domenica 9 settembre 2018

A quanto pare, Monna Lisa aveva problemi di salute

Secondo una nuova ipotesi la Gioconda, uno dei ritratti più iconici della storia, avrebbe avuto problemi di salute. Ecco perché


Una delle donne più enigmatiche e affascinanti della storia: è la Monna Lisa di Leonardo da Vinci protagonista di un quadro su cui ci si interroga da secoli.
La Gioconda è un dipinto a olio su tavola che potrebbe essere databile intorno al alla prima decade del Cinquecento circa conservato all’interno museo Louvre di Parigi ed è uno dei ritratti più famosi al mondo. In particolare a colpire da sempre, i tanti ammiratori del dipinto, è stato il sorriso. Lieve e accennato tanto da ispirare opere, critica e studi.
L’ultimo di questi le attribuisce una malattia. Pare infatti che la Gioconda avesse dei problemi di salute. Nello specifico che soffrisse di ipertiroidismo, almeno secondo le ipotesi avanzate da Mandeep R. Mehra. Il docente della Harvard Medical School ha presentato la sua nuova teoria in una lettera che è stata inviata al magazine Mayo Clinic Proceedings in cui spiega le ragioni della sua idea.
L’ipertiroidismo comporta uno scarso funzionamento della ghiandola tiroidea che porta a diverse conseguenze, alcune delle quali sarebbero visibili nel dipinto nato dal genio di Leonardo Da Vinci. Ad aiutarlo, in questo percorso di ricerca, la collega Hilary Cambell dell’Università della California a Santa Barbara. La conclusione è arrivata proprio notando il colorito giallognolo della pelle, ma anche i capelli diradati e il fatto che fosse priva di sopracciglia. Tutti elementi che fanno pensare all’ipertiroidismo. A tutto questo si aggiunge il collo gonfio. Insomma secondo loro i dubbi sono pochi: Monna Lisa non stava molto bene quando fu immortalata per sempre da Leonardo. Da quello che si sa, Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo, aveva partorito da poco quando fu ritratta e questo non fa che dare maggiore credito all’ipotesi di partenza.
Da non dimenticare l’enigmatico sorriso, tra le caratteristiche che l’hanno resa più celebre. Quello, secondo gli studiosi, potrebbe derivare da un problema psicomotorio e una debolezza che non le avrebbero permesso di renderlo più ampio.
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venerdì 7 settembre 2018

Sahara più piovoso,effetto impianti eolici e solari

Spostano le masse d'aria


Potrebbe piovere sempre più spesso sul Sahara e uno dei più grandi deserti del mondo potrebbe cominciare a colorarsi di verde, con una vegetazione che potrebbe avanzare progressivamente. Il motore di questo cambiamento climatico su larga scala sono gli impianti per l'energia eolica e solare, che potrebbero far aumentare fino al 50% le precipitazioni su uno dei deserti più grandi del mondo. Lo indica, sulla rivista Science, la ricerca coordinata dall'Università del Maryland e condotta fra Stati Uniti, Cina e il Centro internazionale di fisica teorica 'Abdus Salam' di Trieste.

E' il risultato della prima simulazione degli effetti che sul clima possono avere gli impianti eolici e solari. "Abbiamo scelto il Sahara perché è uno dei deserti più grandi del mondo" e "molto vicino all'Europa e al Medio Oriente, dove la domanda di energia è in aumento", ha spiegato Yan Li, che ha coordinato la ricerca con Eugenia Kalnay e Safa Motesharrei, dell'Università del Maryland. Partendo dai dati relativi alle caratteristiche del deserto, compreso il territorio vicino del Sahel, il modello ha considerato gli effetti di impianti di eolico e solare con un'estensione complessiva di 9 milioni di chilometri quadrati. E' la prima volta che emerge in modo chiaro come gli impianti per le energia rinnovabili possano generare cambiamenti su scala locale e continentale: un aspetto, rilevano, "che finora non era stato valutato nel dettaglio". 

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mercoledì 5 settembre 2018

L’ultimo avvistamento di un Ufo in provincia di Alessandria? È stato il 10 agosto a Bassignana

Paolo Toselli e il Cisu hanno catalogato 481 avvistamenti negli ultimi 70 anni. Una mostra al dal 7 al 30 settembre celebra quello della mattina del 2 settembre 1978, caso mai risolto

Paolo Toselli sta allestendo una mostra sugli Ufo che si inaugura venerdì 7 settembre ad Alessandria al museo della Gambarina
ALESSANDRIA
«Sono passati 40 anni e ancora oggi mi chiedo che cosa fosse quello che ho visto». Roberto Pozzi ha 54 anni. Era un ragazzino di 14 la mattina del 2 settembre 1978, quando, incuriosito da un rumore strano («un sibilo») aprì la finestra della sua camera e nel campo di mais antistante la casa in aperta campagna, in via Loreto a San Michele, sospeso sulle pannocchie, vide «un oggetto a forma di sigaro, lungo circa 7-8 metri: si alzò a una velocità impressionante, pochi secondi ed era un puntino nel cielo che sfrecciava in direzione Sud». «Chiamai subito mia madre - aggiunge -, andammo a vedere nel campo». Sul terreno era rimasta un’area schiacciata, attorno le piante avevano le pannocchie piegate di 90 gradi. La donna telefonò ai carabinieri, che prelevarono campioni di piante e suolo. Si scatenò un circo mediatico con l’arrivo di giornalisti, della televisione, di curiosi: «Un Ufo è atterrato a San Michele», «Incontro del terzo tipo ad Alessandria» i titoli di quei giorni. 

Sorride Roberto Pozzi, nel cortile della stessa casa, dove abita ancora oggi e davanti alla quale c’è ancora una coltivazione di mais: «Non ho visto nessun alieno, solo quell’oggetto. Un Ufo, poiché era davvero volante e non identificato!». E tale è rimasto. Il caso di San Michele, studiato anche dall’Aeronautica militare, è tuttora irrisolto. Ed è diventato uno dei «classici» dell’ufologia.  

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venerdì 31 agosto 2018

Il mistero degli abiti al mercurio di due mummie Inca

I corpi delle due ragazzine vittime di sacrificio umano erano avvolti in vesti tinte di cinabro, un pigmento rosso velenoso. Ma a cosa serviva questo tossico sudario?

Le mummie bambine nelle vesti velenose.

Tra i 500 e i 600 anni fa, due ragazze di 9 e 18 anni affrontarono il loro ultimo viaggio: una scarpinata di quasi 1.200 km dalla capitale Inca Cusco, nell'attuale Perù, fino al sito di Cerro Esmeralda ad Iquique, Cile. Una volta giunte alla meta finirono vittime di un sacrificio rituale, furono mummificate e infine sepolte con un ricco corredo: figurine metalliche, gioielli in argento, conchiglie e vesti di un colore rosso sgargiante.



Capacocha: i segreti dei sacrifici di bambini Inca

La storia delle due mummie del 1399-1475 d. C. è nota dal 1976, anno del loro ritrovamento. Ora però un articolo pubblicato sulla rivista Archaeometry fa emergere un dettaglio inquietante sui loro abiti: il colore rosso proveniva dal cinabro o solfuro di mercurio, un minerale tossico di origine vulcanica conosciuto presso altre antiche civiltà, ma mai finora attestato nelle antiche sepolture del Cile.


MACABRA NOVITÀ. Le analisi chimiche degli abiti sono state condotte dagli archeologi dell'Università di Tarapacá, in Cile, che si sono interrogati sul motivo di questa scelta. Per il colore rosso, i popoli delle Ande ricorrevano all'ematite, un ossido di ferro non tossico, largamente usato nell'abbigliamento e nel trucco. Il cinabro era utilizzato a scopo rituale nell'antica Roma, e presso civiltà del passato di Cina, Spagna, Etiopia. Ma in questo luogo del Cile settentrionale l'impiego del minerale, soltanto sulle vesti e non sul corpo delle bambine, suona come un dettaglio del tutto esotico. A che cosa serviva?


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giovedì 28 giugno 2018

Ufo hanno più volte rischiato di causare incidenti aerei

Il mezzo aereo resta quello più sicuro secondo le statistiche, che però mancano di riferire un fenomeno che a detta di molti osservatori sta aumentando in questi ultimi anni: le collisioni sfiorate con Ufo. Che poi l’Ufo sia un veivolo alieno o un aereo militare di qualche tipo, nessuno finora è stato in grado di dimostrarlo in un numero crescente di episodi, che meriterebbero quanto meno un approfondimento d’indagine.
COLLISIONE SFIORATA NEL 2014
Nel Gennaio 2014, ad esempio, The Telegraph riferì di una collisione sfiorata tra un Airbus A320 in avvicinamento a Heathrow all’altezza di 34 mila piedi con quello che il pilota riferì essere un oggetto volante non identificato della forma di un pallone di rugbypassato apparentemente a pochi piedi di distanza dall’aeromobile, tanto che il pilota dovette abbassare di colpo l’aeromobile per evitare la potenziale collisione.
Ma una volta che l’aereo fu a terra si vide chiaramente che a causare il danno doveva essere stata una collisione con un oggetto di dimensioni non proprio minuscole: pare da escludere possa essere stato un volatile (vista l’altitudine a cui si trovava l’aereo) o un pallone sonda (che non avrebbe causato un simile danno), mentre non si hanno notizie di droni che si trovassero nell’area in quel momento.

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Aereo di linea si scontra in volo con un u.f.o.


Ufo, strano avvistamento di due piloti d'aereo nei cieli dell'Arizona



Piemonte, allarme nei cieli: "Ufo e caccia militari si inseguono tra i monti del Canavese"

lunedì 25 giugno 2018

L’Ufo di Toronto, il volo POE204 e la centrale nucleare


Ci sono indagini su casi di avvistamenti Ufo che proseguono il loro corso silenziosamente. Ma con sviluppi interessanti. Questo caso mi è stato ricordato da un nostro amico che vive in Canada. Ecco il suo messaggio e le sue indicazioni: “Ti avevo scritto un po’ di tempo fa a riguardo del volo Porter POE204 /PD204 da Ottawa a Toronto del 14 Novembre 2016. Non che ci siano novità particolari su questo caso, ma parlandone con un amico mi sono accorto che l’incidente è avvenuto in prossimità della centrale nucleare di Oshawa (ce ne sono più d’una nella zona lungo le coste del lago Ontario).  Le autorità hanno poi dichiarato: “The Transportation Safety Board says it has now closed its investigation into the incident, saying that the object doesn’t appear to have been a drone. The TSB noted that the incident occurred too far from shore and too high for the object to be a drone. A TSB investigator said the aircraft ducked under the object in the air and noted that the encounter had been “very close.” Ho cercato informazioni su questo volo e su flight aware è ancora possibile accedere al log (ecco il link)”. L’argomento è piuttosto intrigante e su questo sito ci sono ulteriori dettagli. L’equipaggio s’è trovato di fronte a un “coso” a forma di ciambella/frittella che si è mosso nella sua direzione: i piloti hanno disinserito l’autopilota avviando una manovra che in aviazione si definisce di scampo: hanno “buttato giù” l’aereo, tant’è che le apparecchiature di bordo hanno registrato un pesante e anomalo valore dei G-negativi; due assistenti di volo sono rimasti feriti nella manovra e hanno dovuto essere medicati in ospedale.

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lunedì 11 giugno 2018

Piemonte, allarme nei cieli: "Ufo e caccia militari si inseguono tra i monti del Canavese"

La descrizione fatta ai carabinieri di quanto avvenuto mercoledì sera nel cieli piemontesi ha del surreale. Si segnala infatti inorno alle 23 un "oggetto volante non identificato emanante forte bagliore che, dopo aver sorvolato il centro abitato di Corio, si allontanava repentinamente alla vista di due aerei verosimilmente militari". Ora, che cosa fosse l'ipotetico "ufo" che emanava un forte bagliore non è possibile ricostruirlo.
Sulla presenza dei due caccia, invece, nonostante non risultino passaggi nello spazio aereo del Torinese di voli aerei militari, vi sono numerose testimonianze raccolte nelle valli di Lanzo: persone che raccontano di aver sentito il fragore dei motori e visto anche il colore rosso dei reattori che spiccava nel buio della notte, mentre un cittadino di San Francesco al Campo ipotizza che i due aerei siano partiti da Caselle, avendo sentito quel rumore a un'ora anomala.

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mercoledì 6 giugno 2018

Appartenente forze ordine avvista Ufo - IL VIDEO e LE FOTO

Associazione Aria, 'a Seborga fotografati due oggetti luminosi'

Un oggetto volante non identificato è stato avvistato da un appartenente alle forze dell'ordine, tra Perinaldo e Seborga, a circa 550 metri sul livello del mare, nell'entroterra di Bordighera, in provincia di Imperia. Lo comunica l'ufologo Angelo Maggioni presidente dell' Associazione Italiana Ricerca Aliena (Aria) a cui è stata fatta la segnalazione. "Il 25 maggio scorso verso le 8 in direzione della collina ho visto due oggetti luminosi dalla forma allungata - spiega il testimone -: uno è rimasto fermo, l'altro, che andava a velocità supersonica, rimbalzando senza una direzione logica, l'ho seguito attraverso l'obbiettivo del telefono". Dall'associazione spiegano che dopo la visione del filmato è stato ascoltato il testimone per verificare l'attendibilità del racconto e sono state effettuate ricerche in zona coinvolgendo altri esperti. "Siamo davanti ad un evento straordinario - spiega Maggioni -.

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Oggetti luminosi avvistati sopra Seborga: per l’esperto potrebbe trattarsi di UFO

venerdì 1 giugno 2018

Il "Pesce di Leeds", più grande (e veloce) dello squalo balena

A lungo gli scienziati si sono scervellati nel tentativo di spiegare perché i pesci ossei fossero così piccoli: infatti, il più pesante, ovvero il pesce luna oceanico, pesa “solo” 2,3 tonnellate, una nullità in confronto ai pesci cartilaginei come ad esempio gli squali balena che possono arrivare a pesare fino a 34 tonnellate. A far luce sulla questione delle dimensioni dei pesci ossei c’è un nuovo studio, su un antico pesce gigante, che dimostrerebbe come questa differenza dei giorni nostri sia soltanto un incidente evolutivo.

La prima ipotesi

 

Secondo quanto ipotizzato inizialmente dagli scienziati, i pesci ossei potrebbero essere fortemente limitati dal loro metabolismo. Di norma, gli animali più grandi devono accontentarsi di una minore quantità di ossigeno per grammo di tessuto: quindi, dato che i pesci ossei sembrano essere caratterizzati da fabbisogni metabolici più elevati rispetto a quelle degli squali, è semplicemente impossibile per loro raggiungere dimensioni superiori a quelle del pesce luna oceanico. Tuttavia le cose cambiano non appena gli scienziati hanno fatto un passo indietro nel passato, prendendo in considerazione i pesci antichi.

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giovedì 31 maggio 2018

Dalle Dolomiti il più antico fossile di lucertola al mondo

Retrodata l'origine dei rettili di 75 milioni di anni

Un fossile trovato nelle Dolomiti del Trentino-Alto Adige è la più antica lucertola al mondo finora nota e riscrive la storia di serpenti e degli altri piccoli rettili. La loro origine deve essere spostata indietro di circa 75 milioni di anni, fino a oltre 255 milioni di anni fa, prima cioè della più profonda estinzione di massa della storia.

Alla ricerca italiana, cui partecipano il Muse - Museo delle Scienze di Trento, il Centro di fisica teorica Abdus Salam di Trieste, il Centro Enrico Fermi di Roma e l'acceleratore di particelle Elettra di Trieste, la rivista Nature dedica la copertina: una ricostruzione dell'animale realizzata dal paleoartista milanese Davide Bonadonna. Il fossile è di una piccola lucertola, Megachirella wachtleri. È stato scoperto 20 anni fa in Val Pusteria, nella provincia di Bolzano, ma solo ora i paleontologi, coordinati da Tiago Simões dell'Università canadese di Alberta, hanno potuto svelarne i segreti con un'analisi simile alla Tac che ha permesso, dopo milioni di anni, di separarlo virtualmente dalla roccia.

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mercoledì 30 maggio 2018

Medicina: Ötzi era malato di cuore, 3 calcificazioni nelle coronarie

Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio, aveva tre calcificazioni coronariche: lo ha stabilito un'equipe guidata dalla radiologa bolzanina Patrizia Pernter
 

Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio vissuto più di 5 mila anni fa, era malato di cuore. E se non fosse rimasto vittima di un “vile agguato” – così come stabilito dagli scienziati che si sono presi a cuore la sua ‘biografia’ – sarebbe forse morto di infarto. La Mummia del Similaun, rinvenuta nel 1991 sulle Alpi Venoste da una coppia di escursionisti tedeschi, all’età presunta di 46 anni aveva infatti tre calcificazioni coronariche spia di un’aterosclerosi presumibilmente legata alla predisposizione genetica più che a uno stile di vita poco sano. Perché trattandosi di un cacciatore-raccoglitore vissuto fra il 3300 e il 3100 a.C., il suo problema non poteva a rigor di logica essere la sedentarietà. Piuttosto il Dna.

O almeno questa la conclusione a cui è giunto il team guidato dalla radiologa di Bolzano Patrizia Pernter, che ha pubblicato sulla rivista ‘RöFo – Fortschritte auf dem Gebiet der Röntgenstrahlen’ i risultati di un nuovo studio condotto sul corpo di Iceman, conservato presso il Museo archeologico dell’Alto Adige. Per l’esperta, la mummia non rappresenta solo “uno dei casi più antichi di calcificazione vascolare“, ma anche “un esempio medico del fatto che una predisposizione genetica è forse il principale fattore scatenante per l’arteriosclerosi e la sclerosi coronarica“.

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martedì 29 maggio 2018

Eccezionale a Pompei, riemerge l'ultimo fuggiasco

Con ANSA sulle orme dell'uomo che morì guardando il Vesuvio

 

Ha avuto in sorte una fine orribile e l'ha guardata in faccia, investito dalla furia bollente del Vesuvio che gli ha scagliato addosso, decapitandolo, un masso di 300 chili.

A Pompei- come documenta in anteprima dal nuovo cantiere del parco l'ANSA- gli scavi da poco avviati hanno restituito anche una nuova vittima, un 35enne con una gamba malata che forse proprio per la sua disabilità si era attardato nella fuga. Una scoperta "drammatica ed eccezionale" commenta il direttore Massimo Osanna, perché in quel punto si era scavato già nell'800 e poi di nuovo agli inizi del secolo scorso. Entusiasta il ministro uscente della cultura Dario Franceschini, che sul sito archeologico campano  e la nuova era di restauri ha puntato non poco: "Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita italiana".

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sabato 26 maggio 2018

Durante i temporali forti s'odono le campane in fondo al lago

Il grande mistero del lago di Alleghe

Il lago di Alleghe, nel Bellunese, si formò a causa di una frana staccatatasi dal Monte Piz nel 1771. La frana travolse il villaggio di Riete, seppellendo l’abitato di Marin e in parte Fusine, causando la morte di 49 persone. L’ostruzione della valle causata dai detriti della frana sbarrò la naturale via di deflusso delle acque del torrente Cordevole che non potendo più scorrere liberamente incominciò a formare il lago. Il primo maggio una nuova frana si staccò dalla montagna precipitando nel lago. La violenza di questa nuova frana, probabilmente causata dalle piogge torrenziali che interessarono tutta la zona in quella primavera, provocò un’onda che si abbatté sulla costa di Alleghe distruggendo la canonica, parte della chiesa ed alcune altre case risparmiate dalla formazione del lago.  Le campane della Chiesa finirono in fondo al lago e il campanile fu completamente distrutto dall'acqua.

Alla fine del'800 cominciò a circolare la vicenda delle campane maledette. Si dice che durante i forti temporali si odano dei rintocchi di campana provenire dalle profondità del lago, come se l'onda sonora del tuono rimbalzasse sotto il lago in maniera talmente potente da far muovere anche i batacchi delle campane. Pare che questi rintocchi annuncino disgrazie e chi li sente, da lì a poco potrebbe anche morire. Si dice infatti che gli abitanti dell'Alleghe sommersa chiamino a sè, con i rintocchi del campanile fantasma, gli abitanti dell'Alleghe "viva". 

 

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giovedì 17 maggio 2018

Le 5 Foto Più Inspiegabili

Video

I 5 casi misteriosi più inquietanti



Nuova classifica di D. Thecnocaos. I 5 casi misteriosi più inquietanti. Per chi se lo chiedesse...nascondettero è una forma un po' arcaica, lo so, mi è scappato. Cinque storie incredibili ed inquietanti. Molte domande, nessuna risposta. Si parla di casi che hanno visto coinvolti esperti di ogni tipo, che però non sono mai riusciti ad ottenere una risposta esaustiva alle loro domande. Si va dal caso di Elisa Lam alla storia dell' Ourang Medan, la nave il cui equipaggio è misteriosamente morto, apparentemente senza motivo. D. Thecnocaos. Mistero e paranormale alla portata di tutti.

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venerdì 11 maggio 2018

Non esiste nessuna stanza segreta all’interno della tomba di Tutankhamon

Dopo lunghe ricerche, le autorità egiziane hanno decretato che all'interno della tomba di Tutankhamon non esiste nessuna stanza segreta, nella quale, secondo alcune teorie, vi era la tomba della regina Nefertiti


Il sarcofago d'oro del faraone Tutankhamon esposto nella sua camera funeraria nella Valle dei Re, vicino a Luxor, in Egitto. Afp photo / Khaled Desouki
Dopo lunghe ricerche, le autorità egiziane hanno decretato che, all’interno della tomba di Tutankhamon, non esiste nessuna stanza segreta.
Erano stati gli stessi funzionari a dichiarare precedentemente di essere “sicuri al 90 per cento” dell’esistenza una stanza nascosta dietro il muro della famosa tomba del “faraone bambino”, costruita 3mila anni fa.

Una teoria suggeriva che avrebbe potuto trattarsi della tomba della regina Nefertiti, secondo alcuni la madre proprio di Tutankhamon.
Una nuova ricerca, tuttavia, ha concluso che la stanza non c’è.

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Nefertiti: la tomba della regina d’Egitto non è nel sepolcro di Tutankhamon

martedì 8 maggio 2018

Nei castelli di sabbia i segreti di embrioni e tumori

Le cellule si comportano come i granelli

Dai castelli di sabbia alla formazione degli organi nell'embrione, fino al processo di guarigione delle ferite e al modo in cui le cellule tumorali invadono i tessuti circostanti: il passo e' piu' breve di quel che sembra visto che le cellule si comportano proprio come granelli in un castello di sabbia, aggregandosi in una forma rigida oppure scivolando le une sulle altre come sabbia versata da un secchiello. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Physics dalla Scuola di Salute Pubblica T.H. Chan di Harvard, apre ad una nuova comprensione di questi processi.

I ricercatori guidati da Lior Atia si sono concentrati su due diversi tipi di cellule, osservandole mentre maturano con il passare del tempo: quelle che rivestono internamente i polmoni nell'uomo, cresciute in laboratorio, e quelle degli embrioni viventi di moscerini della frutta. Dalle osservazioni e' emerso che le cellule cambiano forma in modo sistematico in entrambi i casi: proprio come i granelli di sabbia, interagiscono con le loro vicine per formare una "geometria disordinata" che passa da solida a fluida e viceversa. 

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sabato 28 aprile 2018

Blu notte - Misteri italiani: Pier Paolo Pasolini


"È il mistero di un uomo, ed è un mistero profondo, uno di quelli che toccano l'anima intera di una nazione": Lucarelli esordisce così per raccontare il mistero della morte di Pier Paolo Pasolini, l'intellettuale controverso ucciso brutalmente nella notte fra l'1 e il 2 novembre 1975. Dell'omicidio fu incolpato Pino Pelosi, che guidava l'auto di Pasolini da cui il poeta è stato travolto. Vengono intervistati il poeta Nico Naldini, il senatore Guido Calvi e Aldo Bravi, proprietario del ristorante "Il pommidoro" di cui Pasolini era un assiduo frequentatore.

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La biografia Pier Paolo Pasolini 



lunedì 16 aprile 2018

Storia di Tutankhamon: la vita, la morte e la maledizione





A cura di Elisabetta Graziani.
Scopri la storia di Tutankhamon, il faraone bambino diventato famoso per la sua tomba e la maledizione legata al suo ritrovamento



Storia di Tutankhamon: il suo regno

Tutankhamon nasce ad Amarna nel 1341 a.C. e viene ricordato dagli storici come il faraone bambino. Successore del faraone Ekhnaton, fu il dodicesimo sovrano della XVIII dinastia del Nuovo Regno egizio e governò dal 1333 a.C. al 1323 a.C.   
Il suo nome originale, Tutankhaton, che vuol dire «immagine vivente di Aton», si richiamava al culto di Aton, divinità solare dell'antico Egitto. Aton fu venerato con forza dal faraone Ekhnaton, che impose di adorare questo unico dio al posto delle tante divinità che l'Egitto aveva avuto sino ad allora.

Quando il giovane Tutankhaton divenne faraone ripristinò il culto di tutte le altre divinità egizie e in particolare di Amon, in modo da ottenere l'appoggio dei sacerdoti che lo veneravano, e cambiò il proprio nome in Tutankhamon, che significa «immagine vivente di Amon». 

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lunedì 9 aprile 2018

GLI ASTRONAUTI DELLA NASA DELLE MISSIONI APOLLO HANNO VISTO GLI UFO.

Presso l'Istituto di Biologia Acustica di Albany, Ohio, si sono svolti dei test con la “macchina della verità” sulle dichiarazioni di alcuni ex astronauti della NASA che presero parte alle missioni APOLLO, le missioni spaziali fatte per l’esplorazione della Luna. L'istituzione ha condotto "complesse analisi informatiche" delle registrazioni vocali di quattro astronauti della NASA: Buzz Aldrin e Al Worden che vivono ancora, e Gordon Cooper e Edgar Mitchell, già deceduti. I test si sono concentrati principalmente sul racconto di Aldrin, 88 anni, il secondo uomo sulla Luna, che sosteneva: "C'era qualcosa là fuori che era abbastanza vicino da essere osservato... una specie di L". Un oggetto a forma di "L" che lui e i suoi compagni astronauti dell'Apollo 11 presumibilmente videro mentre viaggiavano verso la Luna nel 1969. L’analisi dei modelli vocali di Buzz Aldrin ha rivelato che era "certo di aver visto un UFO”. I test hanno prodotto risultati analoghi analizzando i commenti verbali di Worden, che sosteneva di aver visto la vita aliena in un'intervista con Good Morning Britain e gli astronauti defunti Cooper e Mitchell, che hanno raccontato presunti avvistamenti UFO mentre erano ancora in vita. Buzz Aldrin presumibilmente ha visto il cosiddetto "oggetto a forma di L", che è stato individuato anche dal collega Michael Collins, altro membro dell'equipaggio di Apollo 11, pochi giorni dopo che gli astronauti avevano scartato la “S4B”, la terza fase del razzo che ha lanciato il loro veicolo spaziale verso la Luna. Gli astronauti al momento non erano sicuri se l'oggetto fosse semplicemente l'S4B, ma quando la NASA determinò che il razzo si trovava a circa 6.000 miglia nautiche dalla nave spaziale al momento dell'avvistamento, si concluse che l'oggetto a forma di L era completamente diverso, non identificato, un UFO.

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domenica 8 aprile 2018

Archeologia: l’affascinante mistero della Sfinge di Giza, la più grande statua monolitica del mondo

Sfinge, situata a sud-est della Grande Piramide, lungo la rampa che sale verso il tempio funerario di Chefren,  per via delle sua incredibili misure (è lunga 73 metri, larga 6 metri e raggiunge, nel suo punto più alto, un’altezza di 20 metri) è considerata la più grande statua monumentale al mondo, scolpita in un unico sperone di roccia, su cui furono aggiunti, sulla base, dei blocchi di pietra,  in occasione delle numerose ristrutturazioni a partire dalla XVIII  dinastia. La colossale statua, che fonde l’elemento zoomorfo (corpo leonino) con quello umano (testa umana), col corpo allungato, le zampe protese e un copricapo reale, è  il simbolo dei misteri archeologici per eccellenza, con i suoi occhi fissi all’orizzonte orientale, mentre scruta da tempo immemore il sole nascente ogni mattina, facendo breccia nell’immaginario di turisti e curiosi, storici e non. Il suo nome, che deriva dal greco antico e significa “strangolatrice”, evidenzia l’aspetto aggressivo e misterioso di questa costruzione. L’archeologia ufficiale fa corrispondere il volto della Sfinge a quello del faraone Chefren, in base a un’iscrizione trovata su una stele di granito posta fra le zampe anteriori della colossale statua…iscrizione che racconta del faraone Thutmose IV, cui apparve in sogno il Dio Sole Ra-Harakhte, che gli promise il regno se avesse liberato la Sfinge dalla sabbia che l’aveva ricoperta,  sin da quando la necropoli di Giza venne abbandonata. Così fece e, divenuto Re, fece scolpire la stele di granito, detta “Stele del sogno” per commemorare l’evento: essa raffigura due leoni sopra due templi, uno di spalle all’altro, uno rivolto ad est ed uno ad ovest.
 
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mercoledì 4 aprile 2018

Un maxi canyon si è aperto in Africa, il continente si spacca in due

Doglioni (Ingv), fra milioni di anni potrebbe nascere un oceano

Un gigantesco canyon si è aperto per effetto delle alluvioni nel sud-ovest del Kenya ed è la prova che il continente africano si sta spaccando in due. Il fenomeno è la conseguenza del lento movimento in atto da decine di milioni di anni, che sta portando al distacco della placca africana da quella somala, e che nei prossimi 20-30 milioni di anni potrebbe generare un nuovo oceano. Lo conferma Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

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venerdì 30 marzo 2018

Maria Maddalena: la storia vera (?) dietro il film di Garth Davis

Maria Maddalena, a cui Garth Davis dedica la sua ultima fatica cinematografica, è un personaggio controverso della storia del Cristianesimo. Ecco alcuni dettagli della sua storia.


Apostola fra gli apostoli, primo essere umano in assoluto a testimoniare il miracolo della Resurrezione, Maria Maddalena è un personaggio fondamentale della religione cristiana. La sua fortuna nella cultura occidentale, tuttavia, ha attraversato momenti alterni, arrivando oggi all’uscita nelle sale dell’ambiziosa produzione hollywoodiana – Maria Maddalena, appunto – firmata da Garth Davis e interpretata da Rooney Mara e Joaquin Phoenix che si concentra unicamente sulla sua biografia. L’operazione di Davis manca di pregnanza e porta in sala un film compilativo, senza particolari slanci artistici, eppure, gli si riconosce il merito di insinuare nello spettatore l’idea che la Donna – di cui Maddalena diventa simbolo – sia stata depredata di un compito che Dio stesso le ha assegnato duemila anni fa: quello di diffondere la Sua Parola e di insegnare all’umanità la concordia, l’umiltà e la pace.

Parlare di storia vera quando abbiamo a che fare con racconti così densi di simboli e rimandi spirituali è un’operazione assai complessa, ma – pur non garantendo l’assoluta veridicità storica – si risalirà a un vero letterario, dove per letteratura intendiamo i testi base del Cristianesimo, i Vangeli.
Dan Brown nel suo Il codice Da Vinci ha attribuito alla Santa mirabolanti meriti, esaltandola come madre del figlio del Figlio di Dio e identificando il suo ventre con la sacra coppa del Graal, oggetto di leggendarie ricerche e di mitiche avventure: ma, al di là del mito e della letteratura contemporanea, chi era Maria di Magdala, la donna che si unì ai dodici apostoli di Gesù Cristo e abbandonò casa, famiglia ed affetti per seguire la sua missione spirituale?

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Chi era veramente Maria Maddalena?

 

Maria Maddalena - La vera storia (video)

 

giovedì 29 marzo 2018

Il trombettiere di Custer e la verità su Little Big Horn


 




Giovanni Martini e il Tenente W. Cooke
La vigilia di Natale del 1922, la neve riempì di sogni l’oscurità e le strade bianche di Brooklyn chiamarono a raccolta i ricordi. Dietro i vetri Giovanni aspettava con lo sguardo fermo, provando a domare un evento imbizzarritosi tanto tempo fa; arrivano, pensava, mò arrivano… In fondo sapeva che non dovevano essere molti, i ricordi; sarebbero potuti spuntare da un momento all’altro, magari tenendosi sottobraccio come quei tre che stanno attraversando adesso la strada e ridono di nulla, giusto per non morire di freddo.
Però, se così fosse, se davvero quei tre sbandati giù in strada rappresentassero in qualche modo la somma dei suoi ricordi, allora tra poco dovrebbe arrivare anche il pensiero grande, il ricordo vero.

Quello che non cessa di stringergli il cuore e da più di quarant’anni gli porta gente in casa, persone arroganti che gli chiedono sempre la stessa cosa: «Signor Martini ci dica com’è andata, ci racconti la verità; coraggio signor Martini, un’ultima volta, poi non la disturberemo più».

Un ritratto di Martini
Giovanni aveva sessantanove anni, era stanco di raccontare la verità, avrebbe preferito cucirsi la bocca; inoltre, la verità che gli veniva chiesta non era certo la stessa che sapeva lui, una pietra dura che col tempo era diventata l’unica cosa che c’è.
Ma quelli, i giornalisti, insistevano e lui, alla fine, doveva per forza rispondere: «La verità la conoscete meglio di me; avete studiato i fatti, avete letto i documenti, avete parlato con gente importante. Io che vi posso dire di più?». «Lo sa bene cosa può dire, signor Martini; sia gentile, ci faccia questo regalo, visto che domani è Natale: ci dica la verità». «Ricevuto l’ordine sono tornato indietro, ecco la verità». «Sì, signor Martini, lo sappiamo; ma prima di tornare non vide il comandante dirigere i suoi squadroni verso il guado? Questo ce lo deve dire, signor Martini, questo lei lo sa. E poi, qual era esattamente il messaggio?». «Me lo scrisse il tenente Cooke sopra un pezzo di carta, l’avete letto mille volte, l’ha letto tutto il mondo quel messaggio».

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martedì 27 marzo 2018

Majorana, 80 anni fa scompariva il più misterioso dei fisici

Scomparso senza lasciare traccia in una storia che non ha mai smesso di appassionare e che ha sollevato mille domande ancora aperte: 80 anni fa svaniva improvvisamente nel nulla il fisico Ettore Majorana, il più silenzioso e schivo dei Ragazzi di via Panisperna che ruotavano intorno a Enrico Fermi. Capace di trascorrere giorni interi immerso nei calcoli, chiuso nella sua stanza, Ettore Majorana è sparito senza lasciare traccia il 27 marzo 1938.  

Fuga o suicidio: sono state le ipotesi che da allora hanno cominciato ad alternarsi senza mai trovare risposta. La sera della sua scomparsa Majorana era partito da Napoli, dove gli era stata offerta una cattedra, con un piroscafo diretto a Palermo. Aveva annunciato la sua intenzione di sparire in una lettera al suo amico di Napoli, Antonio Carrelli, ritrattata l'indomani con un'altra lettera. Aveva anche scritto alla famiglia, raccomando: "ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero". Da allora in poi non ci sono state notizie.

Le indagini, scattate nei giorni successivi, non hanno portato a nulla e il suicidio è stata solo una delle innumerevoli ipotesi avanzate negli anni. Alcuni avevano pensato a una fuga in Germania, altri in Argentina sulla base di testimonianze lo avrebbero segnalato a Buenos Aires, altri lo avevano segnalato in Venezuela fra il 1955 e il 1959, tanto che su questa base la Procura di Roma aveva riaperto il caso nel 2011, subito archiviato


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lunedì 26 marzo 2018

Inquietante e affascinante: filmato per la prima volta il “diavolo del mare”

Il primo video girato a oltre 800 metri sotto il livello del mare del misterioso abitante delle profondità marine - di E.B. /CorriereTv
Il “diavolo del mare”, il cui nome scientifico è “Caulophryne jordani” (in inglese “Fanfin seadevil” o “Fanfin angler”) vive nelle zone più profonde e recondite degli oceani, fino 1500 metri. Si hanno pochissime informazioni sul suo comportamento e su come vive. Per la prima volta questo pesce è stato filmato da vivo. A riprendere il “diavolo del mare”, a 800 metri di profondità a sud dell'isola di São Jorge, nelle Azzorre, è stata la coppia tedesca, Kirsten e Joachim Jakobsen (moglie e marito), della Fondazione Rebikoff-Niggeler. Nelle foto e nel video dei due esploratori sottomarini si vede un esemplare femmina incinta. Ha un piccolo organo luminoso e i raggi delle pinne, estremamente lunghi, formano una rete di antenne sensoriali. 
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venerdì 23 marzo 2018

In Israele c’è una verdissima collina in mezzo al deserto. Ma da vicino non crederete ai vostri occhi


Noemi Penna
Una collina verde. E' questo che può sembrare ad un primo sguardo. Peccato che quella che vedete in questa foto non sia erba ma vetro. O meglio, una discarica di vetro. Avete letto bene. Si tratta di un enorme cumulo di bottiglie rotte, pronte per essere riciclate dallo stabilimento Phenicia Glass Works della città di Yeruham.  

Questa è l'unica fabbrica di contenitori in vetro in Israele. Produce un milione di bottiglie al giorno per i giganti del settore, da Coca Cola a Heineken, così come per le aziende vinicole israeliane e le compagnie petrolifere. Ma di tutti questi contenitori, circa 300 mila escono dai forni con dei difetti.

Tutti gli scarti vanno quindi a creare delle «colline» alte 15 metri e larghe 70 metri, come un campo da calcio. Ironia della sorte, il verde del vetro le fa sembrare ricoperte d'erba. Un paesaggio suggestivo, soprattutto perché si trova al ridosso del deserto.

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lunedì 19 marzo 2018

Il giallo dei dischetti di plastica trovati sulle spiagge del litorale tirrenico


Da Capri fino alle coste della Toscana. Tutto il litorale tirrenico è invaso da centinaia di dischetti di plastica forati, simili a filtri, di cui è sconosciuta la provenienza. A lanciare l'ennesimo allarme in fatto di ambiente è l'associazione Clean Sea Life, un progetto co-finanziato dall'Unione Europea e nato con l'obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico sulla quantità di rifiuti presenti in mare e sulle spiagge.


Scrive Repubblica:
Le segnalazioni sono iniziate il 20 febbraio: quei dischetti, spinti dalle correnti, sono stati dapprima rinvenuti a Ischia, dove un cittadino, Claudio Ciriminna, ha iniziato a raccoglierli ripulendo gli arenili. Poi, spiega Eleonora de Sabata, attivista di Clean Sea Life, quei rifiuti di plastica hanno proseguito la loro corsa verso nord, invadendo il litorale domitio e il basso Lazio, dove le segnalazioni in queste ore sono numerosissime, fino a toccare persino la Toscana (dove i dischetti sono stati recuperati alla spiaggia della Feniglia).
Non è dato sapere di cosa si tratti, ma l'associazione assicura: "Stiamo lavorando con gli oceanografi per cercare di risalire al punto di origine dello sversamento - scrive l'organizzazione sulla propria pagina facebook -.

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giovedì 15 marzo 2018

Aldo Moro, Paolo VI e il mistero dei 10 miliardi di lire per il riscatto

Chi portò a Castel Gandolfo tutti quei soldi? E, soprattutto, dove finirono?

Castelgandolfo, residenza pontificia, 6 maggio 1978. Aldo Moro è prigioniero delle Brigate Rosse da oltre 50 giorni e Papa Paolo VI ne parla con monsignor Cesare Curioni, responsabile dei cappellani carcerari, il quale aveva attivato molteplici contatti per arrivare alla liberazione dell'ostaggio.

Al colloquio assiste anche mons. Fabio Fabbri, segretario di don Curioni. D'improvviso il Papa, nel suo studio, si avvicina ad una consolle coperta con un panno di ciniglia azzurra e solleva un lembo: compare una montagna di soldi, mazzette di dollari, con fascette di una banca ebraica, del valore di circa dieci miliardi di lire, messi a disposizione per il riscatto. Ma tre giorni dopo, il 9 maggio, il corpo senza vita di Moro viene ritrovato in via Caetani, nel centro di Roma. Il fatto è riportato sia in atti giudiziari, sia in atti parlamentari ed è stato ribadito due anni fa davanti alla commissione Moro dallo stesso mons. Fabbri. Ma da dove provenivano tutti quei soldi? E, rimasti inutilizzati, che fine fecero? Nessuno lo sa. Don Curioni è morto nel 1996 senza che quel mistero fosse svelato, mons. Fabbri ha detto di non saperlo, e autorevoli fonti vaticane, recentemente interpellate, hanno ribadito di ignorare chi 40 anni fa procurò quella provvista e dove finì quel fiume di denaro.

La vicenda di quei soldi si lega direttamente a due foto di Moro ostaggio delle Br e al ruolo di don Curioni che - secondo il racconto del suo segretario mons. Fabbri - investito direttamente da Paolo VI dopo il sequestro del presidente della Dc, nel tentativo di arrivare alla liberazione dell'ostaggio, aveva attivato numerosi canali sia con i brigatisti in carcere, sia con un misterioso interlocutore che incontrava nella metropolitana di Napoli e in alcune città del nord Italia. Peraltro, durante una telefonata notturna, Paolo VI - sempre secondo il racconto di mons. Fabbri alla commissione Moro - lesse proprio a don Curioni, che suggerì qualche correzione, la celebre lettera "agli uomini delle Brigate Rosse", che ha la data del 21 aprile 1978, con la quale il Papa invitava a rilasciare Moro "senza condizioni". Attraverso i suoi canali, don Curioni ricevette le due foto di Moro prigioniero, che furono mostrate al Papa. Paolo VI sostenne che la prima non provava che il presidente della Dc era in vita, mentre la seconda - con il presidente della Dc che mostrava la prima pagina del quotidiano la Repubblica - fu ritenuta indiscutibile: Moro era vivo.

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Purgatori ricorda Moro e la povertà intellettuale dei brigatisti

venerdì 9 marzo 2018

Identificati i resti della leggendaria pilota Amelia Earhart

Erano stati trovati su una remota isola dell'Oceano Pacifico 

 

Appartengono ad Amelia Earhart i resti trovati nel 1940 su una remota isola dell'Oceano Pacifico, la leggendaria pilota americana era scomparsa nel 1937 proprio mentre volava sopra il Pacifico. Lo ha stabilito una nuova analisi pubblicata sulla rivista Forensic Anthropology e condotta da Richard Jantz, del Centro di Antropologia Forense all'Università del Tennessee, che ha riesaminato le misurazioni fatte nel 1940: all'epoca i resti erano stati attribuiti ad un uomo.

Il film 'Amelia' - SCHEDA CINEMA


Jantz ha usato il programma informatico Fordisc per stabilire sesso, età e statura partendo da misurazioni dei resti ossei: le analisi hanno rivelato che la somiglianza con Amelia Earhart era maggiore rispetto al 99% di individui in un largo campione di riferimento.

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domenica 4 marzo 2018

Perù, mistero sulle Ande: si apre una voragine lunga due chilometri

Una frana lunga circa due chilometri ha aperto il terreno a Cusco, città delle Ande peruviane. La frattura ha danneggiato una sessantina di abitazioni e ha costretto i residenti all'evacuazione dalle case pericolanti. "Qui c'è una frequente attività sismica, ma i sismografi non hanno registrato un terremoto significativo che possa aver creato questa faglia", ha affermato un geologo. "Dobbiamo capire - continua -  come si è formata, perché potrebbe rappresentare una seria minaccia per gli abitanti di questa zona".

Video

venerdì 23 febbraio 2018

Nikola Tesla, chi era: le invenzioni, la scienza, gli affari

L’ha interpretato David Bowie, al cinema. Suo il nome sulle supercar elettriche di Elon Musk. Ha ispirato romanzi e film. Storia del genio dei lampi e della corrente alternata, che fu anche un incredibile businessman 

Digitando il termine Tesla su Google Search il primo link che rimanda a Nikola arriva a metà della sesta pagina, ed è l’unico presente tra i primi cento indirizzi web proposti dal motore di ricerca. La quasi totalità delle risposte riguarda la Tesla di Elon Musk (scenario prevedibile per questioni di Seo), mentre più sorprendente appaiono le citazioni che trattano la rock band Tesla, che come l’azienda dedita alle auto elettriche ha scelto un nome per omaggiare uno dei più grandi inventori della storia.

L’ingegnere elettrico austro-ungarico poi naturalizzato statunitense è tornato alla ribalta nei giorni scorsi per un film che ripercorrerà la sua storia. A impersonare Tesla sarà Ethan Hawke, che allungherà l’elenco di chi ha già vestito i panni del signore che lo stato di New York celebra ogni 10 luglio (giorno della sua nascita) con il “Nikola Tesla day“. La pellicola diretta da Michael Almereyda, progetto in fase di sviluppo che sarà presentato all’European Film Market a Berlin, arriva dopo “The Current War” e “The Prestige“, con nell’ordine Nicholas Hoult e David Bowie a interpretare lo scienziato.

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mercoledì 14 febbraio 2018

UNA PASSEGGIATA TRA LE MURA MEGALITICHE DI ALATRI


Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Si dice sia nata da un raggio di sole e che la sua costruzione rispecchi la costellazione dei Gemelli. Definita dalla tradizione come la città dei Ciclopi, si pensa che sia stata edificata da un popolo di giganti, legato in qualche modo al dio Saturno. Alatri è un paese dagli albori misteriosi e confusi con il mito, ma di certo custodisce un’ Acropoli tra le più suggestive del Lazio.

Il paese conserva mura megalitiche ancora perfettamente conservate. Ha una delle più imponenti cinta murarie di epoca preromana che circonda completamente il perimetro dell’Acropoli. Ad essa vi si accede attraverso due porte: la Porta Maggiore e la Porta Minore.
La magnificenza della Porta Maggiore vi conquisterà, ha un architrave ciclopica di oltre 5 metri di lunghezza . Da qui avete due possibilità: salire le scale, attraversare la porta e accedere alla civita, oppure proseguire la passeggiata da fuori per ammirare ancora le mura. Continuando a camminare sul lato sud orientale troverete  un’ incredibile parete megalitica – il Pizzo Pizzale – che sfiora i 17 metri.

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giovedì 8 febbraio 2018

La morte della pornostar Olivia Lua diventa un caso


Genova - Olivia Lua è morta e le analisi mediche confermeranno, quasi certamente, quale sia stata la causa della sua fine a 23 anni: un mix letale di pillole e alcol. Era una delle pornostar più note della sua casa di produzione LA Direct Models, con la quale aveva firmato il contratto l’anno scorso. Poi però subito lo stop per i problemi con la bottiglia, l’assenza dal set, la scelta di una clinica di riabilitazione.

Fine della storia? Tutt’altro. Perché Olivia è la quinta pornostar la cui vita si è spenta negli ultimi tre mesi, in un succedersi di eventi luttuosi che oscillano tra il giallo e la spiegazione più semplice: un cocktail micidiale di depressione e di sostanze per provare a ottunderla. Subito prima di lei era toccato a un’altra Olivia, in questo caso Nova, conosciuta come Alexis Rose Forte, soltanto 20 anni, trovata in un appartamento di Las Vegas il 7 gennaio. I test non hanno ancora offerto una risposta, ma anche per lei si sospetta l’overdose di farmaci. Prima di lei Yurizan Beltran, 31 anni, morta per una sospetta overdose. August Ames, 23 anni, si è suicidata. Il caso di Shyla Stylez, 35 anni, è un mistero. 

Gli interrogativi che stanno scuotendo la porno Valley della California sono alimentati dai tempi strettissimi in cui le tragedie si sono consumate. È vero: nella storia dei film a luci rosse ci sono stati suicidi eccellenti, come quello di Shannon Michelle Wilsey in arte Savannah, che si sparò un colpo di pistola nel 1994 temendo di esser rimasta sfigurata dopo un incidente. O morti ambientate in un contestato segnato da antidepressivi e antidolorifici come quella di Marilyn Chambers nel 2009.

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A quanto pare, Monna Lisa aveva problemi di salute

Secondo una nuova ipotesi la Gioconda, uno dei ritratti più iconici della storia, avrebbe avuto problemi di salute. Ecco perché Una ...