdì 7 settembre 2018

Sahara più piovoso,effetto impianti eolici e solari

Spostano le masse d'aria


Potrebbe piovere sempre più spesso sul Sahara e uno dei più grandi deserti del mondo potrebbe cominciare a colorarsi di verde, con una vegetazione che potrebbe avanzare progressivamente. Il motore di questo cambiamento climatico su larga scala sono gli impianti per l'energia eolica e solare, che potrebbero far aumentare fino al 50% le precipitazioni su uno dei deserti più grandi del mondo. Lo indica, sulla rivista Science, la ricerca coordinata dall'Università del Maryland e condotta fra Stati Uniti, Cina e il Centro internazionale di fisica teorica 'Abdus Salam' di Trieste.

E' il risultato della prima simulazione degli effetti che sul clima possono avere gli impianti eolici e solari. "Abbiamo scelto il Sahara perché è uno dei deserti più grandi del mondo" e "molto vicino all'Europa e al Medio Oriente, dove la domanda di energia è in aumento", ha spiegato Yan Li, che ha coordinato la ricerca con Eugenia Kalnay e Safa Motesharrei, dell'Università del Maryland. Partendo dai dati relativi alle caratteristiche del deserto, compreso il territorio vicino del Sahel, il modello ha considerato gli effetti di impianti di eolico e solare con un'estensione complessiva di 9 milioni di chilometri quadrati. E' la prima volta che emerge in modo chiaro come gli impianti per le energia rinnovabili possano generare cambiamenti su scala locale e continentale: un aspetto, rilevano, "che finora non era stato valutato nel dettaglio". 

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mercoledì 5 settembre 2018

L’ultimo avvistamento di un Ufo in provincia di Alessandria? È stato il 10 agosto a Bassignana

Paolo Toselli e il Cisu hanno catalogato 481 avvistamenti negli ultimi 70 anni. Una mostra al dal 7 al 30 settembre celebra quello della mattina del 2 settembre 1978, caso mai risolto

Paolo Toselli sta allestendo una mostra sugli Ufo che si inaugura venerdì 7 settembre ad Alessandria al museo della Gambarina
ALESSANDRIA
«Sono passati 40 anni e ancora oggi mi chiedo che cosa fosse quello che ho visto». Roberto Pozzi ha 54 anni. Era un ragazzino di 14 la mattina del 2 settembre 1978, quando, incuriosito da un rumore strano («un sibilo») aprì la finestra della sua camera e nel campo di mais antistante la casa in aperta campagna, in via Loreto a San Michele, sospeso sulle pannocchie, vide «un oggetto a forma di sigaro, lungo circa 7-8 metri: si alzò a una velocità impressionante, pochi secondi ed era un puntino nel cielo che sfrecciava in direzione Sud». «Chiamai subito mia madre - aggiunge -, andammo a vedere nel campo». Sul terreno era rimasta un’area schiacciata, attorno le piante avevano le pannocchie piegate di 90 gradi. La donna telefonò ai carabinieri, che prelevarono campioni di piante e suolo. Si scatenò un circo mediatico con l’arrivo di giornalisti, della televisione, di curiosi: «Un Ufo è atterrato a San Michele», «Incontro del terzo tipo ad Alessandria» i titoli di quei giorni. 

Sorride Roberto Pozzi, nel cortile della stessa casa, dove abita ancora oggi e davanti alla quale c’è ancora una coltivazione di mais: «Non ho visto nessun alieno, solo quell’oggetto. Un Ufo, poiché era davvero volante e non identificato!». E tale è rimasto. Il caso di San Michele, studiato anche dall’Aeronautica militare, è tuttora irrisolto. Ed è diventato uno dei «classici» dell’ufologia.  

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venerdì 31 agosto 2018

Il mistero degli abiti al mercurio di due mummie Inca

I corpi delle due ragazzine vittime di sacrificio umano erano avvolti in vesti tinte di cinabro, un pigmento rosso velenoso. Ma a cosa serviva questo tossico sudario?

Le mummie bambine nelle vesti velenose.

Tra i 500 e i 600 anni fa, due ragazze di 9 e 18 anni affrontarono il loro ultimo viaggio: una scarpinata di quasi 1.200 km dalla capitale Inca Cusco, nell'attuale Perù, fino al sito di Cerro Esmeralda ad Iquique, Cile. Una volta giunte alla meta finirono vittime di un sacrificio rituale, furono mummificate e infine sepolte con un ricco corredo: figurine metalliche, gioielli in argento, conchiglie e vesti di un colore rosso sgargiante.



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La storia delle due mummie del 1399-1475 d. C. è nota dal 1976, anno del loro ritrovamento. Ora però un articolo pubblicato sulla rivista Archaeometry fa emergere un dettaglio inquietante sui loro abiti: il colore rosso proveniva dal cinabro o solfuro di mercurio, un minerale tossico di origine vulcanica conosciuto presso altre antiche civiltà, ma mai finora attestato nelle antiche sepolture del Cile.


MACABRA NOVITÀ. Le analisi chimiche degli abiti sono state condotte dagli archeologi dell'Università di Tarapacá, in Cile, che si sono interrogati sul motivo di questa scelta. Per il colore rosso, i popoli delle Ande ricorrevano all'ematite, un ossido di ferro non tossico, largamente usato nell'abbigliamento e nel trucco. Il cinabro era utilizzato a scopo rituale nell'antica Roma, e presso civiltà del passato di Cina, Spagna, Etiopia. Ma in questo luogo del Cile settentrionale l'impiego del minerale, soltanto sulle vesti e non sul corpo delle bambine, suona come un dettaglio del tutto esotico. A che cosa serviva?


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